Undici solitudini - Richard Yates - copertina

Undici solitudini

Richard Yates

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Traduttore: Maria Lucioni
Editore: Minimum Fax
Collana: Minimum classics
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 22 maggio 2006
Pagine: 257 p., Brossura
  • EAN: 9788875210885
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Gaia la libraia

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Pubblicata originariamente nel 1962, questa raccolta di short stories è considerata uno dei capolavori della narrativa americana del secondo Novecento. Il New York Times l'ha definita «l'equivalente newyorkese di Gente di Dublino di Joyce», e Kurt Vonnegut «la migliore raccolta di racconti mai pubblicata da un autore americano». Dalle vite "normali" di segretarie di Manhattan e maestrine di Brooklyn, di potenziali romanzieri frustrati, di tassisti sognatori, soldati disillusi e ragazzini disadattati, Yates crea un mosaico indimenticabile che rivela tutte le ombre dei sogno americano all'apice del suo (presunto) splendore; ma «Undici solitudini» non è solo l'impietoso ritratto di un'epoca: la precisione dei dialoghi, il ritmo infallibile, l'attenzione ai particolari, l'essenzialità della scrittura danno alle storie di questi personaggi un'intensità che le rende dolorosamente universali e senza tempo.
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    Maria Francesca

    20/09/2017 09:25:39

    La tristezza viene declinata per ogni ambito della vita, per ogni età, sempre però all’interno di un unico periodo storico, nella seconda metà del 900 in America. Cosa porta con sé un periodo storico simile? E cosa porta alla mente l’America? Il Sogno Americano sta alla base di ogni racconto, Il Benessere, che tipo di benessere? La raccolta gira attorno al valore personale che si dà al concetto di “arrivare” e “realizzarsi”, piano piano ne distrugge le basi, mostrandone i punti deboli e i paradossi. La narrazione gioca sul fatto che nulla sia certo, dalla trama alla psicologia dei personaggi, ma anche, e soprattutto, la reazione del lettore. Il mondo disegnato è composto da tanti piccoli egoisti che si incontrano, all’inizio sembra che il protagonista sia un eroe, poi si rivela pronto a fare del “bene” solo per un secondo fine. Così una maestra si renderà conto che non per forza la negligenza scolastica è l’effetto di un brutto passato, dei soldati semplici metteranno in dubbio l’odio provato verso un uomo troppo dedito alla sua causa e non disumano, e tu, a chi daresti la colpa di un matrimonio che fallisce prima ancora di iniziare se un po’ di colpa l’hanno entrambi? Io posso capire una donna che tradisce mentre il marito è chiuso da anni in ospedale e vive nel suo microcosmo, posso capirla e al contempo non accettare quello che fa, tu riusciresti a prendere una posizione netta? Probabilmente tu sì, perché sei un altro lettore. In questo mare di incertezze, solo un racconto mi ha fatto stare totalmente dalla parte del protagonista, forse perché è il tipo di crudeltà e violenza che giustifico di più, è la violenza nei confronti di sé stessi. “Una gran voglia di punizione”, parla di un uomo che ha la capacità di farsi trasportare dagli eventi e ama prevedere la catastrofe senza contrastarla, lascia che le cose vadano da sole, parla di quegli esseri umani che vivono il proprio fallimento come se fosse un’opera teatrale alla quale assistere in prima fila.

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    Gabriele

    16/03/2016 10:59:14

    Capolavoro di Yeats, per me superiore anche al più famoso Revolutionary road. I temi sono simili, ma il racconto meglio si addice allo stile semplice dell'autore. Il romanzo, pure interessante, a volte scade un po' nella noia, questo non capita in storie di 20-30 pagine.

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    tenca 46

    09/10/2015 11:25:52

    Premetto che non amo molto le raccolte di racconti, preferisco i libri a tema unico. Tuttavia ho letto Gente di Dublino di Joyce (con un ultimo racconto che valorizza tutto il libro) i 49 racconti di Hemingway (alcuni veramente molto belli), diario d'Irlanda di Boell (un inno alla terra d'origine della sua famiglia) ed ho appena terminato questo di Yates. Ho letto i primi due racconti uno dopo l'altro, e mi sono accorto che, mentre leggevo il secondo pensavo ancora al finale del primo. Così ho continuato a leggerli uno ad uno, staccando tra un racconto e l'altro, quasi per metabolizzare, piano piano, la lettura, quasi come bere lentamente, centellinandolo, un buon bicchiere, con un retrogusto forse un po' troppo amaro. Il titolo è appropriato e Yates ci mette di fronte a problemi esistenziali pesantissimi, derivati da situazioni qualche volta anche abbastanza difficili , ma anche da problematiche all'apparenza abbastanza futili. E' un'infelicità profonda quella che attanaglia molti protagonisti, il senso di sentirsi in totale a-sintonia con il mondo e le persone che ti circondano, con un senso di impotenza profondo dove nulla e nessuno ti può aiutare. Come uno che ti metta di fronte continuamente alle tue problematiche più segrete che tu cerchi continuamente di ignorare per vivere meglio. Non segnalo nessuno dei racconti per non influenzare chi vorrà dedicarsi a questa lettura, certamente sconsigliata a chi cerca in questa attività un momento di svago e serenità. Perché allora leggere questo libro? Perché Yates è un grande artista, e la sua scrittura di alta qualità. Dopo aver letto questo libro ho apprezzati ancora di più i due suoi romanzi che ho letto (revolutionary road ed easter parade) che comunque già mi erano piaciuti moltissimo. P.S. Tenete presente che i miei elogi allo scrittore sono di natura strettamente personale e non didattica!!

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    Gianni F.

    06/03/2014 23:08:16

    Non sono un fan delle raccolte di racconti, ma questo è un libro magnifico! Undici racconti in cui tutti i protagonisti escono sconfitti. Storie scritte in modo brillante e con stile, descrizioni e personaggi accattivanti. I lettori amanti del lieto fine rimarrano delusi. La tristezza è permeante su tutti i racconti, specie i finali, però, al lettore rimane tanto da pensare e da riflettere. Un libro consigliatissimo, uno scrittore straordinario, mi riprometto di leggere tutta la sua produzione!

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    armando

    27/02/2011 11:14:23

    Consigliato. Il libro si compone di undici racconti, undici solitudini, appunto. Un commentatore che mi ha preceduto in questa rubrica ha ritenuto che la traduzione non sia all'altezza della qualità e dell'importanza dell'opera: sul punto, personalmente, non saprei dire. I racconti sono costruiti in modo perfetto, con metrica infallibile. Uno spaccato di vita (quello quotidiano, s'intende) stupendo e dolorosissimo; Non prendetevela se, letto il libro, vi sentirete meno sicuri di voi stessi e della vostra vita. Provate a pensare, se vi riesce, che in fondo è solo un libro...

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    francesco

    14/03/2010 13:40:36

    autore di grande classe. il racconto "nessun dolore" è un autentico gioiello.

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    amz

    11/02/2010 14:51:45

    Undici racconti, uno meglio dell'altro. Grandissimo Yates

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    vittoria

    26/07/2009 20:01:05

    un vero capolavoro !

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    Daniele Botti

    30/06/2009 09:35:44

    Capolavoro da 5 su 5, rovinato da una traduzione scolastica che merita meno di zero, per cui questa edizione della minimum fax raggiunge a malapena il 2 su 5.

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    Barbara

    08/03/2008 09:37:52

    "Undici solitudini" è una raccolta di racconti che contiene abbondanti riferimenti autobiografici, anche quando i protagonisti sono lontani dall'autore per età, sesso, condizione sociale. Proprio per questo, credo, la sua voce suona tanto sincera nell'amarezza e nella disillusione, nel disincanto con cui guarda la realtà, nel suo assoluto "non giudicare" i suoi personaggi. Anche se la sua partecipazione emotiva non trapela, chi legge rimane affascinato e non può fare a meno di sentirsi coinvolto, a volte persino trepidante, per la sorte di queste figurine così ben tratteggiate, che ci sembra sempre di conoscere perché ci ricordano qualcuno. Non lo definirei un autore pessimista, nel suo spietato realismo non da l'impressione di avere una visione negativa del mondo e degli uomini: li descrive semplicemente come sono, ce li presenta come se parlasse di se, o di noi, con totale - quasi serena - obiettività. I suoi personaggi sono incredibilmente vivi e reali, perché come la persone vere non sono del tutto buoni o del tutto cattivi, non sono sempre vittime o soltanto carnefici, hanno la stessa ambivalenza della gente comune di fronte alla situazione magari difficile in cui la vita li ha messi. Alla fine di ogni episodio un po' di amaro in bocca rimane, ma è esattamente il gusto che ogni tanto la vita ha per tutti … Certo non è il libro che regalerei a chi è in cerca di pura evasione, o che rileggerei in un momento un cui ho bisogno di mandare la mente in vacanza, ma se non avete paura di pensare, o di sentirvi un po' meno buoni quando vi ritrovate in un personaggio, allora vi piacerà.

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    Paola

    27/07/2007 16:48:20

    Undici racconti scritti benissimo, che esprimono la vita e i pensieri.

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    Ale

    02/05/2007 12:30:16

    Per chi ama la buona letteratura. Una raccolta di racconti straordinari, mai banali, veri, sentiti, con personaggi a tutto tondo, umani, indimenticabili. Mi sono domandata come mai, in Italia, questa raccolta sia passata più o meno inosservata. Yates è un GRANDE NARRATORE.

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  • Richard Yates Cover

    Richard Yates nasce da Vincent, aspirante tenore diventato rappresentante della General Electric, e da Ruth, detta Dookie, scultrice sempre sul punto di sfiorare il successo. Dopo l'abbandono del marito, pur senza un soldo Dookie cerca di far frequentare ai figli scuole e ambienti che li rendano persone raffinate.Nel 1944, subito dopo il diploma, Richard viene arruolato e spedito in Francia. Comincia a leggere scoprendo Wolfe, Hemingway, Eliot e soprattutto Il grande Gatsby, che riterrà sempre, con Madame Bovary, il libro-chiave della tecnica narrativa.Congedatosi nel 1946, si sposa a New York; nel 1951 grazie a una piccola pensione assegnatagli per la lieve forma di tubercolosi contratta in servizio può tornare in Europa e dedicarsi per due anni e mezzo alla scrittura a tempo... Approfondisci
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