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Arnaud Rykner

Traduttore: M. Bellini
Editore: Mondadori
Collana: Libellule
Anno edizione: 2012
Pagine: 152 p. , Brossura
  • EAN: 9788804614999

Recensioni dei clienti

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    Carla

    08/08/2013 17.06.06

    Un libro a cinque stelle, sia per la storia che per come è raccontato. Una scrittura superba ma semplice allo stesso tempo, che ti cattura senza mai annoiare. Un libro che "parla, parla, non smette più, come se parlare potesse ancora tenerlo legato a ciò che sta per abbandonare definitivamente". L'ho letto quando ero in autobus e in metro (la maggior parte dei libri li leggo così) e da allora la sensazione che ho quando entro in un vagone è completamente cambiata, ringrazio Dio solo per il fatto che c'è aria, anche se fa un caldo terribile e i condizionatori sono spenti.

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    Laura

    14/05/2013 12.36.27

    Si può continuare a credere nella superiorità dello spirito, nella sua grandezza che supera tutto, che sopravvive a tutto quando cento persone sono ammassate in un vagone che al massimo ne potrebbe contenere quaranta? L'io narrante ripercorre l'incubo del viaggio di tre giorni da Parigi verso Dachau, in cui la dignità, il coraggio, la forza di ogni uomo salito su quel dannato vagone viene messa alla prova. Tragico.

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    monica

    16/01/2013 16.02.15

    E' vero chi fu costretto a viaggiare su questi treni non e' assolutamente uguale a chi li ha caricati su questi vagoni, le bestie non sono questi passeggeri, loro sono esseri umani, chi non ha nulla di umano e' colui che guidava questo treno e tutti coloro che lo scortarono divertiti o indifferenti a cio' che in esso succedeva. Un libro emozionante che inquieta profondamente, nello scorrere le pagine quasi si percepisce la mancanza di aria la calura soffocante, la sete e fame, l'odore della morte e del putridume, lo sconforto, la follia e la voglia di arrivare alla fine del viaggio in un modo o nell'altro pur di porre fine ad una sofferenza cosi' inaudita. Un libro che fa provare compassione sia per i passeggeri di tutti questi treni sia per coloro che li videro transitare nelle citta' e campagne, sia per coloro che provarono veramente a portare soccorso ma soprattutto per coloro che insultarono ingiuriarono questi sventurati passeggeri sapendo che astavano andando a morire nei modi piu' brutali possibili. Chi puo' far questo ad un essere umano non puo' essere per nulla considerato un Uomo.

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    ant

    14/09/2012 15.43.42

    Libro breve, ma intensissimo che lascia sicuramente il segno. L'autore in questo romanzo ci narra della peggiore atrocità commessa dai nazisti che , per quanto mi riguarda, non è lo sterminio nei forni crematori, ma la disumanizzazione compiuta attraverso le deportazioni in lunghissimi viaggi in treno, senza dare né acqua, né cibo, né possibilità di usufruire di servizi igienici ai malcapitati prigionieri. Un incubo e una discesa negli inferi più bui che Rykner ci descrive pagina dopo pagina, il treno dei deportati parte in un giorno caldissimo di luglio 1944. Ammassati e stipati come polli d'allevaento i prigionieri partono dalla Francia per raggiungere la Germania, lo scrittore ci fa toccare con mano la sofferenza umana iniziando a descrivere prima la necessità di poter occupare un minimo di spazio in un luogo super affollato, poi inizia un crescendo di sofferenze che è spaventoso. Mancanza di acqua, mancanza di aria, impossibilità di poter soddisfare i propri bisogni organici, fino al clou: scoppia una rissa all'interno del vagone e molti prigionieri completamente impazziti e abbruttiti iniziano a picchiarsi selvaggiamente fra loro fino ad ammazzarsi, ne muoiono più della metà,ma...il treno continua verso la sua meta, con i cadaveri ammucchiati all'interno. Da queste pagine si capisce che lo scrittore vuole mettere in primo piano proprio questo concetto: i nazisti avevano calcolato tutto, anche le risse, i cadaveri ammucchiati etc per poter disporre di esseri umani ormai devastati. Molto toccanti le digressioni riguardanti l'arrivo a Dachau dei pochi sopravvissuti, voglio riportare alcuni brevi passaggi "Qualunque cosa siamo, qualunque cosa facciamo,saremo sempre più forti di loro,perché siamo più umani...è la ns sofferenza a impedirci di assomigliare a loro. Io voglio essere quello che resiste loro,anche da morto, e che mai gli assomiglierà.Voglio esserlo. Lo sono..." Molto intenso questo libro certo non per bambini

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    Lady Libro

    05/04/2012 22.00.36

    Alla fine di questa lettura mi è venuta spontanea una domanda: ma qual è il vero Inferno? Un campo di concentramento o un vagone di trasporto? In entrambi i luoghi ovviamente si moriva in modi atroci e disumani, ma non ho potuto fare a meno di pormi questo drammatico quesito.Non ho dato il voto massimo a questo libro non perchè sia brutto, ma perchè è angosciante. Terribilmente direi, tant' è che ho faticato non poco a finirlo, avendo addirittura la sensazione che le pareti delle stanze si restringessero intorno a me fino a soffocarmi. "Il vagone" è un libro piccolo e breve, costituito da frasi semplici e corte ma che si imprimono come un sigillo nella mente e nell'anima. Ci sono cose purtroppo reali e accadute a moltissime persone innocenti che l'autore è riuscito a rendere perfettamente. Un terribile incubo reale, tante anime e cuori che diventano carta e che vogliono in qualche modo dimenticare e ricordare, dibattendosi tra un disperato desiderio di pace e il bisogno di far sapere cosa è capace di fare l'uomo e quante persone può convincere a seguirlo nella sua pazzia. Un desiderio di appoggiarsi a qualcuno per non dover rimanere soli con il dolore proprio e altrui. Leggendolo anch'io sono entrata in quel vagone diventando una di quelle vittime senza essere per niente consolata dal fatto che fosse solo un libro: perchè quelle cose sono successe davvero. Quelle cose sono state vissute da tantissime persone e molte di esse non ci sono più.

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    massimo

    25/02/2012 15.45.47

    Gli orrori dell'uomo sull'uomo in un libro senza tempo, per riflettere sul lato oscuro della natura umana.Potente e sconvolgente. Per non dimenticare.

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