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Paul Collier

Traduttore: L. Cespa
Editore: Laterza
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: XV-254 p. , Brossura
  • EAN: 9788842090748

Recensioni dei clienti

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    Tullio Pascoli

    24/06/2016 23.42.50

    Pedagogica lettura che spiega in maniera eloquente le ragioni dell'esistenza delle ultime sacche di povertà e di sottosviluppo e come il mondo è migliorato e continua a migliorare per i quattro quinti dell'umanità, grazie alle iniziative degli individui a dimostrazione che è il capitale umano e non le risorse naturali che generano il progresso e trasformano le Nazioni e liberano i Popoli dalla schiavitù dell'emarginazione e dalla miseria. Questa lettura, è vero, a tratti risulta un po' noiosa, ma è oltremodo utile alla comprensione dei meccanismi che fomentano lo sviluppo ed allo stesso tempo, descrive le ragioni di certi mali causati dall'ignoranza e dalla corruzione. Direi che si tratta di un complemento del saggio dell'economista africana Moyo Dambisa: LA CARITÀ CHE UCCIDE e del saggio IL MISTERO DEL CAPITALE del venezuelano Hernando De Soto. Questi tre autori mettono molto bene a nudo, in maniera irrefutabile, gli equivoci sostenuti dai soliti profeti del pessimismo e come gli eterni malthusiani continuano a sbagliare nel tentativo di anticipare l'avvenire, annunciando apocalittiche catastrofi, carestie ecc. che, in fondo, in tempi moderni solo il collettivismo è riuscito a produrre. Queste opere invece ci insegnano a dubitare delle teorie e ad affidarci piuttosto alla pragmatica azione umana. Del resto, la miseria prospera solo nei regimi dove le multinazionali sono assenti. Non per niente è nelle economie di mercato che la longevità aumenta, oserei dire in modo quasi esponenziale, mentre il problema è l'obesità e non la fame. A forza di credere per vedere, qui da noi, abbiamo perso la rotta. Basta osservare come l'Europa burocratizzata socializzante declina nella misura in cui in Asia, abbandonando il socialismo (specialmente in Cina ed India) - ma non solo - moltitudini si stanno liberando dalla scarsità per raggiungere l'abbondanza. Pertanto, a chi desidera capire come si genera valore aggiunto e progresso economico, raccomando vivamente queste letture.

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    FC

    30/08/2014 16.37.22

    Libro molto interessante, anche se a tratti complicato; si capiscono più in profondità alcune situazioni di povertà che sembrano immutabili e si aprono alcune proposte per uscirne. Chiara la descrizione delle 4 trappole (conflitti, dipendenza dalle materie prime, mancanza di sbocco al mare e malgoverno). Un libro libero da pregiudizi che aiuta a capire.

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    Stefano

    07/06/2014 23.18.21

    L'autore assolve le politiche e i misfatti che il cosiddetto primo mondo ha compiuto nei paesi "poveri", in special modo del continente africano e del Medio Oriente. Se in questi paesi siamo in presenza di arretratezza economica, di povertà assoluta, di denutrizione, di guerre la colpa è principalmente degli africani o degli abitanti dei paesi poveri. Il colonialismo, il neoliberalismo sono assolti. La colpa è degli africani che non hanno voluto applicare le regole taumaturgiche del libero mercato e della democrazia occidentale.....Orsù uomo bianco leggi questo libro ti sentirai liberato dai complessi di colpa, se mai li hai avuti! Insomma la lettura di questo testo mi convince sempre più che l'economia neoliberista è una disciplina affetta da cecità, sordità e da onanismo intellettuale. Visto i disastri che ci hanno accompagnato in questi anni l'unica malattia che sarebbe auspicabile colpisse questo filosofia economica è il mutismo. O perlomeno fosse presa da sentimenti di vergogna. Collier ha perso una buona occasione di ammalarsi.....

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    fabio

    13/09/2009 18.18.34

    L'ennesimo economista che cerca di applicare ricette americane alla realtà africana, e si domanda pure per quale motivo le cose continuino a non funzionare. Perché l'Africa è povera ? Perché è malgestita. E perché è malgestita ? Perché è povera. Questa genialata senza senso è il succo del libro. L'autore prende in esame solo e soltanto i parametri economici classici, e nell'osservare che il 90% dei Paesi poveri è in Africa ne desume che si tratti solo di una coincidenza. Nessuna osservazione sulle peculiarità culturali, geografiche, climatiche, che bloccano l'Africa in fondo alla classifica, come osserva molto meglio Capucinsky.

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