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Katherine Mansfield

Editore: Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 1978
Pagine: 2 voll., XXI-455 p. , Brossura
  • EAN: 9788845902420

I Agli inizi del secolo una giovanissima neozelandese, Katherine Mansfield, ancora un po' sperduta in Inghilterra, e provvista solo di «quel tragico ottimismo che troppo spesso è l'unica ricchezza della gioventù» cominciò a scrivere storie comuni di donne (e di uomini) comuni – continuando febbrilmente sino alla morte, che l'avrebbe raggiunta, trentaquattrenne, nel 1923.
Letti con l'occhio di oggi, i racconti della Mansfield ci appaiono come una di quelle grandi e inesauribili scoperte che in pochi anni mutarono la fisionomia della letteratura: come il primo Joyce, i romanzi di D.H. Lawrence, la scrittura della Woolf – tre scrittori con cui la Mansfield fu in rapporto, oscillando fra l'ammirazione e l'ostilità. Condivideva con loro la testarda volontà di porre un'esigenza assoluta alla letteratura, ma ancor più di loro la Mansfield era esposta alle correnti infide, alle maligne unghiate della vita, che continuava ad apparirle «sotto le spoglie di una cenciaiola da film americano». E forse proprio per questo la Mansfield ha saputo far parlare nei suoi racconti, più di ogni altro scrittore moderno, la precarietà: come spasimo, fitta, angoscia fulminea, e insieme come meraviglia, ingiustificata estasi, pura percezione. La psicologia qui non ha bisogno di essere dichiarata, ma è assorbita nell'immagine guizzante, nella pulsazione dell'attimo. E la felicità improvvisa, come l'infelicità sorda, sparse in ogni momento e in ogni vita, rare volte ci sono venute incontro con tale intensità, eppure sottovoce, come in queste pagine della Mansfield, «grande abbastanza da dire quello che tutti sentiamo e non diciamo».
La presente edizione, divisa in due parti, è la prima completa dei racconti di Katherine Mansfield.

Recensioni dei clienti

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    Valentina

    01/12/2012 17.16.33

    Si tratta di piccole storie, apparentemente insignificanti, che testimoniano come dei brevissimi flash lo stile di vita e il rapporto tra le classi sociali di una Nuova Zelanda di fine Ottocento. In tutte le storie c'è lo scontro tra due mondi: la frivolezza e l'etichetta dei ceti più abbienti contro i problemi, più reali, delle classi disagiate. Non sempre le persone abbienti trattano male o disprezzano gli uomini comuni, alcune volte provano curiosità o pietà verso la loro miseria, ma c'è come un muro invisibile e insormontabile che riesce sempre a tenere lontane queste due realtà che pure sono vicine.

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    flex

    13/09/2011 18.33.03

    Vedo che non è facile, o non da tutti, cogliere la semplice grandezza di questi racconti, sostanziati da una visione dolente dei rapporti umani, tra i sessi e tra i ceti, in famiglia e in città, ma sempre il tutto raccontato attraverso un'attenzione acuta al particolare, mai insignificante, a volte deviante a non starci attenti, tanto è leggero il tratto. La Mansfield non è solo paragonabile a Cechov, ma è sempre almeno all'altezza di Cechov.

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    Claudia

    27/09/2009 13.45.02

    Semplicemente perfetta.

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    Roberto

    07/06/2007 17.58.57

    Niente di eccezionale. Il primo libro (felicità) è senz'altro superiore e più spontaneo del secondo.

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