Curatore: P. Italia
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 11 maggio 2011
Pagine: 241 p., Brossura
  • EAN: 9788845925849
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
"Fra questi racconti alcuni portano in scena poltrone, divani, armadi e altri mobili, in ispecie di personaggi sensibili, parlanti e operanti". Così scrive Savinio, ed è la più efficace presentazione di questo libro, frutto maturo della sua migliore vena narrativa, lussureggiare di immagini in acrobatico equilibrio tra realtà e allucinazione. Così, nella "Pianessa", la signorina Fufù, "vecchia zitella dal nomignolo a vapore e stantuffi", dopo essersi fatta sedurre dall'"occasione stupenda" di "un pianoforte a coda e lungo come una balena, basso sulle zampe tarchiate e tozze", ne avverte la virile presenza con profondo turbamento, salvo poi trovarsi di fronte a una clamorosa agnizione. In "Casa della stupidità" una statua di marmo che sostiene il balcone di un palazzo decide di "andarsene", ben contenta di provocare in tal modo il crollo dell'edificio, giacché tra quelle mura alligna la "stupidità a tutti i piani, in tutte le camere, nei corridoi, nei ripostigli, dalla cantina al solaio". In "Bago" Ismene trova comprensione e protezione nel vecchio armadio che l'ha vista nascere e con il quale ogni giorno si confida, "seduta accanto al battente socchiuso, come per ascoltare i battiti di quel cuore tenebroso ma profondamente buono"...

€ 10,20

€ 12,00

Risparmi € 1,80 (15%)

Venduto e spedito da IBS

10 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Ludwig

    22/09/2018 17:49:32

    Veramente una bella raccolta di racconti particolari e surreali che analizzano però l'animo umano, le turbe della psiche e la connessione con la società. Pur essendo racconti scritti durante la seconda guerra mondiale risultano molto moderni nelle tematiche e, secondo me, anche nello stile molto ingarbugliato e che rende forse la lettura complessa ma allo stesso tempo la arricchisce eliminando spesso punti di riferimento e non seguendo una sequenza cronologica degli eventi. Questi racconti sviluppano il surrealismo letterario in modo esemplare. L'inventiva di Savinio è incredibile e lascia spesso a bocca aperta. Ma a stupirmi ancor di più è stato il fatto che quasi tutti questi racconti hanno una forte presa sul reale e sul sociale. Con la fantasia a far da intermediazione questi racconti criticano e raccontano la realtà contemporanea a Savinio e i malcostumi dell'essere umano. Un capolavoro!

  • User Icon

    alida airaghi

    04/02/2013 09:41:46

    Di questo volume pubblicato nel 1946, Giorgio Vecchietti scrisse che si trattava di un libro "al tritolo", intendendo probabilmente che al di là del timbro svagato e dell'ironia lieve che caratterizza tutti e tredici i racconti, e li può far percepire dal lettore come un innocuo divertissement letterario, si cela una pungente intenzione dissacratoria e la serissima volontà di scardinare il fariseismo della morale borghese contemporanea. Nella prefazione, quasi a voler giustificare i contenuti e le forme delle novelle, poco obbedienti ai dettami del neorealismo allora imperante, Savinio scriveva: "Il surrealismo, come molti miei scritti e molte mie pitture stanno a testimoniare, non si contenta di rappresentare l'informe e di esprimere l'incosciente, ma vuole dare forma all'informe e coscienza all'incosciente. Mi sono spiegato? Nel surrealismo mio si cela una volontà formativa e, perché non dirlo? una specie di apostolico fine". Racconti surreali, quindi, istrioneschi, magici, di una comicità quasi stizzita: e sempre adombranti un umanissimo sberleffo, un tacito rimprovero, un richiamo anche severo a un'eticità e a un'onestà non di facciata. Gli oggetti parlano, in questo libro, rivelano tradimenti, bugie, fissazioni; e si muovono, partoriscono, si trasformano. Sono la cattiva coscienza dei loro proprietari: sempre più sinceri di loro, e stanchi della loro ipocrisia, della loro falsità. Il giudizio dell'autore trapela a volte esplicito ("Che strana cosa la famiglia! Che casuale riunione di estranei!"), ma più spesso si insinua vendicativo e sarcastico, per esempio, nella scelta dei nomi dei protagonisti: un Candido Bove commendatore cornuto, un Dazio che paga pegno all'infelicità, un Eonio che non può invecchiare, un Leone codardo, una rigida fidanzata Chiappadoro, un'attempata vergine dal vaporoso nomignolo Fufù...E su ogni cosa e su ogni persona il sorriso amaro e insieme indulgente di Savinio.

Scrivi una recensione