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Underworld
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Underworld - Don DeLillo - copertina
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Descrizione

Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
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Dettagli

2005
Tascabile
886 p., Brossura
9788806173999

Valutazioni e recensioni

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membroconsumato
Recensioni: 2/5

Mah non mi sta piacendo, sono indeciso se molare o no, troppo macchinoso, meglio Steinbeck, Rushdie, Mailer, per citare autori poco scorrevoli.

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Enry Lionel
Recensioni: 1/5

Un libro pesante, sia gravitazionalmente che "letteraturalmente". Scritto male (o tradotto male), è frammentario, prolisso nelle inezie, inconcludente, privo di scorrevolezza e poesia, per tutto questo molto americano. E' una prosa mediocre, in cui manca ogni tentativo di toccare un minimo di profondita analitica, senza phatos, senza desiderio di raccontare veramente il tipo umano. Nel suo tentativo di allinearsi alla confusione moderna dell'uomo attraverso una sintassi e una narrazione altrettanto confuse, tentativo fra l'altro futile e da stolti, dimentica che la letteratura è prima di tutto bellezza di scrittura, nonchè genialita di contenuti; si tramuta così in una raccolta di aneddoti di vari mediocri personaggi tenuti insieme da un evento-oggetto stupido come loro, stupido forse come l'america che questo libro tenta di descrivere. Per chi ama la "letteratura europea-russa classica", moderna, contemporanea e non, da sconsigliare assolutamente. Meno male che c'è l'inverno, e il camino.

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Hodor
Recensioni: 4/5

Un epopea, 50 anni di storia americana raccontata tra sbalzi temporali e vicende di un gruppo di personaggi, per lo più immigrati, le cui esistenze sono legate, come un fil rouge, da un prezioso cimelio nella forma di una palla da baseball, personaggi dei quali a libro finito sento già la mancanza. Lo stile di Delillo si conosce, cinematografico e a tratti visionario, impegnato a scarnificare il senso comune, a cercare l'oltre immergendo il lettore in un ambiente carico di minaccia incombente e di paranoia. Maestoso.

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Recensioni

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Don DeLillo

1936, New York

Nato e cresciuto nel Bronx, allora abitato in gran parte da italoamericani, frequenta scuole cattoliche fino agli studi universitari; l'influenza degli studi cattolici traspare in molti dei suoi scritti e principalmente in Underworld (1997).Finiti gli studi, inizia a lavorare come pubblicitario e ad interessarsi di arte e musica, particolarmente al jazz e alla scrittura. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Americana, tradotto in italiano solo nel 2000. Nel 1972 pubblica End Zone e l’anno successivo Great Jones Street (tradotto in italiano nel 1997) che narra di un artista rock ritiratosi a vivere in un ambiente spoglio.Alla fine degli anni Settanta intraprende un lungo viaggio formativo in Medio Oriente e in India, successivamente si trasferisce in Grecia dove vive per tre anni e...

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