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Joe Hill

Traduttore: A. C. Cappi
Collana: Pandora
Anno edizione: 2016
Pagine: 312 p. , Rilegato
  • EAN: 9788820060916

Per i figli d’arte non è mai troppo semplice. Eppure ci provano in tanti, figli di musicisti, attori e scrittori: sfidano tutti, in primis se stessi, per realizzare qualcosa che hanno imparato ad amare fin da bambini, grazie – appunto – ai genitori. Prendete, per esempio,Joe Hill erede di Stephen King: figlio di cotanto padre deve avuto crisi di panico anche solo nello scrivere i primi temi a scuola. Però è cresciuto e ci ha provato. Molto onestamente, i suoi libri precedenti li ho letti perché, amando King, volevo dare un’occasione anche a suo figlio, e li ho apprezzati per il coraggio, soprattutto.

Con The Fireman Joe Hill è cambiato.

Tralascio, in questa recensione, due elementi: 1) le assonanze (rimandi, citazioni, affinità e letture al contrario) con L’ombra dello Scorpione di Stephen King (discorso che merita un approfondimento a parte); 2) la decisione dell’editore, di dividere il libro in due volumi. Ci sta, non ci sta, perché, per come, etc. Joe Hill ha dato il suo benestare all’operazione (ciascuno libro è, comunque, in vendita a un prezzo contenuto) e ce lo becchiamo così, se ci va di leggerlo.

E io ne avevo molta voglia.

Quella di The Fireman è la storia di una spora (la Scaglia di Drago) che sta distruggendo il genere umano perché, espandendosi come un marchio sulla pella, provoca un progressivo surriscaldamento delle persone e le porta alla morte per autocombustione. Proprio dalla cenere degli arsi che si espande l’epidemia, anche se nessuno sembra saperlo, o averlo capito o, peggio ancora, volerlo comunicare al mondo.

In questo scenario apocalittico, Harper, un’infermiera coscienziosa e sposata con l’attraente Jakob, scopre di essere incinta e infetta. E scopre – allo stesso tempo – che il marito e la società non sono pronti all’accoglienza e alla tolleranza nei confronti degli infetti. Anzi. Dopo una prima separazione, Jakob torna a casa per uccidere la bella moglie che non ha la minima intenzione, invece, di rinunciare alla sua vita e a quella del nascituro.

Scappando grazie all’aiuto dell’Uomo del fuoco, Harper trova rifugio in un posto in cui gli infetti  sopravvivono alla spora (vivendo senza andare a fuoco, praticamente) e alla furia che imperversa contro di loro: i sani, infatti, vogliono stanarli e cremarli, sopraffatti dal panico e dal terrore. Ma anche la vita nella comunità di rifugiati non è facile: Harper scopre di essere una donna forte, capace di sfidare delle regole che non condivide e incapace di stare di zitta, tenendo in bocca il sassolino della penitenza.

Cosa succederà nel seguito? Si rimane con la voglia di leggere, è fuori da ogni dubbio.

Joe Hill bisogna riconoscere di essere andato oltre i libri di genere, come quelli precedenti, e di essersi cimentato in una bella impresa, una storia che può essere letta su più piani (anche come metafora dei nostri tempi, e sì che ci piace ancora tanto mettere sui roghi le streghe e credere nelle sette che inneggiano alla salvezza) e di aver dato vita a una protagonista eccezionale, fragile, forte, incredibilmente umana – a volte anche stupida – degna sicuramente dei romanzi di King senior. Perché, sì il confronto si fa, e se anche Joe Hill risulta bravo e il suo romanzo un buon (davvero buon) libro, ragazzi non si scherza, King non si supera.

Recensione di Beatrice De Carli


Un brano dell’intervista di Antonello Guerrera su la Repubblica

The Fireman - L’uomo del fuoco parla di una peste contemporanea, “La Scaglia di Drago”, che sta sterminando l’umanità causa autocombustioni estremamente infettive. La protagonista è Harper, generosa infermiera di un lazzaretto, che cura come può i malati spacciati verso l’inferno. Perché questa piaga mondiale pare inarrestabile. Ma forse la soluzione ce l’ha “L’uomo del fuoco”, appunto.
«Lessi dell’autocombustione a 12 anni», spiega Hill. «Ho cominciato a vivere nel terrore, a pensare che un giorno sarei morto così».

E dunque ha deciso di scrivere “L’uomo del fuoco”.
«Il fuoco mi sembrava la metafora perfetta delle nostre paure: quella di estinguerci, del diverso, della malattia. Come gli zombie di Walking Dead, è l’orrore che temiamo per la nostra civiltà».

A proposito, perché il libro ha un ritmo molto particolare, a climax alternati, come quello delle serie tv?
«Noi scrittori dobbiamo combattere ogni giorno per far leggere le persone. Nell’era di Netflix, prodotti come Breaking Bad, Fargo, Game of thrones hanno trame sempre più simili a un romanzo. Perciò L’uomo del fuoco è a sua volta pensato come una serie tv, dove i capitoli sono legati ma anche autosufficienti. Dobbiamo adeguare la scrittura alla nostra epoca».

Recensioni dei clienti

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    Pupottina

    02/10/2016 17.57.13

    Originale ed avvincente storia horror distopica. Consigliata

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    Fabio

    10/09/2016 18.00.25

    Primo romanzo che leggo di Hill e non posso che riferirne come di una piacevole conoscenza. Attratto più dalla trama che dalle origini dello scrittore, L'UOMO DEL FUOCO appare come una storia piacevole ed avvincente anche se inspiegabilmente (ragioni, in realtà, smaccatamente economiche) divisa in due parti. Hill va lodato per non aver ceduto al desiderio di copiare la scrittura imapareggiabile del padre, utilizzando, quindi, un registro più "anonimo", ma adatto a far scorrere velocemente la lettura. Non si può parlare di colpi di scena a non finire, ma la voglia di scorpire come si svolgerà la seconda parte c'è. Non si può, neppure, parlare di un libro da ricordare per anni, ma non è certo carta imbrattata. Non si può, inoltre, parlare di situazioni originali, ma qualche spunto innovativo lo si trova. In sintesi, nulla di eclatante, ma utile per rilassarsi se non si hanno pretese eccessive... Avviso, se cercate un erede del Maestro/Padre King, lasciate stare: siamo lontani anni luce. Il solo modo per apprezzare questo libro è senza alcun preconcetto o aspettativa legata alla genealogia di Hill. Consigliato per chi cerca un libro più fantascientifico che horror e non vuole impegnarsi troppo; da sconsigliare a chi cerca un romanzo a cui dare un posto d'onore nei propri scaffali.

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