L' uomo a rovescio

Fred Vargas

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 328 p., Brossura
  • EAN: 9788806194406
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Recensioni dei clienti

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    And the Oscar goes to ....

    01/03/2016 13:16:51

    Primo libro di Vargas che ho letto. Piaciuto.

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    Ross

    14/03/2014 14:18:59

    Probabilmente mi sono avvicinata a questa autrice dal...libro sbagliato! O forse mi piacciono i thriller un po' più "forti" e movimentati, pieni di colpi di scena, suspense o comunque di trovate un po' più originali. In questo romanzo, purtroppo, non ho trovato nulla di tutto questo e pure la qualità della scrittura (alla quale sto attentissima), mi è sembrata piatta e banale, sufficiente certo, ma senza lode e senza infamia. Chi si aspetta le atmosfere notturne e morbose relative ai lupi mannari, abbandoni ogni idea di leggere questo libro, come anche chi si aspetta un gran intrico poliziesco. La fine, inoltre, dopo pagine di noia, arriva quasi troppo presto (comunque, per fortuna).Insomma, a me, personalmente, non è piaciuto particolarmente anche se comunque l'ho letto volentieri. Diciamo che mi sarei aspettata di più. Darò un'altra possibilità all'autrice, poi, se non va meglio, considererò il capitolo chiuso!

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    NicolaAgrelli

    19/02/2014 01:23:57

    Dunque, ho appena finito "L'uomo a rovescio": inizio ad abituarmi, dopo aver letto due giorni fa "l'uomo dei cerchi azzurri", a questo genere di giallo così diverso da quelli a cui sn abituato! La storia è sicuramente più carina del primo, l'ambientazione evocativa e piacevolissima fa da sfondo ad una storia fondamentalmente non caratterizzata da picchi o colpi di scena. Come al solito non si ricerca febbrilmente la verità ma si aspetta che essa colpisca la mente dei protagonisti! La fine intuibile una 50ina di pag prima della rivelazione ma comunque inaspettata..molta più azione, e meno apatia di Adamsberg (x metà libro non pervenuto) fanno meritare a questo secondo lavoro della Vargas un voto leggermente superiore al primo! Vediamo come andrà con il prossimo!

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    spaggio

    11/11/2013 23:21:57

    Dopo "L'uomo dei cerchi azzurri" (mio voto: 1) ho letto questo secondo libro del ciclo Adamsberg: un po' meglio, ma non troppo. Sì, il testo scorre, sì, si fa leggere, ma basta questo alla qualità di un libro? La suspence latita assai(non dovrebbe essere un thriller?), i personaggi sono scontornati con l'accetta: improbabili e stereotipati, soprattutto il Guarda (sembra più un pellerossa da western B Movie che un pastore francese d'oggi) e Soliman. La svolta della storia si produce nelle trenta pagine finali senza fornire spunti o presupposti logici oppure intuitivi nelle pagine precedenti: non si trattano così i lettori ragionanti. Insomma, mi sorprende il successo di questa scrittrice: leggerò anche il terzo libro della serie ("Parti in fretta e non tornare") accingendomi alla cosa con poco entusiasmo (non lascio qualcosa a metà, se trilogia è trilogia sia) sperando in un colpo di reni della Vargas. Spes ultima dea.

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    millelire

    01/10/2012 16:13:24

    Buon romanzo, poco noir e più poliziesco. La trama è avvincente anche se il ritmo non è serrato e alcuni dialoghi sono un po' sincopati. Buono nel suo insieme; promosso.

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    Luca

    25/09/2012 13:10:45

    Libro incentrato sulla figura di Camille più che su quella di Adamsberg, il quale entra nella storia a 2/3 del romanzo. Qui Danglard quasi non compare (se non come figura a margine e mai coinvolta) e pertanto non vi è spazio per i divertenti duetti/scontri con Adamsberg. La trama non presenta particolari colpi di scena e si trascina fino a una fine tutt'altro che originale (soprattutto per chi è abituato al genere noir). Sullo stie nulla da ridire in quanto il libro scorre e si fa leggere con piacere.

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    Carlo

    29/07/2012 08:03:02

    L'inizio è intrigante. Poi la trama s'ingarbuglia e infine la "spiegazione" del mistero è così inverosimile e assurdamente complicata che non si sa se ridere per la buffonata o incaz...si per la presa in giro.

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    Anna

    04/07/2012 09:57:16

    Probabilmente non è il romanzo più riuscito del pur bravvisima Vargas, la cui abilità narrativa è tale da tenere inchiodato il lettore fino all'ultima riga. Tuttavia la trama è alquanto improbabile, così come i personaggi

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    Francesca

    08/05/2012 17:22:21

    Spinta dall'entusiasmo derivato dalla lettura del primo libro della saga di Adamsberg ,"L'uomo dei cerchi azzurri", ho iniziato a leggere "L'uomo a rovescio" secondo libro in cui compare l'amato commissario uscito dalla penna della scrittrice Fred Vargas. Il verbo comparire non è stato scelto a caso...infatti in questo libro Adamsberg non è il protagonista assoluto, ruolo che è a tutti gli effetti di Camille, l'eterna amante in fuga del commissario. Camille, fugace e inafferrabile nel primo romanzo, prende qui vita e corpo. Il lettore ne scopre dettagli materiali: fa l'idraulico e compone colonne sonore... Grande assenza di Danglard, la metà razionale del commissario "spalatore di nuvole", che viene solo citato un paio di volte. Il ritmo del libro, sicuramente incalzante all'inizio si fa via via più lento fino all'effettiva entrata in gioco (un pò tardiva?) di Adamsberg. Peccato.

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    Fabrizio

    17/01/2012 20:29:13

    Anche questo è un ottimo libro della Vargas. L'ho letto dopo la cavalcata dei morti ma non mi ha assolutamente deluso! Scorrevole, lo si legge in un fine settimana. Trama avvincente.

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    Pam

    05/10/2011 16:19:12

    rispetto ad altri dello stesso autore, un po' prolisso e poco avvincente, manca come quel qualcosa che c'era negli altri

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    francesco c.

    12/06/2011 13:40:06

    E' il primo libro che leggo della Vargas e francamente devo dire di essere rimasto un po' deluso. Peccato perché questa era una storia intricante e inquadrata in un contesto ambientale potenzialmente molto suggestivo. Già, potenzialmente! L'inizio è ottimo, il climax di tensione è portato avanti abilmente, poi però il libro inizia ad arenarsi e non riesce più ad uscire dalla secca. E' tutto troppo semplice, per chi ne mastica di gialli (anche se questo non è propriamente un giallo), non sarà arduo scoprire il mistero ed inoltre i personaggi sono stereotipati fino alla nausea. Non mi è poi piaciuta la prosa, anche se qui credo ci sia lo zampino del traduttore che probabilmente non ha dato il meglio di se. Tirando le somme, rimane una storiella piacevole, una lettura scorrevole e leggera, ma c'erano i presupposti per fare molto meglio....molto!

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    Ragnetto

    11/04/2011 22:59:41

    Rispetto a "L'uomo dei cerchi azzurri" il racconto è un pò più fluido, i personaggi strambi ma non troppo e Camille, così "immateriale" nel primo libro della serie, qui è fin troppo presente...Ciò nonostante, è una bella storia, un bel giallo, e Adamsberg è davvero un gran personaggio.

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    Kat70

    16/05/2010 20:20:31

    Carino ma sottotono rispetto agli altri. E' ben scritto come tutti i romanzi della Vargas, ma secondo me è il peggiore della trilogia di Adamsberg. Si legge in pochissimo tempo ma non lascia un gran segno, l'ho trovato a tratti noioso e scontato.

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    Robin

    02/12/2009 13:42:27

    Non è un capolavoro, ma mi è piaciuto. Come sempre, divertente e appassionante. Molto francese =)

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    simona proietti

    10/07/2009 16:03:49

    Sempre molto ben scritto, ma meno avvincente rispetto altri titoli dell'autrice. Qui, Frederica tradisce il suo proposito del giallo "semplice", complicando la trama con un colpevole poco credibile. Quello che resta alla fine, è la sensazione che il giallo sia solo la cornice narrativa della vera storia all'interno del romanzo: l'eterno lasciarsi/prendersi di Adamsberg e Camille. Comunque piacevole.

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    Slobodan

    01/06/2009 14:32:17

    Un ottimo libro, con dei bei personaggi. Mi spiace che il cacciatore di pellicce e l'osservatore di orsi sia il cattivo della situazione.

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    maro

    07/04/2009 23:53:01

    chiamatelo fiacco............

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    STEFANO R.

    06/04/2009 23:09:06

    Premetto che avendo sentito parlare e letto della Vargas quando in Italia una discutibile (ma forse comprensibile dal punto di vista editoriale) decisione della Einaudi aveva fatto uscire tre romanzi in ordine sparso, puntando soprattutto su "Sotto i venti di Nettuno", ho deciso di leggerli in ordine rigorosamente cronologico. Pertanto la comparsa di Adamsberg, personaggio che entrerà nella storia della lettratura "giallo-nera" si è avuta ne "L'uomo dai cerchi azzurri". In questo "L'uomo a rovescio" fa la sua entreé Camille e non sono d'accordo con i lettori che mi hanno preceduto: forse c'è un pò di prolissità, in alcuni punti, ma la perfezione dello schema "giallo" rivelata alla fine, vale il libro (anche se di serial killer per traumi psicologici infantili ne abbiamo conosciuti molti). Quindi il mio voto è un 4 su 5.

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    mauro

    23/03/2009 22:44:14

    Notevole.........

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Con un ritmo avvolgente e uno stile letterario elegante, la Vargas ci conduce in un'avventura in cui il commissario Adamsberg dovrà affrontare un inquietante caso ammantato dall'ombra del licantropismo.

Massart ha già una cattiva nomea che i bambini manco gli si avvicinano. Cosa vuoi che gliene importi delle rivelazioni di Suzanne? Già si dice in giro che è glabro, impotente, frocio, suonato e chissà cos’altro. Anche lupo mannaro, cosa vuoi che gliene freghi? Lui ha le spalle grosse.

Usano armi insolite, gli assassini dei romanzi della scrittrice francese Fred Vargas, lasciano tracce strane sui corpi dei cadaveri: erano i buchi perfettamente allineati lasciati da un tridente in Sotto i venti di Nettuno, sono i denti aguzzi della possente mascella di un enorme lupo ne L’uomo a rovescio.
Ci sono delle leggende popolari che danno voce alle paure profonde degli uomini, per spiegare fatti di sangue orrendi che sembrano andare al di là della concezione umana pur rivelando una intenzionalità che non è solo animale - una di queste è quella del lupo mannaro o licantropo, dell’uomo-lupo, insomma, o dell’”uomo a rovescio”. Perché la sua caratteristica è di essere completamente glabro: ha i peli all’interno, una pelliccia rivoltabile da esibire quando agisce secondo la sua natura lupesca. Peccato che, per provare che un uomo sospettato di feroci crimini sia un licantropo, bisogna aprirlo come se ci fosse una cerniera.

Nel Mercantour, nel Sud della Francia, la presenza dei lupi non è strana, ce n’è un gruppo intero e ognuno di loro ha un nome, c’è anche un giovane canadese che è venuto apposta per fare delle ricerche su di loro. Ad un certo punto, però, iniziano le stragi di pecore negli ovili - gli squarci sulla gola delle bestie accusano un lupo di enormi dimensioni. Può essere il grosso Crassus che non è stato avvistato da tempo? Finché muore una donna, il che è strano, perché i lupi non attaccano le persone e Suzanne non era certo così stupida da averlo provocato. E i sospetti cadono su un malcapitato macellaio, solo perché non ha peli e si fa gli affari suoi.
Il protagonista dei romanzi di Fred Vargas è sempre il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e, in questo caso, compare tardi sulla scena, perché i delitti (altri due uomini, entrambi anziani, vengono trovati azzannati, dopo Suzanne) avvengono lontano da Parigi. Di Adamsberg abbiamo già avuto modo di osservare la sua pacatezza: è veramente l’elogio della lentezza, quello che l’autrice fa attraverso questo personaggio. Non più giovanissimo, mai irruento, incapace di pensieri organizzati e logici, ha la dote dell’intuizione. E dell’empatia. Ne L’uomo a rovescio instaura immediatamente un legame di comprensione con il vecchio Guarda e il giovane di colore che, insieme a Camille (la ragazza che Adamsberg ha amato e che qui ritrova per caso), danno la caccia all’assassino sui monti del Mercantour a bordo di un puzzolente camion bestiame.
È la parte più bella del romanzo, il viaggio della donna, del vecchio che si sente in colpa per non aver saputo difendere Suzanne e del ragazzo nero che è stato adottato dalla ruvida e generosa Suzanne. A cui si aggiunge poi Adamsberg, ancora innamorato di Camille che è innamorata del ricercatore canadese. Bella la descrizione dell’arrancare del camion sulle strade di montagna, i dialoghi tra il vecchio e saggio guardiano di pecore che sa essere un buffo gentiluomo, il giovane nero che ha la mente piena di storie africane e Camille, che non ha saputo rifiutarsi di accompagnarli in quella caccia al lupo mannaro. Salvo poi accorgersi che il cacciatore può anche essere il cacciato.

A cura di Wuz.it