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SHELLEY, MARY, L'ultimo uomo, Giunti

SHELLEY, MARY, L'ultimo uomo
recensione di Rognoni, F., L'Indice 1997, n. 8

Nel bicentenariodella nascita , le opere di Mary Shelley (1797-1851) sono tutte, per la prima volta, nelle librerie inglesi. Non solo il suo "Frankenstein* (1818), le cui edizioni - e traduzioni, e riduzioni cinematografiche e teatrali, e rifacimenti vari - non si contano; e le sue commoventi e appassionanti Note (1839) alle poesie del marito, che restano la più bella biografia di Percy B. Shelley. Non solo, appunto, questi capolavori riconosciuti (e tuttavia "non sempre riconosciuti" a Mary, ché il mito incarnato da Frankenstein è così possente da far benissimo a meno di un "autore", mentre le "Note" non hanno mai avuto una storia editoriale autonoma), ma anche gli altri cinque romanzi, i racconti e le novelle, gli scritti di viaggio e d'occasione, le lettere (in tre volumi), il lungo diario: tutto è tornato, o comparso, in catalogo - con apparati degni del più indiscusso dei classici, e quel po' di "revanchisme" che si riserva - in questi tempi di revisione, spesso al femminile, del canone - alla "moglie" di un classico.
Anche da noi per il bicentenario si sono tenuti, e si terranno, convegni e giornate di studio. Intanto ecco, nel giro di qualche mese, due ottime traduzioni, fittamente annotate, dell'"Ultimo uomo" (1826), unanimemente considerato, dopo "Frankenstein*, il romanzo più notevole della Shelley: una storia apocalittica che si svolge fra il 2073 e il 2100, quando l'umanità verrà spazzata via da una pestilenza di proporzioni ben più che lucreziane, mentre l'unico superstite - non più guidato "dalla speranza o dalla gioia, ma da un'incessante disperazione e dall'ardente desiderio che qualcosa possa ancora cambiare" - da Roma salperà verso l'ignoto. Lionel, l'ultimo uomo, è chiaramente "figura" della stessa Mary, che in pochi anni aveva visto farsi quasi il vuoto attorno a sé: prima la morte di due figli piccoli (1818-19), poi dell'amatissimo Shelley (1822), infine dell'esasperante, ma sempre seducente Byron (1824).I quali anch'essi si riconoscono nel romanzo, rispettivamente sotto le spoglie di Adrian, l'idealista pronto al sacrificio per il bene comune, e di Raymond, l'uomo d'azione, affascinante ma distruttivo - mentre Perdita, la sorella di Lionel, è soprattutto Claire Clairemont, sorellastra di Mary e amante di Byron; né manca un personaggio ispirato al padre di Mary, il filosofo e romanziere William Godwin: insomma, il gioco delle identificazioni potrebbe continuare a lungo...
Giustamente, i curatori di entrambe le edizioni scoraggiano dal prendere il libro solo come "roman à clef", e indicano anche altri, complessi percorsi di lettura.A me sembra comunque che le pagine più interessanti siano anche quelle più autobiografiche, come la suggestiva "Introduzione" ambientata nella grotta della Sibilla (che gli Shelley avevano visitato nel 1818), o tutto il "viaggio in Italia" nella parte finale. Che il romanzo conservi un suo piacere letterario, o resti soprattutto un'opera da studiare, è probabilmente questione di gusti.Certo, i personaggi sono squadrati, tipi piuttosto che individui: il che rende improbabile il coinvolgimento emozionale, la "simpatia". Gli sprazzi di ironia sono per lo più involontari, e lo stile spesso turgido, di grande pesantezza: cosa che però non ha escluso, in tempi recenti, l'ammirazione quasi incondizionata da parte di una scrittrice tutta nervi e scatti come Muriel Spark.

Recensioni dei clienti

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    Lionel Verney

    26/11/2009 19.44.12

    libro letto molti anni fa,ricordo che era diviso in due parti: -la PRIMA PARTE è un dolce è romantico romanzo del 1800 di serie B,non succede mai niente,ci sono solo infinite descrizioni di stati d'animo e quindi è,a volte,molto soporifero. (si vede che M.Shelley lo scrisse in preda alla disperazione(gli erano da poco morti i figli e il marito.) -nella SECONDA PARTE inizia la "fantascienza" ed è molto meglio,anzi a tratti è quasi bellissimo, bellissimo per modo di dire,visto che è un libro triste e angoscioso. in definitiva se siete persone allegre ve ne sconsiglio l'acquisto,poiche' sicuramente non riuscirete mai a portarlo a termine... se invece siete persone tristi lo amerete.

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