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Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2010
Pagine: 113 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806200923

Prima o poi ogni artista attraversa questa fase: il terrore di non avere più talento, anzi, di non averlo mai avuto. Per un attore si tratta del panico di restare da solo sul palcoscenico senza ricordare più nulla, per uno scrittore invece è l'ossessione di non avere più niente da scrivere. È in questo modo, con la frase Aveva perso la sua magia, che inizia l'ultimo breve romanzo di Philip Roth.
Giunto alla sua trentesima pubblicazione, quarant'anni dopo aver scritto Il lamento di Portnoy, Roth si trova senz'altro in una delle fasi più prolifiche della sua carriera. Che sia la vecchiaia di Zuckerman, uno dei personaggi più riusciti della sua produzione, o la vita sentimentale di giovani collegiali, come nell'ultimo romanzo Indignazione, Philip Roth non smentisce la sua fama di maestro della letteratura americana e la sua vocazione naturale allo scandalo. Dice lo scrittore: "Un libro fa scandalo solo se è scritto male", ma la regola non vale per i suoi romanzi, che fanno scandalo anche se sono scritti splendidamente.
In queste pagine lo scrittore americano ritorna sul tema del desiderio e della sua incontenibile persistenza nonostante la decadenza fisica. Sebbene non siano gli acciacchi prostatici del vecchio Zuckerman quello a cui si riferisce nelle prime pagine del romanzo, Roth descrive in maniera magistrale il senso di frustrazione e impotenza del protagonista di fronte al suo fallimento artistico. Lo stallo di Simon Axler, che affonda le sue ragioni nella tragica e ossessiva consapevolezza di se stesso, occupa tutta la prima parte del libro. Rimasto solo nella sua casa di campagna, dopo aver fatto fiasco in due grandi produzioni teatrali di New York e dopo essere stato mollato da sua moglie, Simon si ritrova all'età di sessant'anni solo e combattuto tra un flebilissimo istinto di sopravvivenza e il suo fucile da caccia. Un mese di permanenza in una clinica psichiatrica non fa che confermare le sue teorie sul suicidio, l'unico ed estremo strumento di affermazione della volontà in possesso di chi, come lui, ha ormai perso il controllo della sua vita.
Finché, una mattina grigia e carica di neve, compare sulla soglia di casa sua Pegeen Stapleford, quarantenne, lesbica, figlia di una coppia di attori con cui aveva collaborato in gioventù. È lei a riportare l'allegria nella sua vita, pur essendo una donna segnata dalla fine burrascosa della storia con la sua compagna. Pegeen decide all'improvviso di invertire la rotta e di ritornare alla vita eterosessuale ed in effetti è un vero e proprio esperimento quello che si compie ogni notte nella camera da letto dell'anziano attore, un esperimento che mette pericolosamente alla prova desideri e trasgressioni di questa improbabile coppia.
I temi del suicidio, dell'identità di genere e del desiderio percorrono le pagine intense e avvincenti di questo romanzo breve. Al contrario del suo protagonista, Roth non ha perso affatto la sua magia: continua a scandalizzare e ad affascinare con la sua prosa magistrale, la poesia delle sue parole, la visione rivoluzionaria e anarchica con cui si fa interprete dei sentimenti degli uomini e dei fatti del mondo.

Recensioni dei clienti

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    Carlo

    02/02/2014 08.21.19

    Un'opera minore di Roth, non molto coinvolgente e in parte inverosimile (mi riferisco alla co-protagonista, che lesbica, si innamora di un uomo ultrasessantenne).

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    Raffaele

    03/04/2012 12.27.02

    Resta sempre un piacere leggere Roth che continua a scrivere benissimo romanzi di altissimo livello, tuttavia questo lo ritengo inferiore (e di molto) a tutti quelli scritti negli ultimi vent'anni.

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    ant

    29/08/2011 22.17.31

    Libro che si legge tutto d'un fiato, la trama e il personaggio principale catturano subito, e questo è un gran pregio a mio parere, l'attenzione del lettore e cmq il prodotto nel complesso non è niente male. Do adesso la mia chiave di lettura del testo, che assolutamente non è quella oggettiva, ma solo personale e buttata così tra le righe. Roth attraverso queste pagine mette al centro dell'opera un attore di successo, in un primo momento affermato, ricercato, idolatrato, insomma la classica persona realizzata senza sbavature e... poi gli scava il vuoto intorno. Il succo del romanzo è proprio il decadimento sia intellettivo che fisico, tutto questo supportato nella trama poi anche da una storia d'amore impossibile, che avrebbe dovuto tirare fuori il malcapitato attore dal vuoto di cui sopra , invece... Ho trovato molto calzanti e profonde alcune digressioni a riguardo della vecchiaia, in particolar modo mi hanno colpito le pagine in cui Roth descrive di come agli occhi di un genitore possa sembrar strano che un proprio figlio stabilisca legami affettivi profondi con persone molto più grandi di età. Intense e toccanti anche le pagine in cui il protagonista, ricoverato per depressione in un istituto di salute mentale, si confida e si apre con un'altra degente. Un libro che a mio parere ha un suo perché e lo considero interessante Bello

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    Patroclo

    13/01/2011 22.26.07

    non il migliore Roth, la trama é sí avvincente ma un pó sconnessa, lo scrittore deve ogni tanto affidarsi a qualche "trucco del mestiere" (es. premendo il pedale dell´erotismo), il romanzo é pure molto breve e alcuni temi non sono sviluppati a fondo; detto questo rimangono due personaggi potenti e il fatto che Roth semplicemente scrive meglio...beh...meglio di chiunque altro?

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    Renato

    23/07/2010 12.41.11

    Un Roth minore, poco profondo. Un'antologia distratta di se stesso: manie sessuali, fobie, problematici rapporti tra genitori e figli, la vecchiaia. Manca l'affresco, manca totalmente il panorama (solo un opossum tra la neve!), manca l'America come di solito sapeva raccontarci. Resta comunque sempre un piacere leggerlo ma non si rimpiangono i soldi spesi.

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    sordello

    20/04/2010 17.08.24

    Dispiace dare un voto così basso a un romanzo di P. Roth, ma questo libro sembra scritto per onorare qualche impegno contrattuale, non ha la profondità, l'intensità degli altri lavori dello scrittore americano.Capita anche ai migliori, peccato.

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    gio72

    19/04/2010 17.06.22

    L'umiliazione di un applauso che non arriva e quella, ancora più pesante, dell'abbandono della scena per opera di altri. Niente brucia di più di un altro attore che ci leva la scena se la scena è la camera da letto. L'umiliazione meno sopportabile. Lo sa la Preside, alla ricerca di dolorosi particolari della nuova scena. Lo sa Axler, alla ricerca di complotti di famiglia per non immaginare un altro protagonista. Lo sa Roth che la descrive cosi' bene e forse..ahimè!. anche chi la riconosce....

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    Nicola Intrevado

    03/04/2010 21.06.20

    Di questi tempi, la fretta regna sovrana in ogni ambito sociale. Si legge in fretta, se solo si legge, ancora. Ed e' gia' molto. E, sempre di fretta si vogliono ottenere risultati concreti e sicuri e graificanti, che poi questi, vengano comunque dati in tempi piuttosto brevi ma di qualita' almeno scadente e' altro e piu' complesso discorso che ci porterebbe lontano. Ma la psicanalisi ha tempi lunghi, anzi lunghissimi, e, persino : interminabili appilicazioni , sia pure raramente. Quindi, poco adatta alle richieste attuali di mercato e poco appicabile in virtu' del bassissimo, talvolta infimo livello culturale che ci e' dato osservare in giro e atraverso il video. Roth, non solo si rivolge ad un lettore di un alto grado culturale, peggio, si pone anche in modo intertestuale nei suoi confronti. In altre parole i suoi livelli di lettura sono direttamente rapprtabili e quindi oggetto di profitto culturale, in funzione del grado di acculturazione del suo interlocuotore ideale. Roth non fa sconti al lettore, non concede immediate conclusioni alle sue offerte accadimentali, non assolve gli incolti, non perdona l' incapacita' di rapportarsi al suo cospetto, inteso come offerta di letteratura d' impegno, di alto impegno. E quindi niente Nobel. Solo la gloria di chi lo ama. Il piu' grande romanziere vivente e' un' icona della creazione artistica letteraria, lontano miglia e montagne dalla produzione media, e medio - alta contemporanee. Distante e scostante con la sua aura di aristocrazia ed il suo austero isolamento dagli organi di stampa e dai talk-show. Una sua intervista non ha prezzo : chiunque lo sa. Roth e' altrove. E' oltre. E' altro. Non diverso, non piu' difficile, non dissimile. Solo piu' grande, piu' profondo, piu' intelligente e quindi meno intellegibile di chiunque altro. Di chiunque si azzardi a proporsi a produttore di romanazi. Leggere Roth e' rendersi conto con consapevolezza di quanto siamo stati furbi a non occuparci di letteratura senza provare, poi, una devastante,nera vergogna. Meglio il critico.

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    ugo

    30/03/2010 11.45.40

    concordo pienamente con quanto scritto vittorio stagnitta. non è questo certamente il romanzo che consiglierei a chi vuole avvicinarsi a philip roth. "pastorale americana" magari..."ho sposato un comunista" pure....lo splendido "patrimonio - una storai vera" certamente. ma non questo. superficiale, fiacco, noioso.

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    claudio

    28/03/2010 08.32.09

    Ennesimo libro di Philip Roth, forse il più grande romanziere esistente. Ed ennesimo bel libro, che si legge in fretta: pessimistico, se vogliamo, ma non più degli ultimi suoi scritti.

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    Francesco

    26/03/2010 12.41.58

    Grande Roth!! Parla della vecchiaia, ma sopratutto della decandenza dell'individuo. Un Roth che si confronta con lo stadio finale della vita, sempre con quel pizzico di pessimismo e quella vena erotica ( forse eccessiva nel libro) che lo caraterizza. E dopo l'indignazione e l'umiliazione, cosa dobbiamo aspettarci!?

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    vittorio stagnitta

    26/03/2010 11.30.29

    Letto rapidamente,senza emozioni particolari, un Roth minore, forse al tramonto, come creatività, la trama appare scontata e i personaggi sono descritti senza troppa profondità e raffinatezza. Se già conoscete Roth vi potete risparmiare i soldi, se dovete iniziare, fatelo con "Pastorale americana"

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    massimo r.

    25/03/2010 16.28.07

    A confronto con i libri del Roth giovane e quello della maturità si nota una progressiva semplificazione della forma e dei contenuti in questo uomo che fa i conti col tempo che passa, quasi che l'itinerario della scrittura seguisse quello della vita.Perchè la vita in fondo è appunto questo,a chi è dato di viverla fino alla vecchiaia, tornare progressivamente nudi ed essenziali come si è nati.E alla fine puoi trovare la serenità o la disperazione. Grande libro.

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    Aléxandros

    24/03/2010 21.04.20

    Pur con qualche colpetto a vuoto, un gran libro e un Roth finalmente in forma. Un ritratto della decadenza umana (è questa, più che la vecchiaia, la vera "protagonista" del libro, a mio parere) spietatamente vero e angosciante. Stonano a mio avviso i morbosi riferimenti al sesso nella terza parte, mentre in altri punti aveva trattato la sessualità in maniera più soft e si capiva perfettamente quanta importanza aveva nel percorso umano del protagonista. Come di ognuno di noi. Da leggere, da consigliare. Un tantino dietro ad Everyman, fin ora il capolavoro dell'ultimo Roth.

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    gianni70

    23/03/2010 18.00.04

    Libro che si legge tutto d'un fiato...di una incredibile immediatezza ...una storia semplice e complessa allo stesso tempo... contorta per i contenuti psicanalitici e chiara per l'evidenza delle situazioni. La sorte del protagonista è celata solo ai suoi occhi... per l'incapacità di arrendersi alla propria fine...al pr...oprio tramonto. Un libro pessimista, Roth condanna il suo protagonista all'ultima umiliazione a cui avrebbe potuto sottrarsi Ma allo stesso tempo gli infonde il coraggio di vivere un'ultima speranza di gioventù, di rinnovato vigore attraverso una relazione tanto improbabile quanto seducente.Mostra tutto

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    luigi

    15/03/2010 18.32.50

    Un altro bel libro di Roth sulla vecchiaia, forse un po' troppo pessimista, ma per riassumere nulla è peggio della vecchiaia.

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