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Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Pagine: 71 p., Brossura
  • EAN: 9788806173234

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    strummercave

    11/11/2013 16.22.07

    Anch'io mi unisco al coro dei delusi. Ho un'ammirazione sconfinata per questa autrice ma solo pochi racconti sono veramente all'altezza delle attese. La sua capacità di scrittura scarna e tagliente è fuori discussione, stavolta però questa raccolta mi ha lasciato un senso di insoddisfazione

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    Davide D.

    05/03/2007 22.13.04

    Il primo racconto è bellissimo, ironico e grottesco nella sua follia. Ma è brevissimo e lo si brucia in 1 minuto. Tutti gli altri sono una istigazione al suicidio, cupi e deprimenti, interessanti nel loro insieme in quanto specchio della mente dell'autrice. Il pregio di questo libro è che ogni breve racconto può anche essere letto occasionalmente, intercalandolo con la lettura di altre cose. Altro pregio la sua brevità, ma con un prezzo decisamente sproporzionato per così poche pagine.

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    Rob

    21/01/2007 20.41.49

    Un libretto minuscolo, settanta pagine che non si possono dosare. Il risucchio ha la stessa efficacia solita di quest'autrice. Racconti brevissimi, fulminanti, come azzecca pienamente la nota. In questi racconti c’è tutta la surrealtà sconvolta in cui è così brava la Kristof. Racconti come rasoiate, che immagino narrati con un’espressione di marmo impassibile. Al centro di tutto i temi della perdita, della separazione, della solitudine. Un’autrice che non mistifica la propria disillusione, che anzi la rende in forma di preziosi cammei, che sorprendono, inquietano, interrogano, ma mai lasciano il lettore indifferente. Amando il racconto breve e affilato, in questa raccolta in quanto ad efficacia non uno solo mi ha deluso. Certo, non bisogna aver paura di soffrire. Perché la Kristof è malinconia, è ricordo doloroso, è inesorabilità della vita (vista come la crudeltà suprema, assai più della ben più paventata morte). Con la Kristof si fa un viaggio toccante nella propria consapevolezza, attraverso i toni duri e netti di una donna, che incredibilmente scrive come un uomo, abbagliante quanto solo un essere umano completo può essere. Da leggere d’un fiato (e in un’ora) e rileggere e rileggere e rileggere… praticamente meraviglioso.

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    Diego

    30/08/2006 16.24.02

    Ancora una volta sublime.Quando leggo un libro della Kristof mi rendo conto che ci troviamo di fronte ad una scrittrice eccelsa.La solita marionetta omicida.Il solito stile macabro,tagliente,feroce,pungente,sarcastico,tetro frammisto ad una cruda realtà.Ancora una volta menzogna e verità sono un'unica entità, surrogato di speranza e felicità,unico rimedio per la sopravvivenza.Per scrivere grandi libri come questo,bisogna aver sofferto nella vita...e in più bisogna avere un grande talento ed eleganza letteraria come la Kristof

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    Andrea

    05/02/2006 18.24.34

    Da quel che so, hanno trovato questi racconti in un archivio (dove l'autrice li aveva completamente dimenticati). E si sente, si sente: ci sono alcuni momenti duri e bellissimi, ma niente in confronto alla grande durezza della Trilogia. E' senz'altro un'operazione commerciale. E anche per me: Kristof è una grandissima scrittrice, meglio leggere "L'analfabeta" e la Trilogia (una vera bomba).

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    zeta

    02/08/2005 17.49.08

    premesso che la Kristof è una delle mie scrittrici preferite,ritengo questo libro solo un'operazione commerciale per raccimolare un po' di soldi nell'attesa della pubblicazione di un lavoro più consistente

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    miticotetta

    01/06/2005 17.13.31

    secondo me sono solo sei i racconti che si salvano (la scure-i professori-la cassetta delle lettere-numeri sbagliati-la campagna-il prodotto), mentre gli altri sono o troppo tristi o poco comprensibili... una domanda (se sapete la risposta scrivetemelo please!): perchè i due bambini in copertina?

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    natalia

    03/04/2005 14.28.37

    In questo caso io sono stata molto meno convinta. Ho preferito "l'Analfabeta" (che ha il grande vantaggio di essere autobiografico) e certamente "Il Grande Quaderno" - che avevo letto diversi anni fa. Qui ci sono alcune storie bellissime, ma altre che sembrano fatte apposta per shoccare. Il linguaggio, è, come al solito, duro, semplice, cattivo, ma non tutti questi racconti sono perle. Anzi, pochi. Peccato, perché ho per questa scrittrice ungherese un'ammirazione sconfinata.

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    silvia

    29/03/2005 10.32.05

    Il "solito" libro durissimo di una delle più insolite scrittrici del nostro tempo. Grande, grandissima Agota che, come sempre, riesce ad entrarti dentro. Da leggere !!!

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