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Richard Sennett

Traduttore: A. Bottini
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788807883804
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    manlio brusatin

    11/01/2009 12.18.58

    Nel naufragio della Società Liquida, Sennett riesce ad assicurarsi una scialuppa e scopre un tipo che sia chiama Craftsman che dalla new economy era considerato come una badante. Ora dopo la fuga dalla nave di un’orda di voraci roditori-manager si scoprono le virtù dell’uomo-artigiano, sempre rimasto a remare e per fortuna non estinto. Lo ha scoperto Sennett che oltre alla “promozione” ad artigiani di “medici, musicisti e cuochi” parla di una società di individui (non una classe) che ha sempre lavorato con la testa china nella bottega alla produzione di oggetti belli e buoni accanto alle loro virtù principali, le meno stimate, la modestia e la pazienza. Una bella favola ora postcapitalista, nemmeno scritta bene, che nel romanticismo contrapponeva all'avanzante società industriale un poetico dandy con tuba e bastoncino al Prometeo elettromeccanico di Frankenstein. Costui però per Ruskin era un artigiano-artista-intellettuale che imparava materialmente a tessere per dipingere, costruire per scrivere, a fare arte per vivere un’altra vita. Ora il professor Sennett dovrebbe spiegarci seriamente come nella post-modernità stia rinascendo lo spirito artigiano, che c’è , e che riguarda assolutamente le figure di una favola italiana, di Geppetto artista del legno e Pinocchio burattino staminale. Questa realtà si chiama design (parola inglese dal significato italiano) e questo è l’unico modello post-industriale dove rinasce l’artigianato di qualità, dove soggetto/progetto/oggetto diventano la bottega, l’utensile, il manufatto dell’artigianato classico, ridotto a spezzatino dalla società industriale. Sennett che ha avuto una vita troncata al destino di musicista (e non si è fatto il callo del violista) “scopre” perfino Stradivari e il suo libro è una poltiglia indigeribile di scoperte riscaldate. Oltre alla sciagura delle sue dichiarate (in)attitudini culinarie ci propina l“elogio del cacciavite" al posto, che so, della vite di Archimede che è come elogiare il manico invece della zappa. Si, il difetto sta nel manico.

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