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Underworld

Don DeLillo

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Traduttore: Delfina Vezzoli
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 886 p., Brossura
  • EAN: 9788806173999
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Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
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    membroconsumato

    23/09/2019 10:19:14

    Mah non mi sta piacendo, sono indeciso se molare o no, troppo macchinoso, meglio Steinbeck, Rushdie, Mailer, per citare autori poco scorrevoli.

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    Enry Lionel

    04/09/2017 10:41:22

    Un libro pesante, sia gravitazionalmente che "letteraturalmente". Scritto male (o tradotto male), è frammentario, prolisso nelle inezie, inconcludente, privo di scorrevolezza e poesia, per tutto questo molto americano. E' una prosa mediocre, in cui manca ogni tentativo di toccare un minimo di profondita analitica, senza phatos, senza desiderio di raccontare veramente il tipo umano. Nel suo tentativo di allinearsi alla confusione moderna dell'uomo attraverso una sintassi e una narrazione altrettanto confuse, tentativo fra l'altro futile e da stolti, dimentica che la letteratura è prima di tutto bellezza di scrittura, nonchè genialita di contenuti; si tramuta così in una raccolta di aneddoti di vari mediocri personaggi tenuti insieme da un evento-oggetto stupido come loro, stupido forse come l'america che questo libro tenta di descrivere. Per chi ama la "letteratura europea-russa classica", moderna, contemporanea e non, da sconsigliare assolutamente. Meno male che c'è l'inverno, e il camino.

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    Hodor

    04/12/2016 15:04:55

    Un epopea, 50 anni di storia americana raccontata tra sbalzi temporali e vicende di un gruppo di personaggi, per lo più immigrati, le cui esistenze sono legate, come un fil rouge, da un prezioso cimelio nella forma di una palla da baseball, personaggi dei quali a libro finito sento già la mancanza. Lo stile di Delillo si conosce, cinematografico e a tratti visionario, impegnato a scarnificare il senso comune, a cercare l'oltre immergendo il lettore in un ambiente carico di minaccia incombente e di paranoia. Maestoso.

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    Hodor

    04/12/2016 15:02:51

    Un epopea, 50 anni di storia americana raccontata tra sbalzi temporali e vicende di un gruppo di personaggi, per lo più immigrati, le cui esistenze sono legate, come un fil rouge, da un prezioso cimelio nella forma di una palla da baseball, personaggi dei quali a libro finito sento già la mancanza. Lo stile di Delillo si conosce, cinematografico e a tratti visionario, impegnato a scarnificare il senso comune, a cercare l'oltre immergendo il lettore in un ambiente carico di minaccia incombente e di paranoia. Maestoso.

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    Sergio

    29/11/2014 03:18:44

    Una delusione, a parte alcuni brevi spazi di genialità ( nella prima parte) il resto è di una noia mortale. Manca di spessore, per lunghi periodi il romanzo si disperde in rivoli dove la banalità la fa da padrona. C'è stato un solo autore che ha reso grande il romanzo postmoderno in America: William Faulkner, ma siamo su un altro pianeta.

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    francesco

    19/10/2014 19:15:53

    ho appena finito di leggere il libro.come il documentario di un dilettante. il filmino di matrimonio pseudo "neo realista" girato dal cugino della sposa. le immagini nell'inquadratura ci sono tutte ma è tutto banale, noioso e non c'è niente di interessante. descrizioni prolisse alla ricerca di colpire ma non arriva nessuna emozione e molte volte non sono neanche credibili. se cerchi di immedesimarti in quelle situazioni capisci che non sono "vere", sono costruite, non emozionano. Probabilmente non l'ho capito. Comunque per il sottoscritto il primo e l'ultimo di Don de Lillo. Saluti

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    Merlo

    06/02/2014 20:27:50

    Un affresco corale degli ultimi 50 anni di vita americana: sicuramente autoindulgente e un po' prolisso (qualche sforbiciata non avrebbe guastato), ma allo stesso tempo grandioso e geniale. Un libro, magari non facilissimo, da leggere e - sopratutto - rileggere.

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    Elio

    14/10/2013 19:44:06

    Non voglio parlarne. Credo sia inutile. DeLillo è impegnativo come pochi, ho letto ProustJoyceWallacePynchon ma DeLillo mi risulta davvero un mattone difficile da digerire anche se "Libra" e "Cosmopolis" sono state letture di altissimo livello. Ma con Underworld, una volta entrati in sintonia con l'approccio di questo maestro della scrittura, si affronta un viaggio da compiere. E' davvero un capolavoro e dio sa quanto questa parola sia abusata in letteratura. Non con Underworld. Un piccolo sforzo e ne sarete ripagati. C'è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

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    Giuseppe Russo

    03/02/2013 16:27:39

    Uno dei punti di forza della società americana è la capacità di creare zone di contatto fra la cultura mainstream e quella popolare. Bisogna pensare che solo cento anni fa questo paese aveva sfornato non più di un paio ai autori in grado di reggere il confronto con le letterature europee, ma intanto cominciava a mettere insieme quei fattori che l'avrebbero fatta decollare ai due livelli, fenomeno poi esploso nel secondo dopoguerra. Sovraccaricare di significati un oggetto infantile come una palla da baseball per trasformarlo in qualcosa dotato di un sapore mitologico, neanche fosse la lancia di Longino, non è una cosa semplice. Rendere la sua "quest" un'avventura epica contemporanea, nella quale azioni, eventi e personaggi disegnano un mosaico totale, è ancor più un'impresa. DeLillo ci è riuscito come solo lui poteva, però occorre ammettere che le dimensioni del romanzo provocano anche degli squilibri. In particolare, i capitoli sugli anni '80 non reggono il confronto con quelli dedicati agli anni '50 e '60, quando l'autore era un ragazzo e ha vissuto con un'intensità diversa il melting pot italoamericano che racconta.

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    bardamu

    06/10/2012 18:41:49

    Il punto di partenza e l'idea che lega questo libro è una delle migliori che abbia mai visto! L'idea di fondo è geniale, punto. Il problema sta nello svolgimento frammentario: una miriade di episodi quasi sempre insignificanti legati fra loro dal caso, una lettura che non può coinvolgere, uno stile caotico e incomprensibile. C'è grandezza, ma non godibilità. E non è una pecca da poco

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    Bicio

    16/04/2012 14:29:59

    Aiuto...non posso credere che il tanto osannato DeLillo sia tutto qui! O sono stato particolarmente sfortunato ad approciarmi a questo autore partendo da questo romanzo, oppure io non gradisco affatto la sua prosa che ho trovato prolissa e noisa oltrettutto la storia corale che attraversa almeno un trentennio della storia americana; se voleva essere una metafora per comprenderne la genesi; io non l'ho capita. Stessa cosa mi è capitata con Pastorale Americana di Philip Roth. Se qualcuno mi può consigliare qualche romanzo migliore e diverso da questi due; prenderei seriamente in considerazione di poter concedergli un'altra possibilità. Grazie

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    Giacomo

    16/02/2012 01:59:21

    un frullato di parole: verboso, inutile, noioso e asfissiante. Fatico a capire come una persona possa amare un romanzo del genere, assolutamente incomprensibile e senza un minimo di emozione. Mi sono sforzato, anche spinto da certi commenti, mi sono detto "magari sono io che non capisco" e ho cercato di andare avanti ma la lettura deve essere prima di tutto un piacere, invece nel mio caso si stava trasformando in tortura. La sensazione che ho avuto è che DeLillo, senza un minimo di ispirazione, si mettesse a tavolino e scrivesse le prime cose che gli passassero per la testa, senza preoccuparsi minimante di dire qualcosa di sensato o interessante. Peccato che un libro del genere venga celebrato da alcuni come un capolavoro.

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    Raffaele

    10/11/2011 21:35:21

    Un grande romanzo, una storia interessante ed impegnativa ma nemmeno così difficile, alcuni capitoli troppo ripetitivi ne appesantiscono la lettura. Tra i migliori di De Lillo.

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    Dave

    31/08/2011 11:52:08

    Una fatica mostruosa. Non si discute l'abilità dello scrittore che qua e là ci delizia con descrizioni mozzafiato di personaggi e situazioni. Quello che manca però è il percorso della storia, un pò troppo "tarantiniana" con continui stravolgimenti di personaggi e situazioni in cui è molto facile perdere il filo.

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    luca g

    26/05/2011 10:34:41

    Dopo un prologo estenuante, inizia il libro vero. Sofisticato, perfetto e troppo gelido. Ho amato Nick e Klara ma il libro nel complesso è troppo punitivo con il lettore.

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    EB

    14/04/2011 11:10:47

    Leggere questo libro è un'esperienza intellettuale che ha i tratti di un'autentica impresa. Un'impresa impegnativa ma allo stesso tempo coinvolgente, sorprendente. Un non-romanzo dalla struttura complessa. Una scrittura ad un tempo pacata e fulminante. Un vero e proprio punto di non ritorno nella storia della letteratura.

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    franco scaramuzzi

    26/02/2011 18:00:25

    Strepitoso manifesto americano. Libro che si può leggere anche al contrario. Altro che Roth, a De Lillo non interessa vendere, soltanto scrivere

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    andrea

    03/01/2011 12:21:21

    Maestoso ed epico. Un romanzo imponente che scava nella psiche umana sullo sfondo della storia americana del xx secolo. La struttura del romanzo e lo stile non sono facili, così che la lettura può risultare impegnativa. Ma alla fine resta impresso nella mente e lascia - come pochi - la voglia di ricominciare da capo, per scoprire tra le pieghe delle tante pagine emozioni sfuggite la prima volta. Da leggere assolutamente.

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    Alessandro

    02/09/2010 11:50:32

    Non è questa la sede per mettere in discussione De Lillo e il suo talento, ma leggere “Underworld” potrebbe risultare un’impresa per chi spera di trovare nelle pagine dell’autore newyorkese un sussulto, un’emozione o più semplicemente una novità. Come in “Pastorale americana” di Roth, con le debite differenze, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una serie di personaggi attraverso la vita dei quali vengono descritti sentimenti, sensazioni e tensioni suscitati nell’animo collettivo da alcuni tra i più importanti eventi della recente storia americana. Ecco quindi passare in rassegna il Vietnam, la guerra fredda, i primi vagiti della Cia, la crisi di Cuba e lo spettro di un conflitto nucleare fino alle più recenti ossessioni stelle e strisce degli anni novanta. Nulla di nuovo insomma. A dir la verità De Lillo non si limita a questo. Nelle pagine di “Underworld” si alternano ai semplici personaggi di pura fantasia alcuni volti noti come Frank Sinatra, Edgar Hoover e il comico Lenny Bruce che coinvolgono in maniera convincente il lettore dando un senso di reale al climax creato dall’autore. Ma il problema principale del libro è semplicemente uno: non decolla. A pagine molte intense come quelle iniziali che descrivono una storica partita di baseball o più in generale quelle che si concentrano sul Bronx dei primi anni cinquanta con i suoi immigrati italiani e il suo degrado, si alternano noiose e lunghissime dissertazioni su rapporti familiari tesi, rapporti di coppia in crisi e casalinghe infedeli con un futuro da grandi artiste. Lo stile della scrittura inoltre è piuttosto spezzettato e spesso si fatica a tenere il filo del discorso. I dialoghi sono infatti continuamente interrotti dal divagare dei pensieri dei personaggi coinvolti le cui storie si alternano senza un senso logico e cronologico costringendo così il lettore a fare continuamente mente locale. Il tutto si trascina faticosamente per quasi novecento pagine.

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    Ike

    16/07/2010 14:37:22

    Non avendo prima letto alcunché di De Lillo, mi sono lasciato convincere a leggere questo libro da un generico impulso, la ricerca di un autore che mi potesse raccontare qualcosa dell'America mentre attendevo fremente un nuovo capolavoro di J.S.Foer. Ebbene, sono stato fortunato perché, nonostante lo abbia letto con grande lentezza e dunque in un lasso di tempo molto ampio, la soptria, i personaggi, le atmosfere mi hanno catturato. Le prime pagine in cui si ddescrive una partita di baseball sono folgoranti e possono appassionare anche chi è totalmente indifferente allo sport in genere. La girnadola di personaggi - dall'onnipotente Hoover della CIA a Frank Sinatra all'immigrato italiano che sopravvive nel Bronx, al pilota dell'aeronautica che sgancia bombe sul Vietnam - trasforma il romanzo in un'epopea, una guerra e pace del secondo novecento. Parte, questa, del secolo, che appare dominata dall'incombente sempiterna minaccia della bomba atomica (guerra) o dai rifiuti (pace) che la società non fa altro che produrre, accomulare e tentare di smaltire. Ci sono sezioni forse meno coinvolgenti ma la scrittura è a tratti anche illuminante. In particolare sono indimenticabili alcune descrizioni di esperimenti nucleari. Leggendo questo De Lillo possiamo forse veramente comprendere cosa è veramente stata la guerra fredda e, comunque, lasciarci anche trasportare in un mondo immaginifico como di fascino.

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    Palestrione

    29/03/2010 20:26:09

    Mi aspettavo molto di più da questo romanzo, invece è stato un'autentica delusione. I personaggi sono senza spessore, lo stile non è nemmeno tanto ricercato, la storia è quella che è, la suspense e la tensione narrativa sono sottozero. La morale è che è un mattone di quasi novecento pagine: noioso, piatto, per niente avvincente. Salvo solo qualche pagina, nella prima metà del libro, ma per il resto lo considero una presa per i fondelli. Lo è soprattutto l'affermazione di chi lo reputa un capolavoro e considera De Lillo un grande autore. Qui faccio lo stesso discorso fatto con Thomas Pynchon (che eppure apprezzo di più, almeno stilisticamente): questi autori americani postmodernisti non fanno assolutamente per me. Voglio avvertire chi si accinge a leggere "Underworld": non è un romanzo che prende. Ho fatto uno sforzo immenso per finirlo e alcune pagine le ho lette solo di sfuggita, tanto mi stavo annoiando. Da tenersi alla larga.

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    diamonddave

    19/01/2010 12:07:18

    Caleidoscopico, visionario, assoluto. Un romanzo grandioso, scritto magistralmente, che prende la storia degli Stati Uniti dal dopoguerra al crollo del blocco sovietico, la storia mondiale quindi, la comprime in un ordigno chiamato parola e lascia che ci esploda senza alcun ritegno tra le mani. Un romanzo difficile da leggere per lo stile utilizzato, con i collegamenti, i riferimenti, i rimandi e le continue intersezioni fra storie, epoche, personaggi, eventi. Un gigantesco puzzle, composto da migliaia di piccolissimi pezzi e tutti di colori foschi e contermini: un enorme quadro nebuloso, pulsante, caotico. De Lillo in questo romanzo è superlativo ed in particolare per noi italiani realizza, lui, americano di prima generazione figlio di genitori italiani immigrati, un’opera nell’opera, con il meraviglioso affresco della comunità italiana nel Bronx del dopoguerra, fatta di poveri, negletti, fuggitivi, gente per bene e gente per male e, volente o meno, rovescia sulla nostra bella tavola imbandita i liquami e la miseria degli immigranti che oggi riempiono le nostre città e ci ricorda, ferale, che per ogni dito che puntiamo contro gli altri ce ne sono almeno tre puntati contro noi stessi.

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    Renato Polizzi

    03/12/2009 19:00:10

    in una parola: un capolavoro!

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    Patroclo

    29/11/2009 11:23:18

    con Underworld De Lillo ha cercato di scrivere il suo romanzo "totale" e definitivo, fermandosi peró a un passo dal capolavoro. se l´inizio é fulminante, alcune ossessioni dello scrittore vengono troppo a galla a metá libro (il mondo industriale, la spazzatura) producendo qualche pagina superflua. rimane un piece de resistance da leggere, anche se non per tutti i gusti

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    MARIO MONTELLA

    06/10/2009 00:29:30

    spettacolare, uno dei migliori dell'ultimo decennio

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    MAXMONS

    08/07/2009 20:34:33

    Avete mai provato a leggere un libro e non riuscire a togliervelo dalla testa? Eccolo è questo! Magnifico, trascinante e misterioso....i personaggi ti entrano dentro come un vortice inaspettato e non sai mai cosa ti possa riservare la pagina successiva. Imperdibile

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    Fabio

    19/04/2009 17:57:27

    Ho letto questo libro e all'inizio mi è parso molto avvincente. Ma c'era qualcosa che non mi tornava. I continui salti di tempo e di personaggio alla lunga rendono difficile la ricostruzione della storia, alcuni dialoghi sono al limite dell'assurdo, quello sull'uomo delle consegne ad esempio, tra Nick e la moglie se non ricordo male. E' uno spaccato della società americana (e non solo oserei dire) ma alla fine mi ha deluso, purtroppo.

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    gianni

    22/01/2009 15:44:23

    Se cercate una trama avvincente o uno scrittore che vi stimoli alla lettura lasciate perdere Underworld. Se volete leggere un romanzo scritto in maniera meravigliosa tanto da costringervi a fermarvi durante la lettura per assaporarne appieno la profondità allora correte in libreria, De Lillo non vi deluderà.

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    luca

    07/07/2008 16:10:44

    Le Twin Towers in costruzione, la guerra fredda e la sua fine, l'omicidio di JFK, Edgar J. Hoover, gli esperimenti nucleari americani e sovietici, la crisi dei missili a cuba letta attraverso i racconti degli spettacoli di Lenny Bruce, i rifiuti accumulati dalla società dei consumi per eccellenza, e l'apparente redenzione della stessa società, pacificata e rasserenata nelle attività di riciclaggio. Il tutto riflesso nelle mille schegge in cui viene frantumato mezzo secolo di storia americana, rimesse assieme in modo apparentemente casuale. Storie che si intrecciano e si accavallano, avanti e indietro negli ultimi 50 anni del secolo scorso, seguendo i passaggi di mano di una pallina da baseball e la parabola della vita di uno dei protagonisti. Una osservazione che ho trovato inevitabile fin dalla copertina: leggere questo libro e pensare che è stato scritto prima 4 o cinque anni prima dell'Undici Settembre fa un po' impressione. Non perché venga fatto alcun accenno a quello che sarebbe diventato il mondo dopo, anzi (il libro finisce con la parola "Pace", pensate un po') ma perché, a leggerlo con gli occhi che abbiamo adesso, viene da pensare che, se quelle era il nostro passato, probabilmente quello che c'è adesso era poi l'unico futuro possible.

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    Denebola

    23/06/2008 14:32:35

    C'è un grosso equivoco:il filo conduttore del romanzo non è la palla da baseball,di cui non vediamo affatto tutti i passaggi di mano,ma solo alcuni;il protagonista è senza dubbio Nick Shay,è a lui che in un modo o nell'altro fanno capo tutte le storie contenute in questo libro,inclusa quella della palla.Quando ho realizzato tutto ciò,sinceramente sono rimasta piuttosto delusa:il racconto si è rivelato meno interessante e originale di quanto mi fossi aspettata.Detto questo(che comunque non è un problema del libro ma della quarta di copertina),siamo senz'altro di fronte a un'opera notevole.Ottima la prosa,di primo livello l'indagine psicologica sui personaggi;mentre la narrazione è punteggiata qua e là da scene bellissime e dialoghi fantastici.Bisogna poi render merito a DeLillo del fatto che il romananzo,pur così lungo ed eterogeneo,non è mai dispersivo,poichè ogni elemento è costantemente collegato agli altri.A guastare però il tutto c'è la ricerca ossessiva da parte dell'autore della perfezione stilistica e dell'effetto speciale,che finisce col rendere il racconto piuttosto freddo e distaccato;soffocando un'efficacia e un'epicità che una scrittura più asciutta avrebbe invece potuto esaltare.A conti fatti,questo libro mi ha molto affascinato;ma non veramente catturato.

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  • Don DeLillo Cover

    Nato e cresciuto nel Bronx, allora abitato in gran parte da italoamericani, frequenta scuole cattoliche fino agli studi universitari; l'influenza degli studi cattolici traspare in molti dei suoi scritti e principalmente in Underworld (1997).Finiti gli studi, inizia a lavorare come pubblicitario e ad interessarsi di arte e musica, particolarmente al jazz e alla scrittura. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Americana, tradotto in italiano solo nel 2000. Nel 1972 pubblica End Zone e l’anno successivo Great Jones Street (tradotto in italiano nel 1997) che narra di un artista rock ritiratosi a vivere in un ambiente spoglio.Alla fine degli anni Settanta intraprende un lungo viaggio formativo in Medio Oriente e in India, successivamente si trasferisce in Grecia dove vive per tre anni e... Approfondisci
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