Tutti i racconti. Vol. 2: I racconti di guerra.

Ambrose Bierce

Traduttore: S. Brambilla
Editore: Fanucci
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 gennaio 2006
Pagine: 238 p., Brossura
  • EAN: 9788834711484
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Descrizione
Con "I racconti di guerra" prosegue la pubblicazione integrale dei racconti di Ambrose Bierce. Attingendo alle sue esperienze personali di cronista e attendente di campo durante la Guerra Civile americana, Bierce le rielabora in chiave fantastica, confermandosi autentico maestro del grottesco, raffinato e nerissimo umorista. Grazie a un uso spregiudicato della lingua e a una grande sottigliezza nell'analisi psicologica, costruisce un affresco nel quale la guerra, come del resto il pregiudizio, la corruzione e i molti altri disordini che pervadono la società, diviene quasi un'estensione logica dell'egoismo, dell'individualismo e della stupidità umana.

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Recensioni dei clienti

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    Freedom

    04/04/2018 09:55:12

    A. Bierce è uno scrittore importantissimo della letteratura Statunitense, quasi del tutto ignorato dall'editoria Italiana. Se si vuole avere una idea approfondita della sua opera dobbiamo rivolgerci ai fumetti!!!! Questa raccolta (unica)completa manca della prima parte (introvabile) che , per me è la più interessante. Voto medio non all'autore, ma alla scarsa attenzione per la sua opera.

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    sandro landonio

    31/08/2010 08:53:37

    Nel 1860 Bierce entrò volontario diciottenne nell’esercito unionista all’inizio della Guerra Civile, partecipò a varie battaglie fino ad essere ferito nel 1864. Quattro anni di campagne in una fase così formativa della sua vita sono riflessi in un descrizione pragmatica della guerra, che rende convincenti anche le possibilità inverosimili come quella dell’ abbandono del fratello sotto le macerie, del suicidio del capitano Parrol Hartroy o lo humour nero di Parker Adderson. Un uomo che ha visto l’orrore della guerra, questo l’Ambrose Bierce di “Soldati”. Le immagini del sanguinolento esercito in ritirata da Chickamauga, le pallottole rallentate dall’ impatto con l’acqua nell’ Owl Creek, il capitano Graffenried che si suicida in attesa del nemico e tanti altri particolari, che aldilà delle note biografiche, ci spingono a credere che di alcuni fatti raccontati siano stati presi, almeno parzialmente o come spunto, dalla realtà. L’affinità a Poe nel genere è giustificata, ma l’approccio di Bierce è profondamente diverso: Poe è anche un poeta ed è molto più complesso nella struttura del periodo e nello studio psicologico, in lui la morte, il male sono le fonti d’orrore, la sensazione invece è che per Bierce, un giornalista di professione, l’orrore è insito nella vita stessa, la guerra semplicemente aumenta le nostre possibilità di rendercene conto. In conclusione Bierce è Bierce e basta, anche se gli horror-movies di oggi credo debbano molto al modo che ha lui di presentare i fatti, forse anche che le radici americane di questo genere cinematografico si comprendono meglio dopo la lettura dei suoi racconti.

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Ambrose Bierce (1842-1914) è un autore capitale della letteratura americana tra Otto e Novecento; Fanucci mette ora opportunamente ordine in una produzione basata soprattutto su racconti brevi e brevissimi spesso destinati originariamente alle pagine dei giornali. Nel 2005 sono usciti I racconti dell'orrore (trad. dall'inglese di Sara Brambilla postfaz. di Ugo Rubeo pp. 395 € 17) ora i Racconti di guerra in attesa di entrare nella dimensione dell'assurdo dove si trovano alcuni dei suoi risultati maggiori (ad esempio nel micidiale Il club dei parenticidi).

Nella prima selezione spicca una trama unica ossessivo leitmotiv: quella dell'invasione di uno spazio da parte di minacciose presenze in titoli programmatici come Lo straniero o Testimone di un'impiccagione. D'altra parte basta un giocattolo di pezza a forma di serpente che fa capolino sotto il letto di una stanza sontuosa a fare scattare la tragedia in un racconto celebre L'uomo e il serpente appunto destinato anche a un brillante adattamento televisivo.

La reputazione di queste opere è stata spesso collegata a un uso sistematico del cinismo a un generale rifiuto di accettazione degli obblighi della socialità dissolti nell'acido di un'osservazione spietata. Le opere belliche sfatano questa leggenda e allo stesso tempo la fondano; Bierce si era infatti arruolato nel 9º volontari dell'Indiana lavorando in primo luogo come ingegnere topografico ma combatté in numerose battaglie fino al ferimento alla testa a Kennesaw Mountain. La guerra è l'evento fondamentale della sua vita un teatro del delirio e della demenza che contagia ogni percezione; come in quello che resta forse il capolavoro dello scrittore: Chikamauga. In quelle scarne pagine che fanno parere Carver in preda a un eccesso di verbosità un bambino sordomuto vive un assurdo sogno di gloria. Seguendo il suo “retaggio di dominio” si mette alla testa di una colonna di feriti sfregiati squartati che si trovano a seguire nei loro movimenti impacciati questo capo paradossale. Alla fine dell'itinerario l'istinto guerriero si scontra con la presa di coscienza del disastro: la visione della casa in fiamme che blocca ogni movimento nella fissità di un frame tragico.

Quello che interessa a Bierce magistrale in questa dimensione è far saltare la retorica di comunicazioni vacue svuotare di senso le belle parole della propaganda raccontando l'esistenza di coloro che con una formula icastica nel Colpo di grazia definisce come “umili e antieroici prometei”. Mostra quindi la debolezza di un corpo che sembra eterno e che invece svela una sorprendente tendenza a disfarsi a decomporsi a mutare drasticamente di forma e sostanza. Le pagine belliche sono in primo luogo proprio questo: il diario della trasformazione di esseri che credono nella saldezza dell'esistere e che sempre troppo presto si trasformano in cadaveri-clown in impiccati che sognano la libertà romanzesca di una fuga a nuoto in ruderi dell'umanità difficilmente riconoscibili anche da se stessi come nel tremendo Un'identità ritrovata che ruota intorno a un'amnesia superata molti anni dopo la fine della guerra. Il sarcasmo è senz'altro la nota dominante dello scrittore ma non è mai disgiunto dalla pìetas da uno sguardo che annulla ogni differenza tra esseri umani riducendoli a macchine biologiche mentre il tempo “posa sopra la sua mano distruttrice”.

Bierce scelse un destino conseguente alla sua opera: morì nella confusione del Messico rivoluzionario e non a caso il suo itinerario biografico ha suscitato numerosi contributi mitografici come nel romanzo Old Gringo di Carlos Fuentes (1985) con il personaggio poi incarnato sullo schermo da Gregory Peck nello squinternato film omonimo. Forse l'omaggio più sentito e conseguente è però quello proposto nel prequel dello scatenato From dusk till dawn di Rodriguez dove lo scrittore vampiro riottoso e sarcastico continua ad andare avanti e indietro sul confine messicano sigillando adeguatamente l'immagine di un destino nomade.


Luca Scarlini