Tutto è possibile

Elizabeth Strout

Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 5 settembre 2017
Pagine: 216 p., Rilegato
  • EAN: 9788806229696
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Descrizione
La vita può lasciare senza fiato. Tutta quanta la vita, non solo quella di chi se n'è andato, come Lucy Barton, lasciandosi ogni cosa alle spalle. Anche la vita di chi è rimasto, la vita piccola e ordinaria della provincia americana, pur brulicante di emozioni impetuose sotto la cappa dell'immobilità

«In questo libro perfetto e ricercato, dolore e guarigione coesistono in uno stato di perpetua dipendenza, come fratelli in lotta» - The Wall Street Journal

«Tutto è possibile è un romanzo splendido e profondo. Il sogno di essere compresi, forse il più umano di tutti i desideri, è la sostanza che unisce le sue storie» - The Guardian

La vita di Pete Barton, ad esempio, un bambino di mezza età, eterno custode e prigioniero nella casa di famiglia. O le vite deragliate delle «Principessine Nicely», nomignolo ormai grottesco per promesse giovanili non mantenute. Riprendere quelle vite dopo molto tempo, conoscerle e riconoscerle, dà la stessa lancinante felicità di ogni ritorno a casa. Ad Amgash, Illinois, le vetrine dell'unica libreria ospitano l'ultima fatica di una concittadina, Lucy Barton, partita molti anni prima alla volta della sfavillante New York e mai piú ritornata. E non vi è abitante del paese che non voglia accaparrarsene una copia. Perché quel libro, un memoir a quanto pare, racconta senza reticenze la storia di miseria e riscatto di una di loro, e insieme racconta la storia di tutti loro, quelli che sono rimasti fra le distese di mais e di soia del minuscolo centro del Midwest, con il suo carico di vergogna e desiderio, di gentilezza e rancore. A Patty Nicely la lettura di quelle memorie regala una dolcezza segreta, come avesse «un pezzo di caramella gialla appiccicata in fondo alla bocca». Patty, da bambina tanto graziosa da meritare, insieme alle sorelle, l'appellativo di «Principessina Nicely», è oggi una vecchia e grassa vedova, ancora tormentata dalla vergogna di un antico scandalo familiare e zimbello dei ragazzini della zona. Eppure lei, dal libro di Lucy Barton, si sente finalmente capita. Livida e aggressiva appare invece la reazione di Vicky, sorella maggiore di Lucy, quando, con il fratello Pete, invecchiato in solitudine senza mai davvero crescere, i tre si ritrovano nella casa di famiglia per la prima volta dopo diciassette anni. Vicky, rimasta al palo delle occasioni mancate, non perdona alla sorella scrittrice di aver tagliato i ponti con un passato insopportabile, di avercela fatta, e le parole che i tre fratelli si scambiano sono coltelli che affondano nella carne viva dei loro ricordi di bambini. Eppure Vicky si è presentata all'incontro con un commovente velo di rossetto sulle labbra, e Pete, nel disperato tentativo di rendere la casa casa, ha comprato un tappeto nuovo. Certo, le cicatrici sono quasi piú della carne, per i personaggi di questi racconti, queste storie-capitolo di un'unica biografia collettiva, in dialogo serrato fra loro e con il romanzo che li ha preceduti, Mi chiamo Lucy Barton ; certo, «siamo tutti quanti un casino, e anche se ce la mettiamo tutta, amiamo in modo imperfetto». Ma se ci si può rinnamorare ben oltre i settant'anni su un lungomare italiano, come capita a Mississippi Mary; se si può trovare sollievo dal dolore indicibile dell'esistenza in un momento di assoluta condivisione nella stanza anonima di un bed and breakfast, come capita a Charlie Macauley; se si può scovare un amico, un amico vero, nel retro di un teatrino amatoriale, proprio alla fine di ogni cosa, come capita a Abel Blaine, allora tutto, ma proprio tutto, è possibile.

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Recensioni dei clienti

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    ylenia

    23/09/2018 09:27:31

    Questo è uno dei rari casi in cui il seguito di un romanzo è ancora più bello di quello che lo ha preceduto. In "Mi chiamo Lucy Barton" leggevamo di un complesso e tormentato rapporto madre-figlia, venivano citate continuamente persone che vivevano nel paesino di Amgash, luogo d'origine di Lucy. In questo libro, i personaggi menzionati nel precedente prendono vita propria, come in una specie di "Antologia di Spoon River" dei vivi, ma non per questo meno sconfitti dalla vita. Si percepisce chiaramente l'influenza di Edgar Lee Masters nell'opera di Elizabeth Strout, ms anche dei grandi romanzieri americani come Faulkner. Ogni personaggio in questo libro è un perdente, dalle sorelle soprannominate "Principessine Nicely" imprigionate in rapporti di coppia malati, a Charlie Mc Cauley, innamorato di una prostituta, per arrivare ai fratelli Barton che si ritrovano insieme a Lucy dopo moltissimi anni e compiono un doloroso viaggio indietro nel tempo, alla loro infanzia di bambini abusati psicologicamente dai genitori. Non c'è gioia in questo libro, se non da parte dell'anziana madre di Angelina, ma è il personaggio che si è lasciato tutto alle spalle - Amgash, la famiglia, la sua vita - per seguire in Italia un uomo più giovane di vent'anni. L'amore coniugale non esiste, l'unico caso menzionato è quello di un matrimonio mai consumato, il sesso ha una parte importante nella narrazione, ma mai come slancio vitale, come manifestazione d'amore di una coppia, bensì come perversione, umiliazione, abitudine. È un libro tremendamente amaro quello che ci consegna l''autrice, straziante, non vi è redenzione, le colpe dei padri ricadono sui figli come macigni che annientano le loro vite. Insignita del Premio Pulitzer, Elizabeth Strout si dimostra una grande scrittrice in questo indimenticabile libro, acquisto che consiglio vivamente, è un capolavoro.

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    Cristiano

    21/07/2018 12:33:33

    Tante vite di una provincia americana raccontate in modo estremamente intimo. Tuttavia non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo la scrittura della Strout e la struttura del romanzo

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    Aledifra

    08/07/2018 14:47:13

    Mi sono fatta convincere dalle ottime recensioni ma purtroppo ho trovato questo romanzo estremamentee noioso.L'ho terminato con grande fatica.

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    marica

    21/05/2018 11:34:23

    Una scrittura raffinata e capace di scandagliare gli aspetti più intimi dell'animo umano. Le vite dei personaggi si intrecciano nei vari racconti, vite che sembrano apparentemente insignificanti ma che l'autrice riesce a raccontare con grande maestria. Consiglio di leggerlo dopo Il mio nome è Lucy Barton.

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    pat

    18/05/2018 20:35:30

    Un bel romanzo con molti personaggi che sanno toccare i sentimenti del lettore. Presente e passato si intrecciano senza tuttavia creare confusione, come a volte accade. Ho comunque preferito "Mi chiamo Lucy Barton" . Più essenziale, più diretto.

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    luciano

    30/04/2018 13:25:06

    Amagash è una piccola cittadina dell'Illinois, con intorno campi di mais e di soia, che si stendono a perdita d'occhio, sotto un vertiginoso cielo azzurro. L'autrice racconta le storie dei suoi abitanti, e in queste si riflettono quelle di tanta gente comune. Amagash diventa così un microcosmo dove si rappresentano vicende in cui ognuno di noi può sentirsi coinvolto come attore. La scrittrice scruta l'anima dei suoi abitanti ed è come se scrutasse l'anima di tutti noi, i nostri pensieri più reconditi, le nostre nostalgie. E così vediamo sfilare ciò che accomuna l'umanità: speranze, gioie, solitudine, meschinità, i lati oscuri dell'anima, la malinconia per il tempo che è fuggito, la povertà, i dolori indicibile, la grandezza dell'amicizia...E ciò che accade agli abitanti di Amagash è possibile che sia già accaduto a noi, e se non lo è stato è possibile che possa accadere anche a noi. A tutti noi. Si può cogliere in questo romanzo della Strout un'affinità con un altro bel romanzo, "I primi viaggi di Andy Catlet" di Wendell Berry

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    Alessandra

    08/04/2018 17:54:36

    Vite grame in un paese della provincia americana dove talvolta - "tutto è possibile" - qualcosa di bello e buono accade ancora. Però in me alla fine è prevalsa l'amarezza. Mi è piaciuto come scrive.

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    Miriam C.

    28/12/2017 16:22:23

    Romanzo ambientato nella sventurata provincia americana tra campi di mais e di soia. Ogni capitolo racconta le vicende di un personaggio poi tra di loro quasi tutte collegate. La scrittrice parte da questi protagonisti infelici, fastidiosi, tormentati nello loro storie comuni e piano piano ce li fa comprendere, ci fa entrare in empatia con loro. E' un libro che si legge volendo anche abbastanza in fretta perché ha solo poco più di 200 pagine: io l'ho letto lentamente per poter metabolizzare al meglio ogni singolo racconto. Il mio capitolo preferito è stato "mulini a vento" con le vicende di Patty Nicely grassa vedova derisa dai bambini e tormentata dal passato. Lettura consigliata per gli spunti di riflessione, con una scrittura asciutta e senza fronzoli.

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    LEOPOLDO ROMAN

    20/12/2017 20:26:21

    Il giorno in cui comprenderemo che la vita nelle campagne del Midwest è affascinante soltanto nei romanzi di chi la racconta, sarà sempre troppo tardi per rinnegare il mito della provincia americana. Anche i personaggi protagonisti di questi racconti, marginalmente collegati fra loro, per dar l’impressione del romanzo, sono, appunto, di un altro continente. Soli, freddi, isolati, strambi, patetici, psicologicamente instabili. Non mi riesce di amarli. Certo che Elisabeth Strout li descrive magistralmente, ma le storie che ci sono dietro sono abbastanza banali e scontate.

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    Carol

    13/11/2017 17:08:06

    In questo libro l'autrice riprende la struttura già adottata per Olive Kitteridge, con capitoli autoconclusivi i cui personaggi sono tutti in qualche modo collegati fra loro e soprattutto a Lucy Barton, la protagonista del precedente libro della Strout. Ne viene fuori un collage di storie che si intrecciano, fatte di incontri e abbandoni, abusi e gesti generosi, sbagli e riabilitazioni. Tutti i personaggi hanno un passato con cui fare i conti, un passato ingombrante di cui non sono riusciti a liberarsi, ma a tutti alla fine viene concessa una seconda chance, che sia quella per riscattarsi o semplicemente quella per avere un briciolo di felicità alla fine della propria vita. Scrittura e analisi psicologica perfette, storie mai banali. Consigliato.

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    edy calvetti

    20/10/2017 09:10:55

    la storia normale di persone normali, vale a dire l'inespresso straordinario di ognuno. Anche il nostro.

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    Marygio

    17/10/2017 16:28:53

    Un capolavoro. Tutto quello che occorreva dire sui legami tra le persone tra amori e abusi.raffinato e potente.

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    Donata

    15/10/2017 14:15:37

    Bellissimo,semplicemente bellissimo. Quando finisco un libro di questa scrittrice penso sempre :" Accidenti,ma quanto è brava!" Riesce a delineare figure di uomini e donne che pur nella difficoltà della vita trovano un riscatto e alla fine veramente puoi dire che tutto è possibile

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    Fede

    10/10/2017 11:45:29

    Trovo sempre degli spunti di riflessione nei libri della Strout. Un’indagine psicologica che non da scampo ma è pronta ad assolvere nel momento in cui tutte le carte sono messe in tavola e la volontà di cercare risposte sincera. Insomma per tutti c’è una seconda possibilità ma bisogna guadagnarsela. Buona lettura

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    Enza

    19/09/2017 12:31:16

    Grande Strout! Non delude mai, non è mai banale e scontata. Assolutamente da leggere.

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Tutto è possibile, nel posto in cui lo sembra meno

Nella bandella di questo libro ci sono quattro parole che sembrava cercassero proprio i miei pensieri di questi giorni: vergogna e desiderio, gentilezza e rancore. Si presentano così, a coppie, con un lieve ma percepibile chiasmo: i sentimenti più belli allinterno, quelli meno belli allesterno. Un chiasmo come fosse una piccola fortezza, è la mia sensazione.

Queste parole stanno definendo il Midwest, in particolare la storia di tutti loro, quelli che sono rimasti fra le distese di mais e di soia del minuscolo centro del Midwest [Amgash], con il suo carico di vergogna e desiderio, gentilezza e rancore. Il Midwest, in questo caso, è lIllinois, uno stato piatto e diffusamente conservatore (Chicago è un altro mondo) dove ogni paesino sembra diventare quella piccola fortezza dei sentimenti che sulla pagina ha la forma di un chiasmo. Quattro pareti esterne (la gentilezza, il rancore, la vergogna e il desiderio), uno sconfinato soffitto di cielo sopra e un enorme pavimento di grano sotto.

Anni fa, di ritorno da un mio lungo soggiorno nellIllinois centrale, scrissi un reportage proprio su uno dei sentimenti di quel chiasmo: la gentilezza. Alla base del mio scritto cera uno sconcerto: come potevano essere così gentili i modi di quegli stessi personaggi (persone reali, ospiti, genitori, giocatori di golf) in cui albergavano e fiorivano pensieri tanto violenti e intolleranti verso il resto del mondo? Tanto violenti e intolleranti anche verso la sottoscritta? Non trovai una risposta allora, in quel reportage, né lho trovata di recente dopo la lettura di questo libro. Sono anni che continuo a chiedermi: com’è possibile?

Eppure ho capito delle cose. Ho capito almeno una cosa per ogni personaggio che popola questo romanzo. Ho rivisto in ognuno di quei nomi e in ognuna di quelle storie almeno un episodio che tanti anni fa mi portò allo sconcerto e, lo confesso, a una buona dose di fascinazione. Il paesino immaginario di Amgash è come il romanzo che abbiamo tra le mani: potrebbe chiamarsi con un nome reale (Rantoul, Charleston, Danville, Petersburg o Monticello) e raccontare cosa succede ai loro abitanti reali, la sua funzione resterebbe quella di accogliere le vite che apparentemente non capiamo e avvicinarle. Esistono dei posti chiusi e minimi, nel mondo, in cui ogni giorno di cose ne accadono poche, ma queste poche hanno tutte a che fare con una fortezza dei sentimenti in cui a un certo punto si insinua la voglia di libertà. La voglia di evadere. Nelle forme meno consuete e più tortuose.

Lultimo romanzo di Elizabeth Strout è un piccolo compendio di storie collegate le une alle altre dalle relazioni che i diversi personaggi intessono tra loro. Ogni storia è concentrata su uno degli abitanti di Amgash ed è una combinazione diversa di quei quattro elementi quando, appunto, cercano e incontrano forme proprie di libertà. Il Midwest e lIllinois sono zone in cui lAmerica proclama più forte il proprio attaccamento ai valori puritani e conservatori: spesso, uscire dalla fortezza provoca dolore o psicosi o, ancora peggio, violenza e autocommiserazione. A volte è la guerra che porta fuori dalla fortezza, e allora rientrarci diventa la più dolorosa delle consolazioni; o è un incendio che cambia gli equilibri di quello che fino ad allora si riteneva certo; o, ancora, è lamore quello più stravagante e insolito a forzare una volta per tutte la porta e a obbligare a una fuga il più lontano possibile. Le storie di Pete, Vicky, Patty, Abel, Dottie; i segreti e il destino di Charlie Macauley, il più memorabile, tra tutti; persino il racconto di Linda e suo marito, quello più noir e inquietante della raccolta; tutte le storie di questo libro ci portano a un passo da una risposta che non afferreremo mai in pieno perché la sua essenza è quella di contenerle tutte.

Tutto è possibile. Anche qui, forse soprattutto qui, nel posto in cui lo sembra meno.

Recensione di 
Marta Ciccolari Micaldi