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Álvaro Mutis

Traduttore: G. Bonetta
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 1997
Formato: Tascabile
Pagine: 107 p.
  • EAN: 9788845913136
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recensione di Puccini, D., L'Indice 1992, n. 1
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

L'incanto di questo romanzo breve di Alvaro Mutis sta tutto o quasi nella sua deliziosa struttura speculare, come ora si vedrà. Nelle prime quaranta pagine - un ricamo di coincidenze, fitto di riferimenti letterari -lo scrittore o il suo alter ego, in sostanza un poeta e prosatore che un mestiere d'altra natura porta in luoghi assai diversi, narra in prima persona i quattro "incontri" che ha avuto con un vecchio e malridotto mercantile di quelli che in marina si chiamano Tramp Steamer, carghi "che viaggiano di porto in porto cercando carichi occasionali da trasportare dove che sia". Quegli incontri sono del tutto casuali ma non per questo meno strani e impressivi: or la vecchia "carretta del mare" gli si presenta, come un fantasma, nelle acque gelide del Baltico, poco distante da Helsinki, ora in acque tropicali o simili in Costa Rica, in Giamaica o alle foci dell'Orinoco. Ed è propria qui, durante un viaggio lungo il gran de fiume, che l'"io" del racconto s'imbatte nel capitano dell'Alci¢n come si chiama, per scelta bizzarra, il Tramp Steamer.
Perché appunto da qui si snoda la narrazione principale: la storia d'amore tra il capitano, il basco Jon Iturri, e la bellissima Warda, una libanese, padrona del cargo, i cui guadagni dovrebbero emanciparla della famiglia e dagli impacci che le provengono dalla rigida tradizione musulmana. Nel racconto frammentario di Jon, trascritto ora in forma diretta ora per lo più indiretta, ritornano appunto come in uno specchio tutte le tappe dell'Alci¢n, nell'ordine medesimo in cui le ha vedute, con stupori e curiosità, lo scrittore nella prima parte del romanzo: Helsinki, Punt Arenas, Kingston, e delta dell'Orinoco. Solo che il punto di vista è in questo secondo caso quello di Jon di Warda: cosicché gli stessi luoghi visitati prima assumono ora agli occhi dei due amanti una dimensioni del tutto differente da quella che aveva affascinato, per ben altri motivi, lo scrittore. Una specularità, dunque, deliberatamente deformata e dolcemente distorta.
La quale tuttavia si fonda sulla straordinaria analogia tra l'itinerario melanconico del mercantile, la cui sopravvivenza sembra sempre più improbabile e precaria, e quella della pur travolgerete storia d'amore che, come afferma un personaggio del libro, dovrà per forza seguire la medesima sorte del primo. E le stesse fasi che avevano scandito l'attrazione dello scrittore per il Tramp Steamer, anche se accolte ognuna da una diversa cornice geografica appartengono di diritto anche all'Alci¢n, che finisce per tradursi nel simbolo ambiguo e quasi mitico di tutta la vicenda, compreso il suo patetico naufragio in acque fluviali.
Naturalmente l'elemento che più somiglia alla storia della nave non è soltanto la storia itinerante dei due amanti, ma anche e soprattutto quella del suo capitano cinquantenne, che alla fine del suo resoconto conclude: "Quella nave sbandata e quasi in rovina che lei vide al molo di Kingston è il miglior ritratto dello stato d'animo del suo capitano. Non c'era rimedio per nessuno dei due. Il tempo riscuoteva i suoi crediti. I giorni del vino e delle rose erano finiti per entrambi". Eppure, ripeto, quella scansione in varie tappe d'una passione amorosa offre a Mutis il destro di descriverci un numero equivalente di felici e sconvolgenti apparizioni della bella Warda ovvero di netti e sorprendenti "attacchi" di scrittura.
Composto fuori dal ciclo di Maqroll il Gabbiere, a cui appartengono invece "La neve dell'ammiraglio" (recensito nel n. 10, 1990 dell'"Indice") e "Ilona arriva con la pioggia" (Einaudi), in questo "Ultimo scalo del Tramp Steamer" Mutis non rinuncia a qualche riferimento non solo al Gabbiere ma alla sua amante triestina Ilona (p. 59), come è sua abitudine di abile e ironico giocoliere di cose letterarie. E anche qui, come ne "La neve dell'ammiraglio", si diletta a strizzare l'occhio al suo amico, conterraneo e sodale letterario Gabriel Garc¡a M rquez non solo dedicandogli un libro, ma indirizzandosi direttamente a lui subito nella prima pagina, laddove afferma che da quando ha ascoltato la storia ch'è sul punto di trascrivere avrebbe sempre desiderato "raccontarla a uno che, nell'arte di narrare le cose che succedono alla gente, si è rivelato un maestro". Ma chi conosce bene "Cent'anni di solitudine" sa che anche qui Mutis usa due frasi che sono in quel libro. Anche qui, anzitutto, parla della sagoma del Tramp Steamer che si stagliava nelle acque del Baltico dando "l'impressione che il mondo fosse stato appena inaugurato" (frase che aveva già ripetuto ne "La neve dell'ammiraglio"); e più avanti, dove il povero piroscafo incrocia uno yacht su cui navigano lo scrittore e una provocante costaricana in ridottissimo bikini, che per di più, salutando con un gran agitare di braccia, lascia quasi scoperti i seni, Mutis non può fare a meno di osservare e "pensare che l'incredibile visione avrebbe accompagnato quegli uomini [i laceri marinai dell'Alci¢n] durante chissà quale interminabile tragitto del loro viaggio accidentato". Qui il ricordo va a un episodio simile di "Cent'anni" laddove si dice che la vista "delle ragazze che saltavano come pesci nei fiumi trasparenti" avrebbe lasciato nei "passeggeri del treno l'amarezza dei loro seni splendidi" (durante il viaggio in treno di Meme nei giorni del drammatico sciopero). Piccoli giochi di complicità e d'ironia che si aggiungono all'intenso tessuto della narrazione: docile ai virtuosismi di uno scrittore di razza come Mutis e sempre sul punto di autosublimarsi attraverso i ricordi della buona letteratura "di mare e di costa", come suona un titolo di Conrad.

Recensioni dei clienti

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    giancarlo

    22/10/2013 14.36.18

    ...bellissimo!...tanto che appena l'ho finito di leggere ho avuto voglia di ricominciarne daccapo la lettura!Ricorda i migliori libri di Maurensig.

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    Lina

    11/05/2013 15.52.41

    storia d'amore estremamente banale, su uno sfondo suggestivo di vita mercantile.

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