Uccellino del paradiso

Joyce Carol Oates

Traduttore: G. Costigliola
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 489 p., Brossura
  • EAN: 9788804615507
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    rosanna

    08/08/2015 11:43:18

    Estenuante.La Oates scrive bene ma ripete le cose fino alla disperazione.Il romanzo poteva essere molto più breve e ne avrebbe guadagnato in incisività e scorrevolezza.Non ricordo quante volte parlando della donna morta ha descritto i"suoi capelli biondo fragola" e "le sue braccia lattuginose"e poi lo stesso episodio raccontato dai vari personaggi con dovizia di particolari e ripetizioni insopportabili. Per non parlare dei salti temporali che disorientano e non fanno capire bene a che punto della storia ci si trova.. Però è bravissima nel descrivere un certo tipo di società americana che imposta tutto sull'apparenza,i vizi dei ragazzi cosiddetti bene che si drogano,bevono e e ne combinano di tutti i colori,orge e crimini compresi,nel far vivere al lettore la discesa agli inferi di questo povero padre,fedifrago ma non assassino,distrutto dal sospetto e dalla vendetta cieca della moglie.Ci sono pagine indimenticabili in cui sembra di essere insieme a Eddy e alla sua disperazione. Un romanzo che non lascia indifferenti,duro,anche nel linguaggio,che consiglio a chi ama le atmosfere cupe dei drammoni americani.

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    Carol

    11/07/2015 23:09:09

    Indubbiamente un'autrice capace come pochi di scavare nell'animo umano, nella società americana contemporanea, sopratutto nella gente di provincia e ai margini, e allo stesso tempo in grado di cambiare registro e situazioni da un libro all'altro. Qui però, la storia raccontata dai diversi protagonisti della vicenda e dagli stessi più volte ripresa in vari momenti della loro vita, finisce per diventare ripetitiva. Le cose sono dette e ridette allo stesso modo a distanza di una ventina di pagine. Ho avuto la sensazione che la Oates l'abbia tirata troppo per le lunghe, difetto che avevo già riscontrato in altre sue opere, ma che in questo libro rende la lettura esasperante.

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    Giuseppe Russo

    07/08/2012 08:15:36

    Joyce Carol Oates ha creato, in quasi mezzo secolo di scrittura, una sorta di 51° Stato degli USA, di cui il lettore abituale delle sue opere già conosce bene l'umanità, le dinamiche, gli attriti, le luci e le ombre, eppure ancora si stupisce per la grandiosa capacità dell'autrice di perlustrare vie laterali o sobborghi ancora poco esplorati. «Little Bird of Heaven» è ambientato a Sparta (NY), che già aveva ospitato i personaggi di «Una famiglia americana» e quelli di «La figlia dello straniero», eppure non è esattamente la stessa città di quei romanzi, né la popolazione è rimasta immutata. Gli aneliti che spingono Zoe Kruller in un baratro dal quale dipenderà lo sfascio della sua famiglia sono il rovescio letale della medaglia del quarto d'ora di celebrità ipotizzato da Warhol come disponibile per tutti nella società postmoderna. Ed è proprio l'impossibilità di Zoe a comprendere i motivi per cui il successo (anzi la popolarità, che non è esattamente la stessa cosa) non arriva, a determinare il corso degli eventi. La città è troppo piccola per i suoi aneliti, che sono proiettati nei cieli alti della country music (il titolo del romanzo è quello di una vecchia canzone bluegrass) ma la città davvero grande, New York, sarà fatale per ragioni opposte. A margine, chi cerca di capire cosa sia successo per davvero a questa donna esaurisce vanamente le sue forze, poiché la sola catarsi possibile è retrospettiva: bisogna capire CHI sia stata Zoe, non cosa le sia successo. La soggettività postmoderna ha ormai ospitalità fissa nel nord dello stato di New York, da dove la Oates cerca di farci capire chi o cosa stiamo diventando.

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    Giuseppe Russo

    21/07/2012 17:01:37

    Ormai la Oates ha creato, in quasi mezzo secolo di scrittura, una sorta di 51° Stato degli USA, di cui il lettore abituale delle sue opere già conosce bene l'umanità, le dinamiche, gli attriti, le luci e le ombre, eppure ancora si stupisce per la grandiosa capacità dell'autrice di perlustrare vie laterali o sobborghi ancora poco esplorati. «Little Bird of Heaven» è ambientato a Sparta (NY), che già aveva ospitato i personaggi di «Una famiglia americana» e quelli di «La figlia dello straniero», eppure non è esattamente la stessa città di quei romanzi, né la popolazione è rimasta immutata. Gli aneliti che spingono Zoe Kruller in un baratro dal quale dipenderà lo sfascio della sua famiglia sono il rovescio letale della medaglia del quarto d'ora di celebrità ipotizzato da Warhol come obbligatorio nella società postmoderna. Ed è proprio l'impossibilità di Zoe a comprendere i motivi per cui il successo (anzi la popolarità, che non è esattamente la stessa cosa) non arriva, a determinare il corso degli eventi. La città è troppo piccola per i suoi aneliti, che sono proiettati nei cieli alti della country music (il titolo del romanzo è quello di una vecchia canzone bluegrass) ma la città davvero grande, New York, sarà fatale per ragioni opposte. A margine, chi cerca di capire cosa sia successo per davvero a questa donna esaurisce vanamente le sue forze, poiché la sola catarsi possibile è retrospettiva: bisogna capire CHI sia stata Zoe, non cosa le sia successo. La soggettività postmoderna ha ormai ospitalità fissa nel nord dello stato di New York, da dove la Oates cerca di farci capire, appunto, chi o cosa stiamo diventando.

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    silvia martini

    04/02/2012 17:55:56

    un altro romanzo intenso e bellissimo della oates! non è ai livelli di "sorella, mio unico amore" ma è assolutamente da leggere!

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    mary

    11/07/2011 21:35:03

    Una delusione!!! Un libro lento, macchinoso che non decolla tranne che un po' nella terza ed ultima parte.L'ho letto con molta difficoltà, con fatica solo per vedere come andava a finire. Così la lettura non è un piacere, ma un supplizio...

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    Loris

    22/06/2011 11:20:27

    Romanzo intenso e doloroso. La morte violenta di una donna fa implodere due famiglie e condiziona in modo drammatico la vita di due adolescenti. La voce della Oates funziona soprattutto quando e' modulata su quella di Krista, lacerata dall'allontanamento e dalla perdita del padre. A lei tocca tirare le fila della vicenda ad anni di distanza, cedendo in un primo tempo alla passione, salvo affrrancarsene allorche' capisce che non evolvera' mai in un amore saldo e rispettoso dell'altro. Gli uomini del romanzo ripropongono sempre lo stesso modello: hanno un carico di frustrazioni che si traduce in rabbia pronta ad esplodere in modo violento, seguono l'istinto sessuale e faticano ad esprimere i loro sentimenti, li negano per non mostrarsi deboli. Qua e la' si rischia di scivolare nel convenzionale e nella ripetizione. Nel complesso pero' la scrittura della Oates tiene e convince.

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    lucrezias

    23/03/2011 21:13:21

    Non mi è piaciuto gran che ho letto libri del generis molto più appassionanti,bellissima la copertina.

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    Mila

    10/03/2011 10:41:00

    Che bello. Da fan di JCO sono entusiasta di questo romanzo, che trovo tra i suoi migliori. Ti fa entrare nell'intimità della giovane protagonista e nel mondo, devastato ma in qualche modo poetico, che la circonda.

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