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Harper Lee

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 269 p. , Brossura
  • EAN: 9788807031595

La grande scrittrice statunitense Harper Lee, nata nel 1926 in Alabama e passata a miglior vita lo scorso 19 febbraio, ci ha lasciato in dono una delle opere letterarie più belle che sia mai stata scritta sul tema del razzismo e delle ingiustizie sociali: “Il buio oltre la siepe”. Per chiunque abbia letto quel capolavoro, è difficile metterne da parte il ricordo e poter apprezzare appieno “Va’, metti una sentinella”, il romanzo ‘ritrovato’ che, alla sua uscita negli USA qualche mese fa, ha suscitato numerose polemiche. Le compromettenti condizioni di salute di Harper Lee, infatti, secondo alcuni rendono praticamente impossibile affermare che la pubblicazione di questo libro sia avvenuta con l’espresso e lucido consenso dell’autrice, mentre sembra più plausibile si sia trattato di una mossa astuta di eredi e agenti letterari.

In ogni caso, “Va’, metti una sentinella”, uscito in Italia per Feltrinelli, è un romanzo interessante sotto diversi punti di vista. Per gli ammiratori di Harper Lee, è un modo di confrontarsi con il primo approccio di questa scrittrice alla storia che prenderà forma più compiuta ne “Il buio oltre la siepe”, successivo a questo libro (che pare sia stato scritto a metà degli anni Cinquanta). Per tutti, inoltre, è un tuffo nella dimensione degli Stati del Sud dominati dalle discriminazioni razziali, di cui aiuta a comprendere meglio i meccanismi. Lo stile della scrittura, dotato di limpidezza e vivacità, rispecchia il modo di essere della protagonista, che narra la storia in prima persona: la ventiseienne Jean Louis Finch.

Già, proprio lei: la stessa ragazzina, soprannominata “Scout”, de “Il buio oltre la siepe”, qui è una giovane donna, determinata e indipendente, che – di ritorno da New York a Maycomb, in Alabama – deve fare i conti con amare rivelazioni e verità sul luogo in cui è cresciuta e sulla sua famiglia. Si mettano il cuore in pace, a questo riguardo, gli affezionati lettori de “Il buio oltre la siepe”, in cui il personaggio di Atticus Finch – padre di Scout – si distingueva per il suo senso di giustizia e per la sua accanita difesa di un uomo di colore innocente a dispetto di tutto e di tutti. La dolorosa scoperta che sua figlia compie è, infatti, che anche lui, proprio come tutti i bianchi a Maycomb, è un convinto assertore dell’inferiorità dei neri e un difensore della segregazione razziale. L’intera cittadina è ritratta come un luogo fortemente limitato e limitante, in cui essere donna significa sposarsi e dedicarsi ai pettegolezzi ed essere uomo vuol dire prendere parte ad associazioni di impronta razzista e saper bere in compagnia.

La protagonista, divisa fra il proprio amore per la terra in cui è nata e il disprezzo che questa le suscita per via della sua mentalità ristretta e provinciale, trova un’effimera consolazione nei ricordi d’infanzia che persone e luoghi innescano dentro di lei. Sono proprio le descrizioni della sua vita da bambina (come quelle dei giochi con gli amici Jem e Dill, impegnati, ad esempio, a farsi beffe del predicatore in chiesa imitandolo in cortile) le più godibili del romanzo: possiedono un’energia e una capacità di coinvolgimento che, altrove, a volte si perdono. Forse, è proprio per questo che, dopo aver letto il manoscritto che Harper Lee gli aveva fatto leggere e da cui questo libro ha preso forma, il futuro editore de “Il buio oltre la siepe” consigliò alla scrittrice di ispirarsi all’infanzia di Scout per cominciare a scrivere un altro romanzo.

“Va’ metti una sentinella” si contraddistingue, comunque, per la capacità di descrivere il conflitto all’interno di una donna, divisa fra passato e presente, fra nostalgia delle proprie radici e voglia di libertà. Emergono anche i temi dello spaesamento e della ricerca di un senso di appartenenza: Louise, in fondo, non si sente rappresentata né da New York né da Maycomb. La prima città è, infatti, nonostante le mille opportunità in grado di offrire, un luogo competitivo in cui occorre adattarsi a stili di vita molto distanti da quelli cui era abituata. La seconda, per cui l’ormai cresciuta Scout sente una profonda nostalgia quando si trova nella Grande Mela, le mostra quasi esclusivamente, al suo ritorno, gli unici lati per cui meriterebbe di cadere nell’oblio. Se non altro, la protagonista è ora costretta a guardare in faccia la realtà, a riconoscere di essere sempre stata cieca. E, di conseguenza, a scegliere se essere chi è o cedere alle apparenze che, molto subdolamente, mascherano l’odio razziale dietro una facciata di apparente rispettabilità.
A fine lettura, sono proprio le parole di Louise, quelle che hanno ispirato il titolo di questo romanzo e che sono espressione di un anelito a un mondo migliore e a un risveglio delle coscienze, a lasciare il segno:
“Cieca, ecco quello che sono. Non ho mai aperto gli occhi. Non ho mai pensato di guardare nel cuore della gente, la guardavo solo in faccia. Cieca come una talpa… Ho bisogno di una sentinella che mi guidi e dica ciò che vede ora per ora. Ho bisogno di una sentinella che mi dica: questo è ciò che un uomo dice, ma questo è ciò che pensa, che tiri una riga nel mezzo e dica: qui c’è questa ingiustizia e là c’è quella giustizia, e mi faccia capire la differenza”.

Recensione di Elisa Armellino.


Il romanzo che ha generato il celeberrimo Il buio oltre la siepe, scritto da Harper Lee qualche anno prima dell'opera che l'ha resa famosa ma dove incontriamo per la prima volta alcuni degli stessi protagonisti, tra cui l'indomita Scout (Jean Louise Finch) e suo padre, l'avvocato Atticus Finch.


Per la determinazione con cui preserva la sua privacy e per il suo silenzio letterario, Harper Lee appartiene alla stessa stirpe di J.D. Salinger: scrittori che in un'epoca di sovraesposizione mediatica hanno evitato i riflettori e smesso di pubblicare. - Marc Basset, la Repubblica

Ritrovato da poco nella casa natale dell’autrice, il manoscritto è stato dato alle stampe così com’era, senza revisione. Il testo descrive il ritorno di Scout da New York alla nativa Alabama nel bel mezzo delle proteste per i diritti civili dei neri. - Elena Molinari, Avvenire

“Il testo è stato dimenticato per più di sessant'anni e oggi ritrovato in una cassetta di sicurezza dove era stato sbadatamente archiviato come appendice. Siamo stati a Londra a leggere il manoscritto gelosamente custodito dall'agente. Abbiamo trattato i diritti. E oggi siamo felici di annunciare che i lettori italiani potranno leggere a Natale, per la traduzione di Vincenzo Mantovani (grande traduttore di Philip Roth, Saul Bellow e Richard Ford...).
Ma perché è un caso editoriale? Senza dubbio perché è da questo "nuovo vecchio romanzo" che ha preso vita una delle opere più celebrate del Novecento americano, Il buio oltre la siepe. Pubblicato per la prima volta nel 1960, To Kill a Mockingbird (questo il titolo originale, alla lettera "uccidere un usignolo") vince l'anno dopo il premio Pulitzer per la letteratura e nel 1962 ne viene tratto l'omonimo film con Gregory Peck, che ottiene l'Oscar per la sua interpretazione di Atticus Finch.
Nel catalogo Feltrinelli entra in quello stesso anno, perché l'editore tedesco Rohwolt lo consiglia a Giangiacomo Feltrinelli e Giangiacomo decide immediatamente di pubblicarlo in Italia, a dispetto di qualsiasi previsione sullo scarso interesse del pubblico italiano per i temi del libro e per la critica del razzismo. Da allora, quel libro è diventato un insostituibile compagno di strada per l'editore e per i suoi tantissimi lettori, con infinite ristampe e un passaggio del testimone di generazione in generazione per oltre cinquant'anni.” – Dalla presentazione del Direttore editoriale Feltrinelli Gianluca Foglia

Recensioni dei clienti

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    matteo de benedittis

    06/08/2016 09.20.18

    coraggioso. libro coraggioso che necessita di lettori coraggiosi, soprattutto se hanno amato il Buio. (non importa nulla che sia stato scritto prima: il lettore lo legge dopo, e l'autore-editore lo sa benissimo) quindi ci vuole coraggio, perchè mette in discussione tutto, anche tutto ciò che c'era di bello nel Buio. Tirando fuori altre cose belle. ma è ovvio che senza il Buio questo libro non esiste. Vive solo nel paragone. Come del resto la protagonista. non metto 5 stelle per i troppi riferimenti alla storia americana e alla letteratura anglofona che risultano alieni a chi non sia uno specialista.

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    Valentina

    22/06/2016 18.02.54

    Mi sento di consigliare questo libro ma consiglio di leggere prima "Il buio oltre la siepe". E' un libro che fa riflettere molto! certo, non è una lettura da spiaggia e non scorre via velocemente come "il buio oltre la siepe" perchè qui, chi parla, è una donna adulta e non più una bambina.

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    Saverio

    16/04/2016 21.37.44

    Sono rimasto perplesso, come tanti. E' senz'altro una bella rievocazione del modo di vivere e pensare del Sud degli States di quegli anni, descritto attraverso episodi più o meno riusciti. Alcuni mi sono parsi essere brani scartati dal "Buio oltre la Siepe" e riesumati per l'occasione. La storia non c'è, la tensione neppure. Anzi, verso la fine, il testo si perde in ragionamenti che girano a vuoto.

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    Umberto Mottola

    11/03/2016 19.52.04

    Nelle prime pagine il romanzo stenta a decollare ma poi prende il volo alla grande. I temi principali sono il rapporto tra una figlia e suo padre, un ritorno che forse è solo temporaneo e forse no e, di grande attualità, i pregiudizi razziali. L'autrice si destreggia bene nei numerosi dialoghi e la lettura è, tutto sommato, gradevole.

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    Rory

    01/03/2016 16.33.18

    Se avessi conosciuto Harper Lee solo per questo libro, non l'avrei amata così come la amo. Potentissima delusione.

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    Alessandro

    26/02/2016 15.43.59

    Ventisei anni dopo e poco prima di morire, la scrittrice Harper Lee decide di uccidere davvero il suo usignolo ('To Kill a Mockingbird', il titolo originale del libro) in un'operazione editoriale senza precedenti. Non solo perché è già di per sé incredibile che uno dei più grandi classici della letteratura americana debba avere un sequel a distanza di 55 anni, ma anche perché fra i due libri esiste una forte contraddizione a livello di contenuti. Tutti coloro che hanno letto 'Il buio oltre la siepe' o ne hanno visto l'omonima trasposizione cinematografica conservano nel cuore il ricordo di Atticus Finch - vero protagonista della storia - e del suo attaccamento verso i più genuini dei valori umanistici oltreché americani. Giusto, leale, sincero e al tempo stesso molto liberale: il padre che forse molti avrebbero voluto. Ora, in 'Va', e metti una sentinella' ('Go Set a Watchman'), Harper Lee ce ne fa scoprire il lato oscuro. Quello di un uomo disposto in certi frangenti a compiere dei compromessi, come un politico consumato. Non più quell'uomo tutto d'un pezzo che avevamo conosciuto. Diciamo addirittura anche un po' ipocrita. Un cambiamento non poi così radicale, ma pure abbastanza importante da far credere a qualcuno che la novantenne Harper Lee sia stata convinta a firmare un romanzo scritto da altri. Ma poi scopriamo che quest'ultimo libro in realtà fu composto dalla scrittrice americana addirittura prima del suo capolavoro, e che quest'ultimo nasceva come riscrittura di quello. Il quale è stato per magia riscoperto e riesumato con il consenso dell'autrice. Viene il dubbio se, con le elezioni statunitensi alle porte e con il successo che questo libro avrebbe sicuramente avuto, l'idea di raccontare una versione meno 'democratica' e politically correct de 'Il buio oltre la siepe' - pietra miliare della cultura americana - non si debba a una bieca operazione di marketing politico. Si spera ovviamente di no. Anche perché non funzionerebbe.

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    luigiru

    25/02/2016 14.00.34

    Meglio del più famoso "Il buio oltre la siepe", rimane a parer personale la scrittura piatta e trattazione superficiale. Autrice sopravvalutata.

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    Alberto

    16/02/2016 15.17.35

    Deludente. Non fosse stato per l'autrice, l'avrei abbandonato dopo non molte pagine. Non c'è una storia, altalenante, qualche spunto vivace (il ballo di fine anno) con molte, troppe, flessioni. Chi non è americano non può capire e quindi apprezzare gli innumerevoli riferimenti alle usanze, alla cultura, al modo di vivere USA, ma allora non si può definire questo un bel romanzo, che, per fregiarsi dell'attributo, deve essere universale.

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    violoncella

    06/02/2016 14.20.49

    Ok,questo non è un bel libro.Nel senso che non c'è nulla che ti rimanga dentro,nulla che ti tenga attaccato alle pagine,nulla che mi potrebbe spingere a consigliarlo agli amici. Però deve anche essere considerato per quello che è,cioè non il seguito de Il Buio,ma un libro scritto prima,non apprezzato dall'editore della Lee e quindi messo in cantina e mai più rivisto(posto che questa storia sia vera). Se la Lee avesse voluto scrivere il seguito del Buio probabilmente sarebbe stato molto diverso. Ho trovato interessanti molte riflessioni,soprattutto il senso ultimo del libro,cioè che nella vita non può essere tutto bianco o tutto nero,che esistono molte sfumature che possono essere colte solo quando una persona diventa adulta e matura. Peccato per i riferimenti a opere o persone sconosciute a noi europei,forse sarebbe stato più interessante. In realtà questo libro è molto complesso,richiede per essere capito una conoscenza della storia americana e dello spirito americano che noi non possiamo avere.Certo quindi risulta molto meno "divulgativo" rispetto al buio e molto più difficile da apprezzare.

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    Carol

    24/01/2016 19.53.02

    Se non ci fossero gli stessi personaggi e la stessa ambientazione, stenterei a credere che questo libro abbia qualcosa a che fare con "Il buio oltre la siepe" (ma forse non lo ha ed è tutta una trovata commerciale?). Il buio oltre la siepe è un ottimo libro che la scrittrice ha probabilmente scritto in stato di grazia. Questo è un'accozzaglia di scenette stereotipate di gente del Sud degli Stati Uniti negli anni del KKK, flashback dell'infanzia di Scout, flussi di coscienza noiosissimi in bocca alla protagonista, riferimenti ad opere, personaggi, sermoni, preghiere, inni americani per la maggior parte sconosciuti a noi lettori stranieri (e che le note del traduttore non aiutano di certo a conoscere meglio o a comprenderne il riferimento nel testo). Se lo scopo era quello di raccontare/denunciare gli anni della segregazione razziale, il risultato non è stato raggiunto, al contrario di come invece è accaduto nell'altro libero di Lee, dove al posto di tante parole, c'erano i fatti (raccontati dalla voce di una ragazzina in modo straordinario) a denunciare. Do 3 solo perché in alcune parti in cui sono raccontati gli episodi dell'infanzia di Scout si sente l'eco della scrittura incisiva di Harper Lee.

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    Simon60

    21/01/2016 12.36.42

    Leggendo questo romanzo ho provato perplessità e delusione. Il raffronto non regge, evidentemente, ma non é questo il punto. Se la grandissima Harper Lee avesse pubblicato solo "la sentinella", nessuno la considererebbe tale .Certamente la penna é sempre buona, ma non c'è trama, non c'è evoluzione, poiché non si può considerare trama il fatto che la ventiseienne Scout scopre che suo padre, in fin dei conti, é costretto ad adattarsi alla comunità in cui vive, e così il giovane che vagamente ha pensato di sposare. E che dire di quelle noiosissime parti relative ai sermoni, ai forzati ricordi d'infanzia ( stucchevolissima la presunta gravidanza di Scout bambina), alle allusioni a canzoni o poesie che, almeno noi europei, non conosciamo affatto, all'uso della terza persona non magistralmente dominata dall'autrice quanto l'io narrante de " il buio"? Ridateci Scout, Jem, Atticus e Calpurnia prima versione. Per favore!

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    M.

    14/01/2016 10.41.12

    Libro sorprendente. Andrebbe letto senza pensare troppo al Buio oltre la siepe. Il rischio infatti è di rimanerne delusi: i personaggi sono diversi; alcuni nuovi, alcuni cambiati, altri che cambiano tra le pagine (Scout cambia fino alla fine, in un climax che coinvolge). E' un libro da capire e da leggere senza restare appesi al ricordo di una Scout bambina e di un Atticus idilliaco. Qui cambiano le prospettive ed è tutto messo in discussione, dall'inizio alla fine, per questo è da leggere!

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    Ladymariane

    09/01/2016 14.57.02

    Non é meraviglioso come il precedente, e, d'altra parte, sarebbe stato ben difficile: i capolavori sono rari. Tuttavia a me é piaciuto molto, sono soddisfatta dell'acquisto e lo consiglio. Sarà che Maycomb, Scout e Attucus mi mancavano....

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    feisbùk

    31/12/2015 00.05.16

    Prima parte in pieno spirito del più celebre Buio oltre la siepe, scanzonato libero solare come la sua protagonista; seconda parte più riflessiva, con tante domande su un'America vasta e diversa tra città e provincia, tra sviluppo e tradizione, tra liberal e reazionari, idealismo e pragmatismo. Libro bellissimo

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    angelo

    24/12/2015 10.37.35

    Ingredienti: i protagonisti (padre e figlia) di un primo romanzo di successo invecchiati di 20 anni, un mondo in rapida trasformazione con tante domande e poche risposte, una lezione di tolleranza e integrazione attraverso lo scontro genitori-figli e bianchi-neri, un fratello minore di un capolavoro ("Il buio oltre la siepe") utile a chiarirne contenuti e significati. Consigliato: a chi urla con un canto da usignolo contro le intolleranze e i pregiudizi del mondo, a chi vive con un cuore da bambino dentro una gabbia di grandi e di ingiustizie.

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    clarissa

    21/12/2015 17.06.00

    se "il buio oltre la siepe" non fosse mai stato scritto questo libro risulterebbe un ottimo romanzo. Poiché invece il primo è stato letto da mezzo mondo e amato dal mondo intero "Va metti una sentinella" ne paga le conseguenze. La verità, secondo me, è che Harper Lee aveva un dono e che è proprio un peccato che abbia scritto solo questi due romanzi. L'ho letto partendo già sfiduciata ma ho cambiato idea pagina dopo pagina. Stessi personaggi...altra storia. Sarebbe stato un degnissimo primo libro di una giovane esordiente destinata ad arrivare, con il suo secondo romanzo, nel cuore di tutti.

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    Alessandro

    13/12/2015 17.22.49

    Libro piatto con una trama forzata. Niente a che vedere con IL BUIO OLTRE LA SIEPE.

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    alfredo

    04/12/2015 20.21.14

    Francamente deludente, specie se confrontato con il suo predecessore. Pochi i personaggi superstiti, e qualche volta stravolti rispetto ai loro corrispondenti ne "Il buio oltre la siepe". Atticus in particolare conserva solo il nome dell'originale.

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    GD

    23/11/2015 12.31.23

    Ho letto che il romanzo non ha ricevuto accoglienze calorose negli USA e che, anzi, qualcuno ha anche sollevato dubbi sulla correttezza dell' operazione che è parsa, a loro, degna di perplessità. Personalmente, devo dire che se si cercasse un sequel de 'Il buio oltre la siepe' si resterebbe delusi. Ma questo è ovvio, visto che questo romanzo risulta esser stato scritto prima e, anzi, 'Il buio oltre la siepe' risulterebbe da una revisione di questo romanzo. Ma, in verità, l'esito di questo 'Va', metti una sentinella' è più problematico e meno edulcorato del suo celebratissimo derivato. La stessa figura di Atticus non mi pare ne esca particolarmente male. Ne 'Il buio oltre la siepe' c'era un idealista che affrontava la sua sconfitta inevitabile per affermare la verità astratta del suo ideale; qui c'è un uomo di minori certezze che, però, con grande realismo cerca di lavorare nella sua comunità per arrivare ad obiettivi magari minimi ma percorribili. In entrambe le situazioni, resta in Atticus l'incrollabile fedeltà verso la legge. E' vero che solo nel finale del romanzo la vicenda acquista spessore e definizione, mentre fino a quel momento si è sviluppata solo una pigra disposizione di quadri di provincia del sud. Ma, pur amando molto 'Il buio oltre la siepe', io non sono rimasto deluso da questo romanzo.

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