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Uccidere il padre - Amélie Nothomb - copertina

Uccidere il padre

Amélie Nothomb

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Traduttore: M. Capuani
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 23 febbraio 2012
Pagine: 91 p., Brossura
  • EAN: 9788862431088
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Uccidere il padre

Amélie Nothomb

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Gaia la libraia

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Un'ambientazione quasi western fa da sfondo allo strano caso di Joe Whip, 15 anni: non sa chi sia suo padre e la sola cosa che gli dà soddisfazione è fare trucchi di magia. Quando sua madre lo mette alla porta, vaga per i bar di Reno intrattenendo i clienti con giochi di prestigio. Norman Terence, il più abile mago della zona, lo accoglie da subito in casa sua e Joe sembra trovare in lui un padre oltre che un mentore. Riuscirà l'allievo a superare il maestro? Un romanzo in forma di partita di poker sentimentale...
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    sara

    22/09/2018 21:03:49

    Questa è stata la prima opera che ho letto della geniale Amélie Nothomb, l'opera che ha innescato in me il desiderio di recuperare altre sue opere. Il titolo racchiude ciò che ci aspetta, un tradimento, un vero e proprio attentato verso la vita del padre, perchè è questo a cui Joe, pagina dopo pagina, ci prepara. Il ragazzino viene cacciato di casa dalla madre e viene preso sotto l'ala di quello che diverrà non solo il suo maestro nei trucchi di magia, ma suo padre. E lui intraprenderà un rapporto di tipo edipico con il suo mentore che sfocerà in qualcosa di inatteso e crudele.

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    cristina

    20/08/2016 18:21:31

    Non sembra affatto scritto dalla mia cara Amélie; siamo proprio sicuri che sia suo? Mi ha ricordato un po' Baricco, incluso il colpo di scena finale (bello), ma senza lo stile letterario di Baricco. Insomma una storia del tutto nuova e un'ambientazione altrettanto nuova per la Nothomb. Il romanzo è scorrevole ma gli manca la scintilla, il lampo di genialità.

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    ander

    27/12/2013 20:12:29

    in una parola...patetico!

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    Michael Moretta

    12/11/2013 16:28:48

    Il libro racconta la storia di un ragazzo appassionato di magia che viene cacciato di casa da sua madre. Vive dei suoi trucchi nei bar di Reno, in Nevada, finché un misterioso uomo lo nota e lo manda ad imparare l'arte della magia dal miglior mago della regione. Il ragazzo si lega al suo maestro ed alla compagna di questa. Dai quindici anni fino ai diciotto vive con loro finché non decide di andarsene e si fa mandare al Bellagio di Las Vegas, dove diventa croupier nella sala più esclusiva. Qui viene scoperto a barare, processato ed assolto. Ricomincia allora la sua vita da mago. In tutto questa vicenda, che può sembrare banale, cambiano continuamente i rapporto tra il ragazzo ed il suo maestro/padre. Il titolo del libro richiama il desiderio innato degli adolescenti di attentare alla vita del proprio padre, ed anche il ragazzo della storia non ne è immune.  Un altro piccolo gioiello della Nothomb, scritto in maniera meravigliosa, essenziale ma assolutamente completo nel farci capire il carattere di tutti i personaggi che compongono la storia. Il suo stile ironico ed al tempo stesso intenso ed aggressivo lo ritroviamo anche qui. Un libro piacevolissimo, semplice ma imprevedibile, profondo e duro, che scava a fondo nella psicologia di adolescenti ed adulti.

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    marcella

    30/07/2012 00:20:00

    Carino, ma uno dei peggiori della Nothomb. La trama è interessante, ma non sembra scritto da lei.

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    morris

    05/06/2012 19:56:53

    Banale, scontato fin dal titolo. Il primo libro che leggo di questa scrittrice. Spero di ricredermi.

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    Lady Libro

    24/05/2012 14:41:45

    Amelie Nothomb pubblica libri dal 1992, per la precisione uno all'anno. Siamo nel 2012 e questo è il suo ventesimo romanzo. E si vede. Anzi no, non si vede per niente. Sembra quasi che sia stato scritto da un'altra persona e che al tempo stesso l'autrice abbia perso un po'del suo smalto. In "Uccidere il padre" non c'è quella splendida ironia, quel pungente e comico sarcasmo che mi hanno fatto innamorare di questa donna geniale. La storia c'è, ma non è ben sviluppata e i personaggi, non tutti ben caratterizzati, non conquistano. Inoltre tutte le premesse per una svolta migliore si dissolvono come fumo. Sono appena novantuno pagine, eppure il forte senso di nulla e di vuoto contribuisce enormemente a renderlo tedioso. Fortunatamente si riconosce la Nothomb nel finale che mi ha piacevolmente colpito e sorpreso, assicurandomi che il libro non è opera di un ghostwriter (e motivo per cui gli ho dato due stelle anzichè una). Comunque "Uccidere il padre" è da considerare un romanzo di formazione (riuscito in parte) di un protagonista che dalla fanciullezza e una parziale ingenuità diventa un adulto freddo, spietato e calcolatore. Questo forse potrebbe spiegare questo improvviso cambio di stile. So perfettamente che a tutti capitani degli scivoloni nella vita e personale e professionale, e che ho iniziato da poco a leggere quest'autrice e, anche se non nutrivo grandi aspettative per questo libro, mi sono fidata ugualmente della mia amata Amelie. Ma non mi sarei mai aspettata una delusione così grande. Non posso farci niente, non sono riuscita a "sentire" la Nothomb dei libri degli anni '90. Concludo dicendo così ai neofiti nothombiani: concentratevi sui primi libri che ha scritto e lasciate questo per ultimo. Vedrete che gran differenza!

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    francesco v

    12/03/2012 10:23:20

    Massimo dei voti per una chicca da non perdere

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    alida airaghi

    06/03/2012 14:12:08

    E' lecito esprimere una riserva sulla grandezza letteraria di Amélie Nothomb? E' concesso commentare severamente, senza scadere nell'ingiuria o nella stroncatura immotivata, questo suo ultimo, ventesimo (20!) romanzo? Perché il lettore si trova davvero sconcertato di fronte a tanta banalità di scrittura e superficialità di contenuto, quali sono quelli espressi in quest'opera narrativa. Opera senz'altro attenta alle richieste del mercato librario, e quindi astutamente ricca di tutti quegli ingredienti che possono solleticare il gusto di un pubblico piuttosto ingenuo: droga, sesso, magia, truffe, soldi, tradimenti, famiglie disturbate: ma senza un reale approfondimento di temi e caratteri, che vengono trattati in uno stile piuttosto sciatto, con cadute di gusto decisamente grossolane: "Un'esultanza virile gli circolava nel sangue..", "La violenza di quella menade strappò all'assemblea borborigmi di godimento..", "Una luna piena circondata da una nuvola della dimensione di un kleenex diffondeva una luce da direttore della fotografia di enorme talento...". Anche i dialoghi risultano fittizi e rabberciati: "-Sei un bugiardo.Non ti credo.- - Lo giuro su quello che ho di più sacro.- - E cos'hai di più sacro, tu?- - Te!-" Insomma: un po' poco, formalmente e contenutisticamente.

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“Di certi rampolli si dice che si capisce da chi hanno preso. Può capitare che il processo si inverta e che un padre cominci ad assomigliare al figlio: Norman era diventato pazzo.”

Joe Wip ha quindici anni e da quando è stato buttato fuori di casa vive in un albergo. La passione per la magia è l’unico antidoto per sfuggire alla solitudine cui è costretto da una madre immatura e bugiarda. A salvarlo Norman Terence: il mago più bravo di tutta Reno accetta di insegnargli i trucchi del mestiere e lo prende con sé. Joe è felice, ha la famiglia che non ha mai avuto, eppure qualcosa lo turba. Cosa? L’attrazione che prova per Christina (la compagna di Norman) e il sentimento di amore-odio verso il padre adottivo.
Desiderare la madre e voler uccidere il padre: il complesso edipico di ogni figlio maschio. Fin qui nulla di strano salvo che la donna desiderata è un’altra e il padre odiato non quello biologico: è il grado zero del nuovo romanzo di Amélie Nothomb. Ma le provocazioni della scrittrice belga non si fermano qui: il complesso edipico viene completamente rovesciato al punto da invertire i termini della persecuzione: sarà infatti l’adulto a inseguire il figlio e a cercare a ogni costo la legittimazione del suo ruolo di padre.
Nel suo ventesimo romanzo l’autrice affronta la delicata questione del rapporto genitori-figli, il legame ancestrale alla base di tutte le relazioni interpersonali; e tuttavia occorre leggere il libro fino alla fine per capire i reali moventi della storia, per rendersi conto di chi ha davvero bluffato e del trucco magistrale perpetrato ai danni dei sentimenti: è solo percorrendo gli spazi e i tempi della scrittura – i quindici anni che intercorrono fra il 1995 e il 2010 – che si compie il passaggio al livello di lettura successivo e si colgono le reali intenzioni di chi scrive.
“Vivere vuol dire rifiutare” si poteva leggere in uno dei passaggi di Metafisica dei tubi. A dieci anni di distanza Uccidere il padre ripropone il tema della costruzione identitaria, ma è cambiata l’ontologia: non più il rifiuto come scelta è centrale bensì l’essere rifiutato (o l’essere scelto) come atto imposto o subito. Viene da chiedersi se questa nuova metafisica rispecchi una trasformazione più ampia che investe non solo il romanzo di Nothomb ma l’intera società.
Lo stile icastico, le frasi brevi e lapidarie, la sua pungente ironia riescono a tenere alta la suspence, a mantenere desta l’attenzione del lettore fino al colpo di scena finale che lo lascerà a bocca aperta, straniato di fronte alle imprevedibili derive della vita ma anche desideroso di riflessione.

A cura di Wuz.it

  • Amélie Nothomb Cover

    Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l'infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo. Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un'esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell'Académie... Approfondisci
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