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L'uomo che cade - Don DeLillo - copertina
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Descrizione


Keith Neudecker lavora nelle Twin Towers e sopravvive al crollo di una delle due. Si ritrova coperto di cenere, vetro e sangue, in mano stringe una valigetta non sua. Scioccato, si fa portare a casa della moglie Lianne, dalla quale si era separato da oltre un anno. Keith e Lianne cercano di riavvicinarsi, con loro c'è il figlio Justin, che passa le giornate scrutando il cielo alla ricerca di altri aerei mandati da Bill Lawton (così, con i suoi amici, Justin storpia il nome di bin Laden). Dalla valigetta Keith risale a Florence, un'altra sopravvissuta, che inizia a frequentare all'insaputa della moglie. Una relazione, anche sessuale, retta sul trauma che li accomuna. Nella seconda parte compare Nina, la madre di Lianne. Da dopo il suicidio del marito sta con Martin, un uomo ambiguo che ha vissuto tra gli Stati Uniti e l'Europa: un miscredente, un occidentale, un bianco, ma forse anche un terrorista. Tre anni dopo, il tentativo di ricostruire la famiglia è fallito: Keith trascorre lunghi periodi in viaggio, da Parigi a Las Vegas, immerso nei tornei di poker, assorbito in una vita che lo riduce quasi una cosa; Lianne aiuta con corsi di scrittura creativa anziani affetti dall'Alzheimer e si è avvicinata alla religione cattolica. Le loro vite sono intersecate dall'uomo che cade, un performer che si lancia in caduta statica da vari punti della città, assumendo le posizioni di un uomo che si era buttato dalle Torri prima del crollo: "a testa in giù, con le braccia tese lungo i fianchi, un ginocchio sollevato".
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Dettagli

2009
Tascabile
22 settembre 2009
257 p., Brossura
9788806199593

Valutazioni e recensioni

2,96/5
Recensioni: 3/5
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Costanza
Recensioni: 1/5

Do 1 perché non si può dare 0. In tutta la vita ho letto solo un altro libro brutto quanto questo. L'autore sfrutta l'11 settembre per vendere, ma del romanzo questo libro non ha niente. Storia pesante e sconclusionata, difficile da seguire. Stile terribile, nemmeno la punteggiatura è giusta. Non so se si tratta di una tecnica per trasmettere il caos dell'evento o meno, fatto sta che nemmeno 300 pagine diventano pesanti come se fossero 2000. Sconsigliatissimo.

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Giuseppe Russo
Recensioni: 4/5

Scrivere sugli eventi dell'11/9 potrebbe diventare, col tempo, uno degli orizzonti dell'epica contemporanea. Probabilmente questo non è il miglior romanzo di DeLillo né la storia più significativa che la letteratura possa sviluppare su quegli avvenimenti, ma è altrettanto vero che tentare di scriverlo meglio sarebbe stato semplicemente inutile, perché qui si cerca di narrare il non-narrabile. I nuclei emotivi che più mi hanno colpito sono due: 1) la tristezza di Lianne, che cerca di far parlare i superstiti, di fronte al caso di Rosellen, che a causa dello stress post-traumatico ogni tanto dimentica dove abita; 2) il vortice autodistruttivo in cui cade Keith per il fatto di non riuscire a capire il senso del suo essere sopravvissuto (un po' come accadde a quei superstiti dei Lager nazisti che non riuscivano ad elaborare la loro vita in un "dopo" semantico). Le tre parti in cui il libro è diviso sono proposte in confluenza verso il punto da cui la storia avrebbe dovuto iniziare, se fosse stata una storia qualsiasi: l'impatto del Boeing 767 con la torre sud, presentato come uno stupro simbolico in cui il violentatore non muore proprio perché ci sono dei superstiti che rappresentano la continuità dell'evento che non doveva mai accadere. Forse è proprio questo il motivo per cui l'unico a fare una brutta fine è il «Falling Man» del titolo: l'unico soggetto che voleva elaborare il trauma per superarlo e che in questo modo cercava di opporsi all'affermazione apocalittica di Martin: «Dove un tempo c'era l'America, ora c'è uno spazio vuoto» (cap. 10), un vuoto simbolico che lui voleva riempire per aiutare tutti ad andare avanti, operazione che però ha bisogno che questi "tutti" desiderino davvero andare avanti, il che esula dal libro perché DeLillo si è concentrato sull'incommensurabiltà del trauma.

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Giuseppe Russo
Recensioni: 4/5

Scrivere sugli eventi dell'11/9 potrebbe diventare, col tempo, uno degli orizzonti dell'epica contemporanea. Probabilmente questo non è il miglior romanzo di DeLillo né la storia più significativa che la letteratura possa sviluppare su quegli avvenimenti, ma è altrettanto vero che tentare di scriverlo meglio sarebbe stato semplicemente inutile, perché qui si cerca di narrare il non-narrabile. I nuclei emotivi che più mi hanno colpito sono due: 1) la tristezza di Lianne, che cerca di far parlare i superstiti, di fronte al caso di Rosellen, che a causa dello stress post-traumatico ogni tanto dimentica dove abita; 2) il vortice autodistruttivo in cui cade Keith per il fatto di non riuscire a capire il senso del suo essere sopravvissuto (un po' come accadde a quei superstiti dei Lager nazisti che non riuscivano ad elaborare la loro vita in un "dopo" semantico). Le tre parti in cui il libro è diviso sono proposte in confluenza verso il punto da cui la storia avrebbe dovuto iniziare, se fosse stata una storia qualsiasi: l'impatto del Boeing 767 con la torre sud, presentato come uno stupro simbolico in cui il violentatore non muore proprio perché ci sono dei superstiti che rappresentano la continuità dell'evento che non doveva mai accadere. Forse è proprio questo il motivo per cui l'unico a fare una brutta fine è il «Falling Man» del titolo: l'unico soggetto che voleva elaborare il trauma per superarlo e che in questo modo cercava di opporsi all'affermazione apocalittica di Martin: «Dove un tempo c'era l'America, ora c'è uno spazio vuoto» (cap. 10), un vuoto simbolico che lui voleva riempire per aiutare tutti ad andare avanti, operazione che però ha bisogno che questi "tutti" desiderino davvero andare avanti, il che esula dal libro perché DeLillo si è concentrato sull'incommensurabiltà del trauma.

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Conosci l'autore

Don DeLillo

1936, New York

Nato e cresciuto nel Bronx, allora abitato in gran parte da italoamericani, frequenta scuole cattoliche fino agli studi universitari; l'influenza degli studi cattolici traspare in molti dei suoi scritti e principalmente in Underworld (1997).Finiti gli studi, inizia a lavorare come pubblicitario e ad interessarsi di arte e musica, particolarmente al jazz e alla scrittura. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Americana, tradotto in italiano solo nel 2000. Nel 1972 pubblica End Zone e l’anno successivo Great Jones Street (tradotto in italiano nel 1997) che narra di un artista rock ritiratosi a vivere in un ambiente spoglio.Alla fine degli anni Settanta intraprende un lungo viaggio formativo in Medio Oriente e in India, successivamente si trasferisce in Grecia dove vive per tre anni e...

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