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Herbert Marcuse

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1999
Pagine: 260 p.

8 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Sociologia e antropologia - Sociologia

  • EAN: 9788806152543

Recensioni dei clienti

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    Vaduz

    24/05/2016 11.11.21

    Perché non ristampano più un simile capolavoro? Ho fatto una fatica immane a trovarlo. Grande, grande, incommensurabile Marcuse.

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    AlessioTr

    15/02/2016 23.48.37

    Un libro importante che sorprende per il suo evidente carattere attuale (a mezzo secolo di distanza è sconcertante leggere i brani sul "pensiero a una dimensione", ad esempio). Lo considero divisibile in due parti, non fisicamente bensì idealmente: una è quella che di più sente il peso degli anni e dei molti cambiamenti, ossia quella squisitamente filosofica (prettamente materialistica e dialettica, in senso marxista più che hegeliano); l'altra, quella che più ho apprezzato, è la descrizione critica della società occidentale nel modo di produzione capitalistico avanzato sotto tutti gli aspetti, mediatici tecnologici politici comunicativi ecc. La tesi di fondo è che in questa società è sistematicamente represso qualsiasi pensiero negativo -cioè proponente cambiamento-, che viene assorbito nel "positivo", cioè nell'"universo di discorso" caratteristico del sistema stesso; a quest'ultimo quindi non nuoce minimamente. Se il sistema economico-sociale è però ingessato e autovalidantesi il confine tra una dittatura manifesta e un sistema di diritto che porta sulla bandiera impresso il principio della libertà diventa ambiguo e sottile. Solo la rinascita di un pensiero negativo, che necessariamente deve incalanarsi nell'arte -unica forma di comunicazione non soggetta alle regole del dominio sociale- può lasciar sperare in un futuro di liberazione sostanziale dell'essere umano. Questo il filo rosso per come io l'ho inteso. Su questo Marcuse imbastisce complesse argomentazioni ben calate nella realtà, con opportuni esempi, farcite con argute proposizioni filosofiche. Il testo presenta delle criticità, l'impianto socialista di Marcuse è evidente e questo in un certo senso compromette parte dell'integrità delle sue tesi; in complesso risulta comunque essere una lettura necessaria per chiunque senta il bisogno di guardare il mondo con occhio critico e sguardo penetrante, al di là di qualsiasi colore politico.

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    Mauro Lanari (dedicato a Orietta Anibaldi e Fabio)

    19/07/2011 18.50.50

    Ne "L'uomo a una dimensione" Marcuse mette in guardia da un sé psichico beantesi della realizzazione di bisogni oggettivamente condannabili come falsi: "i bisogni che perpetuano la fatica, l'aggressività, la miseria e l'ingiustizia [...] può essere che l'individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa felicità non è una condizione che debba essere conservata e protetta. [Essa infatti arresta] lo sviluppo della capacità (sua e di altri) di riconoscere la malattia dell'insieme e afferrare le possibilità che si offrono per curarla. Il risultato è pertanto un'euforia nel mezzo dell'infelicità" (p. 19), "una 'coscienza felice' che facilita l'accettazione dei misfatti di questa società" (ivi, p. 88). E nella introduzione alla riedizione italiana del marcuseano "Ragione e rivoluzione. Hegel e il sorgere della 'teoria sociale'" (1941/1960, 1966/1997), Carlo Galli scrive che per Àgnes Heller la condizione postmoderna è "la circostanza che il soggetto viva soddisfatto in una società insoddisfatta" (p. 15), è il "dannato accontentarsi [...] in un mondo oltraggioso" ("Il potere della vergogna. Saggi sulla razionalità" [1983, 1985], p. 329), insomma è la distopia o antiutopia dell'odierno reincanto inveratosi proprio secondo la modalità denunciata da Marcuse.

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    Willy

    05/07/2007 00.30.10

    Marcuse analizza il metodo d'analisi in principio, segue il "cosa" analizzare, poi i fatti e le possibili conseguenze. Profetico, a più di 40 anni di distanza è assolutamente attuale. Un punto di vista che difficilmente si può ignorare. Se si riesce a cogliere l'essenza del pensiero si scopre l'analisi obiettiva delle società di stampo occidentale.

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    Luca

    28/01/2007 16.19.45

    Questo è il miglior libro di filosofia che il Novecento abbia prodotto. È anche il più onesto. Scritto nel 1964, è tuttavia attualissimo. Ancora oggi, nel 2007, quasi vent'anni dopo la fine del Secolo Breve. Sorprendentemente attuale. Addiritura ‘profetico’ nell’analisi socioeconomica. Metaforicamente, beninteso. Leggendo questo libro, ci si squaderna dinanzi la nostra epoca. In modo folgorante. Al di là di futili definizioni e fuorvianti etichette dell'idioletto 'accademichese' (oggi, purtroppo, predominante in ambito sociologico, politologico e filosofico). Un'ineguagliabile profondità analitica e sintetica lo contraddistingue. Un'onestà intellettuale che rifulge in tutto il testo. Lungi da qualsiasi tentazione surrettiziamente conciliatoria o culturalmente 'opportunistica'. Dice tutto quel che c'è da dire, senza remore o compromessi. Illuminante più di qualsiasi altra analisi sociologica o politica o storica di anni più recenti. Vi invito caldamente a leggerlo: vedrete la nostra società con occhi nuovi. Un libro dirompente e oltremodo pregnante. Uno dei più sconvolgenti che io abbia mai letto.

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    27/09/2005 09.59.00

    Inquietante non trovare alcuna negazione critica al mondo reale nel mondo stesso. una chiusura vera del discorso e dell'azione, ogni cosa contraria al sistema viene assorbita, contenuta sull'orlo di una guerra nucleare. l'arte, la letteratura, la liberà, la politica, perdono i loro contenuti, non perchè meno importanti di un tempo,ma perchè ridotti a semplice merce. un libro i cui riscontri nella realtà sono evidenti: pluralismo, democraticizzazione dei beni di consumo, alto tenore di vita, sembrano precludere qualunque cambiamento qualitativo. sicuramente da leggere, ricco di spunti di riflessione.

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    G.

    11/09/2004 18.10.26

    IL PIU' GRANDE LIBRO DI FILOSOFIA DEL SECOLO.

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