Il vecchio nell'angolo. Dodici misteri

Emmuska Orczy

Traduttore: G. Carraro
Collana: La memoria
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 26 aprile 1996
Pagine: 288 p.
  • EAN: 9788838912481
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Descrizione

Senza mai allontanarsi dal tavolo d'angolo di un caffè, il "vecchio nell'angolo" risolve uno dopo l'altro i casi che gli vengono sottoposti, basandosi solo su quanto gli viene riferito e sull'uso della logica.

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scheda di Marcellino, M., L'Indice 1996, n. 9

Il più bizzarro rivale di Sherlock Holmes, un vecchio senza nome, "spaurito" ed "esasperante", è nato dalla penna di una grande scrittrice popolare, la Baronessa Orczy, nota per ben altra tempra di personaggi, come l'affascinante Primula Rossa, il cui nome basta da solo a evocare un intero mondo di avventure e sfide cavalleresche. I racconti del "vecchio nell'angolo" compaiono tra il 1901 e il 1909 sulla "Royal Magazine", inseguendo il grande successo di pubblico dei romanzi di Conan Doyle. Ogni racconto prende il via dalla conversazione che si svolge, nell'angolo appartato di un pub, tra uno strano vecchio e una giovane giornalista. La descrizione dei due interlocutori riflette l'impressione poco lusinghiera che l'uno ha dell'altro: l'uomo pallido, magro, dai capelli radi e singolarmente chiari, sembra, nonostante l'abito di tweed, uno spaventapasseri vivente ed emana un senso di mistero un po' losco; la donna sfoggia un entusiastico quanto sprovveduto interesse per la cronaca nera, e una sicurezza non confortata dall'acume, che fa poco onore al giornalismo in gonnella. Eppure, nonostante la reciproca diffidenza e gli aspri battibecchi, la strana coppia è tenuta insieme dal comune gusto del delitto, dal fascino ipnotico di un racconto che avvince tanto il narratore quanto l'uditrice. Tra un bicchiere di latte e una fetta di torta al formaggio, l'uomo ricostruisce i fatti clamorosi di cronaca nera che la polizia di Scotland Yard non sa risolvere. Descrive i protagonisti e la cornice dei delitti, analizza i possibili moventi, smonta gli alibi e smaschera i veri assassini. Una forte eccitazione cerebrale spinge le sue dita nervose a giocherellare con un pezzo di corda, intrecciandovi nodi di straordinaria complessità. Il suo talento non è tanto nella capacità di individuare gli indizi e sperimentarne tutte le possibilità deduttive, come nell'accreditato metodo holmesiano, quanto nel sapersi immedesimare nei criminali, nello smascherare il più crudo dei moventi nel più irreprensibile degli uomini. Moventi rappresentati, nel novantanove per cento dei casi, da un sentimento elementare, l'avidità. Gli ambienti - preferibilmente aristocratici e alto borghesi, come vuole la tradizione del giallo inglese -, i personaggi e i meccanismi delittuosi dei dodici racconti non presentano in sé elementi di novità. È invece l'eccitazione gratuita e amorale del vecchio nell'angolo, la sua ammirazione per il genio criminale, l'indifferenza per l'impunità dei colpevoli, a creare una variante singolare nel genere, non solo dell'epoca. È un peccato che l'edizione, meritevole per il recupero di un'autrice tanto popolare un tempo quanto difficile oggi da coltivare, non aiuti i lettori a indagare il finale insidioso del quarto racconto, dove l'assassino rivela una peculiare e sconcertante abilità: fare nodi complicati e complessi come quelli dei marinai.