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Mario Rigoni Stern

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 106 p. , Brossura
  • EAN: 9788806196479
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Recensioni dei clienti

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    luca bidoli

    17/04/2015 11.27.47

    L'ho riletto, forse per la terza volta in poco tempo, per la terza volta, credo. E l'impressione che ne traggo è sempre acuta, forte. Belle, intense e intime, queste pagine sono il frutto di un autore- di un uomo- che, avvicinandosi al tempo in cui ci si prepara per il proprio congedo dal mondo, si può dare una sorta di resoconto-viatico, che si contraddistingue per precisione assoluta, chiarezza di visione, lucidità sobria e purezza. Una vita, quello che conta realmente, con i morti sempre presenti e vivi nella tua memoria, con i pochi vivi con i quali il rapporto si mantiene nella sua assoluta necessità esistenziale, un dialogo con i molti sè stesso con i quali si sono attraversate pagine reali, anche dolorose, ma che il tempo restituisce e affida alla loro necessità più autentica. Un dialogo, un bilancio, umano e sentimentale, con il rigore di chi ha visto tanto, ha amato e compreso i silenzi degli uomini e degli animali, i sentieri nella neve, il canto del cuculo che ancora dà gioia, conforto. il cuore è ancora coraggioso: da leggere e rileggere, nella sua dimensione storica e temporale, con passaggi dedicati alle guerre e follie del Novecento che, a volte, valgono più di ponderosi trattati, dove si spiegano le cose, sempre meno gli uomini. Perché la vera dimensione e comprensione storica si ottiene da alcuni uomini, non da tutti: da coloro che erano lì, ragazzi o poco più, pedine nelle mani dei "grandi destini", che la sofferenza e il disincanto ha trasformato in esseri autenticamente umani.

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    fulvia

    30/08/2010 14.02.27

    Rigoni Stern racconta da par suo la Guerra, dall'arruolamento volontario a 17 anni nell'accademia di Aosta nelgli alpini sciatori del battaglione Cervino, all'Albania, alla Russia, al ritorno, senza sbavature, senza compiacimenti letterari, con prosa efficace, schietta, essenziale e poetica al tempo stesso, che ricorda luoghi, avvenimenti e persone con l'occhio di chi non si sente mai fuori dal contesto, ma che resta partecipe in ogni istante. Intenerisce la fiducia del giovane alpino della Tridentina dinanzi alle parole, profetiche, dello zio Toni che saluta a Milano prima di partire, era nato e cresciuto con il sottofondo della retorica fascista, dare la vita per la Patria sembrava normale, al di fuori di ogni propaganda di partito. Uno spaccato di un mondo perduto per sempre, che si può conoscere davvero solo attraverso le parole di chi, come l'Autore, lo ha vissuto in prima persona senza giudicarlo mai.

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    zombie49

    19/01/2010 10.20.25

    La guerra del sergente M.Rigoni Stern: l’arruolamento a 17 anni negli alpini, soprattutto x avere la possibilità di fare il corso sciatori rocciatori in Valle d’Aosta; l’entusiasmo ingenuo e incosciente ai primi discorsi patriottici; la breve campagna di Francia sulle Alpi piemontesi nell’estate del ’40, più occasione di escursioni che di battaglie; la campagna di Grecia Albania dove il gelo uccise più delle pallottole e il primo brutale impatto con la realtà della guerra; poi l’inizio della campagna di Russia. Durante una licenza nell’estate del ’42 l’alpino Rigoni giocò quell’ultima partita a carte con un anziano zio, già immigrato in America, che in un’osteria piemontese disse profetiche parole: “noi facciamo 1000 mitragliatrici e gli americani 10000, noi affondiamo una nave e loro ne fanno 10. Loro hanno ragione e noi torto”. Cominciò così la presa di coscienza dell’autore durante la guerra in Russia, gli inutili massacri di civili e la disastrosa ritirata nella neve della steppa; poi le parole retoriche di un governo che aveva perso ogni credibilità e la prigionia in un campo di concentramento tedesco in Polonia. Diversamente dagli altri di M. Rigoni Stern questo libro non è una raccolta di ricordi sparsi ma un racconto compiuto di 6 anni che tanto hanno inciso nella vita dell’autore: i ricordi nitidi affiorano come pietre nella neve della memoria x lui e le generazioni future. Terminato nel 2002 è l’ultima testimonianza di chi ha vissuto l’immane tragedia della guerra da piccolo soldato che guarda alle cose semplici. Un testamento morale dell’autore ed una delle sue opere migliori.

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    Renzo Montagnoli

    15/10/2008 11.39.11

    Questo piccolo volume (sono 107 pagine) ha una sua precisa valenza, non solo nell’ambito della produzione letteraria di Mario Rigoni Stern, ma anche per comprendere che cosa effettivamente avvenne nella seconda guerra mondiale, quale doloroso e infinito calvario dovettero compiere gli italiani per le follie di un regime già morente ancor prima dello scoppio del conflitto. E’ la storia vista e scritta da chi l’ha vissuta, una testimonianza che nella narrazione prende corpo, partendo da singoli episodi, per giungere, grazie alle riflessioni equilibrate effettuate a distanza di tempo, a una visione globale di rara efficacia. E’ il lavoro di un umile, di un protagonista suo malgrado che cerca di capire, che vuole che non si dimentichi. Ci sono dei passi illuminanti, metafore migliori di qualsiasi trattato o saggio storico, come questo, un breve discorsetto durante il commiato dallo zio di Torino: “zio,-gli dissi,- vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già tutto finito. Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di tornare. Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo la partita. Loro, quelli cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi, noi le scartine. Le nostre figure erano già giocate.” Dai preparativi, con la vile aggressione alla Francia, alla campagna di Albania, a quella di Russia, alla dura prigionia nei lager tedeschi, è un susseguirsi di passi dolorosi, di un progressivo sordo rancore che s’impossessa dello scrittore, che comprende quanto il ventennio fosse stato solo un palcoscenico di menzogne, di false verità, e come l’onore e la patria, così frequenti nei discorsi fascisti, fossero parole buttate lì, tanto per riempire le orecchie di ignari cittadini, ora vittime di un inutile sacrificio. Da leggere, per riflettere, per diffidare di chi parla di grandezze, di chi si ciba di retorica, di chi ambisce a essere un uomo della provvidenza.

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    Lorenzo Cereser

    16/04/2006 20.44.44

    mi ha aperto gli occhi... credo che non possiamo permetterci di ignorare, o anche solo di sottovalutare, la portata dei drammatici eventi di quegli anni, e il modo in cui hanno sconvolto le vite di milioni di uomini. Il futuro si costruisce con la memoria.

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    giovanni

    15/06/2005 08.34.22

    un libro che ci parla di un passato ormai lontano e che dovremmo cercare di tenere vivo insegnandolo alle generazioni a venire. bravo mario.

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    LUCA

    06/09/2004 12.35.52

    OTTIMO, come tutti i Libri di STERN. Parole e pagine per non dimenticare un passato che purtroppo a causa di memomerie labibile sta cercando di ripresentarsi nel presente sotto altri nomi. Da leggere e far leggere ai giovani.

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    Ele88

    26/04/2004 15.03.02

    Un libro molto coinvolgente.Anche se non piace il genere di Stern questo libro è superlativo!

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    Silvi

    20/03/2004 22.31.23

    C’è un tempo per ogni libro, il mio tempo per leggere questo libro è venuto adesso. Adesso che ho appena finito di rileggere le parole scritte in un registro nero che il mio papà (che non c’è più da oltre trent’anni) si è riportato dalla prigionia avvenuta in un lager tedesco in prossimità di Norimberga, dove era un Internato Militare Italiano. Il registro è pieno di annotazioni diaristiche e di registrazioni di nomi di altri prigionieri, registrazioni di vestiario, di visite avvenute e di molte altre cose. Con alcuni brani di diario del mio papà e la testimonianza di un soldato conterraneo ancora vivente, che ha passato con lui i periodi di prigionia e il ritorno a casa, abbiamo costruito una serata di ricordi per il giorno della memoria del 27 gennaio ultimo scorso. In quella occasione mi sono documentata anche leggendo dei libri. “L’ultima partita a carte” di Mario Rigoni Stern è stato uno di questi. Dire che mi è piaciuto è dire poco. Ho trovato lo stesso spirito delle parole scritte dal mio papà. Potrei mettere in parallelo i grandi momenti che hanno scandito le loro vite in quel periodo. Il partire per la guerra con leggerezza e poi man mano acquistare consapevolezza di quello che ineluttabilmente stava succedendo: “Provai vergogna verso chi aveva profanato quell’intimità, ma anche di me, e uscii chiudendo la porta.” E poi ancora capire come persone fino a prima amiche potessero poi diventare nemiche in forza del fatto che qualcuno, in alto, decide che si è in guerra: “….la gente di qua aveva i pascoli al di là del Piccolo San Bernardo e la gente di là aveva i pascoli al di qua del Col de la Seigne…………Erano la stessa razza di vacche, lo stesso formaggio, lo stesso tipo di pascolo, le stesse stagioni, ma di un altro stato in guerra.” Di nuovo sia nel libro che nei diari di mio papà si legge lo stesso sbandamento l’8 settembre, la stessa fame nel lager, le stesse pressioni per aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini, il maturare, dopo queste esperienze dolorose, la stessa risposta di NON adesione. Pe

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    Mario

    10/01/2004 17.38.09

    L’ultimo libro di Mario Rigoni Stern si intitola “l’ultima partita a carte” ed è secondo me, come tutti gli altri libri, fondamentale per capire cosa avvenne durante la seconda guerra mondiale. Questo scritto parla più che altro della sua giovinezza, della voglia o della necessità che lui aveva di arruolarsi, fa capire come la disperazione porti un ragazzo che ha sempre abitato in montagna ad arruolarsi in marina senza neppur avere imparato a nuotare. Respinto dalla marina a Venezia si arruolò negli alpini, che certo si addicevano di più alle sue caratteristiche e poichè sapeva sciare molto bene entrò nella sezione sciatori. Racconta come l’amor di patria lo porti a combattere una guerra che alla fine porterà ad un dramma, cioè l’invasione della Russia sovietica. Ma soprattutto quello che colpisce di questo libro sono le settimane prima della partenza;come tutti i giovani alpini erano eccitati e desiderosi di adempire a ciò che la propaganda aveva insegnato. In un passo, mentre era con i suoi parenti alcuni giorni prima di partire, si trovò a confrontarsi con un suo zio che aveva combattuto la prima guerra mondiale. Egli fece capire quanto inutile fosse una guerra e quanto dolore e sofferenza porti in qualunque caso si compia. Credo che il succo del libro si possa riassumere in passo che io definire chiave: << zio,-gli dissi,- vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già tutto finito. Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di tornare. Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo la partita. Loro , quelli cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi, noi le scartine. Le nostre figure erano già giocate.>> Questo bellissimo passo fa capire come già a quel tempo si temeva una disfatta ad un annientamento delle truppe italiane come poi sciaguratamente successe. Consiglio a tutti questo libro perché fa capire come le guerre siano inutili e dal destino incerto. Ormai dovremmo aver capito che possono in

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    giorgio

    30/11/2003 13.22.05

    il compagnio delle mie solitudini.bello.

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    Massimo

    21/10/2003 21.53.51

    Vorrei veramente fare i miei personalissimi complimenti a Mario Stern. era la prima volta che leggevo un suo testo e mi ha lasciato del tutto sbalordito dalla capacità di unire la storia reale a quella personale (la scrittura) Complimenti!!!!!!!!!!! IL VERO VOTO E' 1000 / 5

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    tenzing norkhay

    19/01/2003 21.18.23

    Un bellissimo libretto, scritto da uno degli autori che amo di più. Un libro umile che narra di persone umili e grandissime: quanto bisogno c&#8217;è di persone così. Si parla di poveri ragazzi che vanno in guerra, e molti non torneranno più. Ci sono sapori antichi in questo libro, l&#8217;educazione, la schiettezza, il rispetto e l&#8217;onore, la povertà e la sincerità. La fame e la sofferenza. Storie semplici di cui non si sente quasi più parlare, storie fatalmente destinate ad essere dimenticate, quando autori come Rigoni non ci saranno più. Si legge tutto d&#8217;un fiato, e si vorrebbe che non finisse mai, questo libro che è da leggere davanti al camino di una baita, una sera d&#8217;inverno, mentre fuori nevica.

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    Tino Cobianchi

    16/01/2003 15.14.33

    Mario Rigoni Stern ha regalato alla letteratura italiana un&#8217;altra opera di valore. &#8220;L'ultima partita a carte&#8221; è il titolo del libro in cui l&#8217;autore de &#8220;Il sergente nella neve&#8221; ripercorre gli eventi più importanti della sua giovinezza, negli anni della Seconda guerra mondiale. Lo scrittore narra la propria vicenda personale, piena di ricordi, testimonianze ed umanità, alternando pagine biografiche, bollettini di guerra, proclami, diari ed echi di stampa. Nel susseguirsi dei fatti il lettore, attraverso la testimonianza diretta dell&#8217;autore, s&#8217;imbatte nei principali eventi della nostra storia recente. Il risultato, dal punto di vista letterario, è &#8220;un distillato prezioso in cui in ogni pagina la biografia si fonde con la storia collettiva, per poi disperdersi in rivoli di storie individuali&#8221;. I fatti narrati da Mario Rigoni Stern vanno dal 1938 al 1943 e si possono ordinare in tre ambiti: personali, sociali e militari. Le vicende personali sono accompagnate spesso da ilarità: come il goffo tentativo di entrare in marina per amore di una ragazza veneziana; la gioia di assistere a Venezia e quasi per caso, ad una rappresentazione teatrale con il grande Cesco Baseggio; l&#8217;arruolamento volontario nel corpo degli alpini, mostrando tutto l&#8217;orgoglio di quella scelta di vita; l&#8217;inizio, nel giugno del 1940, della sua attività di scrittore, appuntando sotto una tenda da campo i primi ricordi dai quali, anni dopo, nasceranno i suoi libri di successo. Toccanti sono altri due episodi: l&#8217;ultimo Natale di pace (quello del 1939) trascorso a casa assieme alla famiglia cantando le canzoni della sua terra (&#8220;dovettero passare altri sei anni prima che ci trovassimo ancora così&#8221;); la vita di caserma dove, tra le pause delle esercitazioni, &#8220;leggeva i poeti del Trecento, e sulle vette, con la punta della piccozza, scriveva il nome di una ragazza di Venezia&#8221;. Mario Rigoni Stern menziona lo stupore di fronte all&#8217;emanazione del

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    Rorato Tiziano

    01/12/2002 09.20.11

    Stern riesce a modulare la sua esperienza biografica nel più ampio quadro di anni severi. Lo fa in punta di penna, con il garbo della nostalgia che rispetta soprattutto se stessa; poche pagine di un autore che attendo sempre con impazienza.

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    giovanni

    17/11/2002 14.48.38

    Mi aspettavo il solito Mario... ma si è saputo riscoprire. Veloce ma profondo, preciso e conciso, da leggere tutto d'un fiato. Un piccolo testamento preziosissimo per le generazioni future!

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