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Eraldo Affinati

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
Pagine: 177 p. , Brossura

6 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Cristianesimo - Istituzioni e organizzazioni cristiane

  • EAN: 9788804658962


Finalista al LXX Premio Strega. Presentato da Giorgio Ficara e Igiaba Scego.


Don Milani non ci lascia un’opera, una filosofia, un sistema, un progetto, ma energia allo stato puro. L’inquietudine che c’è prima dell’azione. Come se non fosse possibile tenerlo fermo per esaminarlo, sfugge a qualsiasi definizione.

Si può capire molto della psicologia di un uomo dai modi in cui narra una vita altrui, perché talvolta il metodo migliore per descrivere se stessi sta nel nascondersi. L’autore si eclissa innanzi al racconto dei propri modelli di riferimento, nella speranza che siano essi stessi, attraverso la capacità di essere evocati e la qualità del loro ricordo, a far emergere i tratti distintivi di chi li celebra.
Affinati nel corso della ricerca dell'eredità lasciata dal pensiero e dalle opere di Don Milani riesce innanzitutto a raccontare della propria esperienza da insegnante, portando alla luce una dedizione contagiante. Una passione che diventa un modello affettivo-esistenziale fondato sulla lezione del priore di Barbiana, una figura di cui percepisce indirettamente la presenza nel corso dei suoi viaggi nelle scuole di ogni continente, riconoscendone l’insegnamento sia negli occhi degli studenti sia in quelli dei maestri di frontiera, epigoni inconsapevoli ed eredi del prete ribelle.
L’autore, stranito ma confortato da tale onnipresenza, si rivolge a Don Milani in seconda persona in ognuno dei dieci capitoli del testo, intrattenendo un dialogo votato alla ricerca di quella condizione di autenticità in grado di definire le priorità morali della scuola e di ogni educatore.

Don Milani è ad oggi una figura ancora scomoda. Nato da una ricca famiglia toscana - da una madre di origini ebraiche - ebbe presto l’impulso di lasciare Firenze, le proprie ricchezze e le prestigiose frequentazioni dei salotti familiari, per iscriversi al seminario. Fu l’inizio di un percorso che gli permise di sviluppare una sensibilità cattolica autenticamente legata al messaggio pauperista del Vangelo e lontana dai barocchismi della Chiesa pre-conciliare, con cui presto giunse allo scontro. Solo da pochi anni infatti i suoi scritti hanno ottenuto l’imprimatur papale, per la precisione dal 2014, quando Bergoglio ha autorizzato la stampa delle Esperienze pastorali, ritirato dal commercio dal S.Uffizio nel 1958 poiché considerata una lettura inopportuna. In questo testo il sacerdote fiorentino preconizzava una società multi-etnica, priva di barriere o dogane, una prospettiva che necessitava di una scuola di servizio civile in grado di educare alla tolleranza, capace di preparare la società al cambiamento, rinnovandone anche il linguaggio.
Allontanato per le idee eterodosse, fu spedito a Barbiana, una sorta di penitenziario ecclesiastico in uno sperduto borgo sugli Appennini toscani, dove fondò un laboratorio pedagogico che accolse i giovani appartenenti al sottoproletariato rurale del piccolo paese. Qui predicò la necessità di recuperare questi esclusi, creando un inedito modello scolastico a tempo pieno e integrato al lavoro. Barbiana divenne in breve tempo teatro di una rivoluzione, dove la scuola era pensata per favorire l’integrazione degli ultimi, piuttosto che aiutare chi aveva già i mezzi per proseguire autonomamente gli studi, riferendosi evidentemente ai più fortunati coetanei cittadini. Il piccolo borgo toscano divenne un’isola di autenticità, in cui il prete incontrò una morte prematura, dopo una malattia debilitante che non gli negò tuttavia la gioia di rimanere fino all’ultimo tra i suoi allievi.

Affinati ha realizzato un reportage riflessivo dei luoghi - mondani ma anche spirituali - visitati da Don Milani in persona o dai suoi inconsapevoli eredi. Ha ascoltato le testimonianze degli allievi ancora in vita del prete ribelle, intervistandoli per carpire dopo decenni quale è stato il messaggio più importante recepito durante l’esperienza di Barbiana.
Emerge da queste interviste soprattutto la conservazione di una formidabile energia, un anelito a rinnovare se stessi, alla luce del Vangelo, poiché è necessario portare la rivoluzione prima nel proprio animo e solo in seguito nella società.
Un messaggio più spirituale che politico, di cui Affinati prova a restituire un’immagine accorata, invitando il lettore a recuperare l’opera di Don Milani, anche da atei, per riscoprire l’urgenza del suo programma pedagogico, in difesa di quegli ultimi che ora non sono più arroccati negli sperduti monti toscani, ma sbarcano quotidianamente lungo le nostre coste.

Recensioni dei clienti

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    luciano

    09/09/2016 22.25.17

    L'autore, che tra l'altro insegna a Roma nella scuola di lingua italiana per immigrati, racconta il suo pellegrinaggio nei luoghi di don Milani. E alla domanda se oggi esiste ancora la scuola di Barbiana, risponde con le parole che Enrico Balducci scrisse nel 1992: " Barbiana non è più in Mugello: Barbiana è in Africa, è nel Medio Oriente, Barbiana è una comunità musulmana, Barbiana è nell'America Latina. Le Barbiane del mondo dicono che noi ci comportiamo come se il mondo fossimo noi." E, l'autore, aggiunge: "Oggi i ragazzi di Barbiana vengono dall'Afghanistan, dalla Nigeria, dal mondo slavo. Hanno alle spalle detriti, macerie e relitti, eppure quando ridono sembrano aver dimenticato tutto." L'autore a Pasolini, che nel 1973 accusò don Milani di avere ignorato la guerra e il fascismo, risponde che, nell'estate del 1942 lo stesso Pasolini partecipò, quale rappresentante dei GUF di Bologna, ai " Ludi Juvenilis", una gara letteraria organizzata dai nazisti nei pressi del Lager di Bunchewald, dove i forni crematori andavano a pieno ritmo.

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    jacopo

    11/08/2016 16.38.39

    Non appassiona. Il personaggio di Don Milani, potenzialmente interessantissimo, in questo libro non ti entra nella pelle e non ti emoziona. Scritto bene, ma inconcepibile che sia arrivato secondo allo Strega. Fastidioso (e forse narcisistico) il fatto che l'autore parli di se stesso in seconda persona.

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    Cristiana

    01/08/2016 08.59.54

    La seconda persona usata quando l'autore parla di/con don Milani è strana ma interessante: un po' rivolta a se stesso un po' al soggetto del libro in un evidente e voluta (o inconscia) sovrapposizione; può sembrare autocelebrativa ma non disdice, in effetti l'autore sembra sincero e convinto nel suo impegno didattico di fatto simile a quello del grande esempio del prete di Barbiana. La figura di quest'ultimo esce dalle pagine fresca e reale: il ripercorrerne la vita attraverso i luoghi, oltre che le persone, l'ho trovato efficace. In più la scrittura è piacevole, più da romanzo che da biografia. Mi sarebbe piaciuto avere anche le foto dei luoghi descritti, ma quest'editoria un po' taccagna, un po' piagnona ce le ha probabilmente negate.

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    Donatella

    29/06/2016 08.08.38

    Con la sensibilità dell'insegnante l'autore coglie i segni della presenza di don Milani, personaggio tanto scomodo quanto incisivo, nel nostro presente e in tutti coloro che, in modi diversi, possono rendersi testimoni concreti delle sue idee innovative. Lo stile non è particolarmente accattivante ma alcuni passaggi lasciano il segno. Indubbiamente più degno di altri di concorrere al Premio Strega.

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    ant

    31/05/2016 20.30.10

    Libro dedicato al sacerdote Lorenzo Milani a 50 anni dalla scomparsa e parallelamente collegato all'attività dell'autore, cioè l'insegnante. Sottoforma di reportage questo testo fa trapelare l'operato di Don Milani, attraverso le narrazioni riguardanti i suoi scolari dalle origini e dalle estrazioni sociali più disparate, e poi dei luoghi che Milani frequentò per vari motivi, ma che lasciarono tracce indelebili sul suo carattere e sulla sua formazione; da Milano a Castiglioncello, passando per Montespertoli fino a Barbiana,uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Concludo estrapolando un passaggio in cui si parla proprio di Barbiana e naturalmente di Milani(p123) """A Barbiana ci sono andati tutti . I capitani scalzi, i condottieri senza regni,i semplici curiosi. Chi ha voluto raccogliere da terra un impossibile testimone da consegnare ai più giovani. Chi ha cercato di trovare il consenso che da solo non riusciva a ottenere. Chi ha sperato di conoscere se stesso. Negli anni è diventata un luogo di culto. Liana Fiorani ha riunito in un grosso volume le dediche che ogni anno i pellegrini in visita alla tomba di don Lorenzo lasciano sui quaderni del cimitero : una lunga scia di riconoscenza e devozione per molte persone che, ognuna a suo modo, vogliono testimoniare una presenza, come se fra queste rocce fosse celata la promessa, purtroppo spesso non mantenuta, di un'altra Italia""" Particolare

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    gianni

    30/04/2016 08.45.04

    La scelta della seconda persona la trovo piuttosto brutta stilisticamente: se si voleva inseguire l'effetto del dialogo interiore, mi pare che la cosa non riesca gran che. I continui rimandi ai viaggi dell'autore e a "tipi ideali" da Barbiana interrompono il filo più che integrarlo. Interessanti, anche se troppo ingenue, considerato il cinismo della società italiana, le riflessioni sulla scuola. Don Milani pare più il pretesto che l'oggetto del libro. Ma è importante che Affinati ne abbia parlato.

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    Claudio S.

    12/03/2016 15.02.58

    La passione e l'amore per l'insegnamento sono palpabili e scottano e questo si tocca con mano.Visitare un personaggio così scomodo e ingombrante come don Lorenzo può risultare fatale, ma Affinati ci mette tanto ardore e evita gli ostacoli insidiosi. Si reca nei luoghi della vita del prete fiorentino, dall'infanzia, all'adolescenza, dal periodo milanese fino allo sperduto Mugello di Barbiana e alla casa materna dove, a soli 44 anni, don Lorenzo muore. Un prete fino al midollo, un maestro fino alle viscere. Non è e non vuole essere una biografia (forse quella di Neera Fallaci rimane il top). Un po'come ha fatto la indomita Adele Corradi nel suo libro, Affinati ci fa vedere un suo don Milani; forse ognuno di noi ha un suo don Lorenzo che a distanza di decenni conserva intatta la sua carico di energia, di spirito e coscienza critica, di eversore nonviolento, alieno ad accettare le cose come appaiono. Il peccato originale di nascere ricco e agiato e non cristiano lo sconta tutto e, sul letto di morte, dirà che il miracolo è avvenuto: un cammello passerà dalla cruna di un ago.

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