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Julie Otsuka

Traduttore: S. Pareschi
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 142 p., Brossura
  • EAN: 9788833927190
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Recensioni dei clienti

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    zombie49

    21/12/2015 19.17.54

    Negli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale molte donne giapponesi lasciarono il loro paese x andare in spose x procura a connazionali che vivevano negli Stati Uniti. Poco più che bambine, nel lungo viaggio x mare si scambiavano confidenze e timori, mostravano alle altre la fotografia di un uomo mai conosciuto. Le speranze di una vita migliore erano presto deluse: i mariti erano spesso violenti, infedeli, ubriaconi. Le aspettava un duro lavoro nei campi, nelle lavanderie, nelle case dei ricchi come cameriere e lavapiatti, sempre ai margini di una società di cui non conoscevano lingua e usanze. I figli, divenuti adolescenti, ripudiavano le tradizioni di un paese lontano che non avevano mai visto. Nel 1941, dopo l'attacco di Pearl Harbor, le famiglie giapponesi residenti negli USA furono internate in campi di concentramento come "enemy aliens", le loro case bruciate, i negozi devastati, i campi espropriati. Tutti conoscono la tragedia degli ebrei durante il nazismo, pochi questa, che non fu sterminio, ma comunque deportazione d'innocenti. Il romanzo è una storia corale, un mosaico di minuscoli frammenti di testimonianze, raccontate da un noi narrante di voci unificate nel dolore come in una tragedia greca. Tuttavia, avrei preferito un romanzo con una protagonista e un filo conduttore che unisse le vicende delle donne: la miriade di episodi è troppo dispersiva e genera confusione. Ci sono centinaia di periodi di una riga, pagine intere di frasi che iniziano con lo stesso verbo. Lo spunto è interessante, pregevole il tentativo di rievocare, con delicatezza e pudore, una pagina oscura e vergognosa di storia americana, ma a mio avviso è un'occasione mancata. Sembra un passato lontano, ma è una vicenda ancora attualissima, se, al posto dei giapponesi, si immaginano gli immigrati mediorientali o africani di oggi, e la demonizzazione che in Occidente, e soprattutto negli USA, si fa degli arabi dopo l'11 settembre.

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    Valentina

    15/07/2015 16.52.36

    Un libro che ti coinvolge, assorbe il tuo pensiero e ti fa vivere in prima persona ogni storia, ogni aspetto, ogni sentimento, ogni timore provato dalle protagoniste. Questo libro fa capire fin dove arriva la capacità di adattamento, soprattutto dopo l'esser state disilluse, di queste donne.

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    laguby

    28/08/2014 15.43.10

    Una storia vera che tocca tutte le corde del cuore: la speranza, la nostalgia, lo stupore, il disincanto, la violenza, il dolore, il silenzio, la paura? Una narrazione corale per dar voce alle tante donne giapponesi andate in sposa, agli inizi del Novecento, ai connazionali espatriati negli Stati Uniti; giunte - per mare, appunto - in una realtà di cui ignoravano lingua e costumi? Un grande affresco per raccontarne le vite, il riscatto attraverso figli e nipoti, la presenza "trasparente" nella società americana. L'autrice sceglie di scrivere in prima persona plurale: è il "noi" delle protagoniste, certo, ma è anche il noi di chi legge, per interrogarsi - ancora una volta - sul destino di tante donne.

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    Carol

    11/07/2014 19.08.14

    La parte veramente interessante è la descrizione delle differenze di pensiero, stili di vita e abitudini fra i giapponesi immigrati e il popolo americano, lo smarrimento delle donne appena sbarcate in un mondo completamente diverso dal loro. Per il resto, non c'è approfondimento storico, descrizione di sentimenti, coinvolgimento. L'espediente del raccontare in prima persona plurale le vicende e di ripetere le singole esperienze quasi sotto forma di elenco, in certi punti conferisce alla narrazione una tale pesantezza da risultare odioso. Allo stesso tempo non permette all'autrice di approfondire l'aspetto emozionale dei singoli personaggi e il tutto rimane piuttosto freddo e distaccato, relegando il lettore al semplice ruolo di osservatore. Infine, ho avuto la sensazione che il romanzo fosse incompleto, s'interrompesse in un punto decisivo: a mio avviso un'occasione persa di raccontare un altra vicenda storica poco nota, quella della vita da "deportati" dei giapponesi dopo Pearl Harbour.

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    cristina

    26/03/2014 11.01.37

    bello ma molto triste, ho provato pena dall'inizio alla fine ,pensare che e' stato vero mi ha rattristata molto! povere donne!

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    Beatrice

    20/01/2014 15.02.01

    Un libro originale. Sicuramente non una lettura per tutti. Testo elementare, fluido, che ricorda un incessante avanzare di ricordi e una litania fatta di disgrazie. A mio avviso molto toccante e originale.

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    beatrice

    23/08/2013 22.31.37

    Una gradita sorpresa. Sicuramente diretto, sicuramente ripetitivo nella forma, sicuramente non adatto a chi cerca un romanzo con dialoghi complessi e introspezioni da manuale. Un libro paragonabile ad un album fotografico in bianco e nero, sbiadito e logoro , ma che sa donarti emozioni profonde solo guardandolo.

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    mara regonaschi

    08/08/2013 16.08.21

    Il libro racconta la consuetudine del "prender moglie" per corrispondenza dei giapponesi residenti in territorio americano e il fenomeno della loro deportazione, durante la seconda guerra mondiale, perché sospettati, tutti, di spionaggio o favoritismo. Vengono raccontate le ripercussioni e gli stati d'animo che hanno provocato dette azioni, con però non sufficiente approfondimento storico e culturale. Interessante l'evidenza della difficoltà alla integrazione e la necessità di mantenere i legami con le proprie origini e le proprie usanze, quasi derivasse da un innato spirito di conservazione: "Non essere chiassoso come gli americani. Stai lontano dai cinesi. Non sono nostri amici, Guardati dai coreani. Ci odiano. Stai attento ai filippini. Sono peggio dei coreani. Non sposare mai nessuno di Okinawa. Non sono veri giapponesi".

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    Leonardo Banfi

    14/07/2013 20.14.26

    Un libro noioso da morire. Una trama che se fosse stata sviluppata diversamente serebbe stato meglio, e forse sarebbe stata anche piu' interessante. Sembra di leggere un elenco del telefono, la scelta della prima persona plurale e' pessima. Si fa' fatica a leggerlo. Ho dato 1 come voto ma in realta' meriterebbe molto meno. Sconsigliato!!!

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    Luana

    09/04/2013 16.58.56

    Questo libro ha aperto un mondo a me sconosciuto, fino a farmi rivalutare la cultura orientale che sento così distante e chiusa. La narrazione concisa e a volte ripetitiva, quasi come un elenco di esperienze, a volte impediva di entrare a fondo nelle varie storie, ma allo stesso momento è stata quella che ha permesso di farci conoscere così tante vite in così poche pagine. Molto, molto, molto bello.

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    Cristina

    08/08/2012 18.06.31

    Prosa scarna, concisa, dallo stile assolutamente originale, frasi sintetiche ma pregne di significato e prive di orpelli narrativi. All'inizio del libro, le protagoniste non vengono chiamate per nome, ma l' autrice racconta la loro partenza per l' America in modo corale, al plurale ".. Avevamo..sentivamo..". Coinvolgendo il lettore nel loro viaggio in modo trascinante. Poi poco alla volta vengono menzionati i loro nomi e le singole storie. E' un libro molto emozionante e particolare. Racconta una pagina di storia forse raramente divulgata.

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    Becky

    15/07/2012 10.45.15

    Il tanto acclamato racconto corale, che all'inizio mi aveva intrigata, in fin dei conti mi ha delusa. La narrazione rimane a metà tra un romanzo ed un documentario, senza riuscire ad appassionare come avrebbe potuto fare il primo e senza riuscire a soddisfare la curiosità storica come avrebbe potuto fare il secondo. Una sperimentazione poco riuscita, anche se ci sarebbero degli spunti davvero interessanti. Peccato.

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    Roberta

    11/07/2012 16.29.18

    Sintetico, immediato, crudo. Una storia senza protagoniste vere e proprie ma che in 140 pagine riesce a raccontare la vita di tutte. Una vita fatta di sacrifici, aspettative e delusioni. Sicuramente un libro fuori dal comune che si legge in una giornata ma non si dimenticherà altrettanto in fretta. Non assegno un voto più alto solo perchè preferisco leggere romanzi più tradizionali, con argomenti più approfonditi e non soltanto accennati.

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    Pixias

    06/06/2012 13.50.13

    Tristemente bello. Ti travolge di emozioni ed oggi pagina sfogliata è un'onda che ti colpisce dritta al cuore

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    Federica

    01/06/2012 17.25.26

    Il tema è interessante ma la narrazione è lenta e ripetitiva. Noioso.

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    SARA

    13/04/2012 11.37.54

    Le mie aspettative (forse eccessive, lo ammetto) sono rimaste assai deluse, a lettura ultimata. L'argomento interessante e la tanto acclamata coralità della narrazione - che mi hanno fatto avvicinare con bramosa curiosità a questo romanzo - vengono schiacciate da una prosa ripetitiva e noiosa, che ti spinge a saltare pagine e a sperare di guadagnare presto la fine del romanzo. Peccato, un'occasione sprecata perché, ribadisco, l'argomento è di estremo interesse e riguarda una parte di storia che io non conoscevo.

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    andrea

    07/04/2012 20.08.15

    Questo libro ha due soli pregi secondo me:essere composto da solo 140 pagine (e sono tante per portare a conclusione la lettura). L'ho trovato veramente indigesto, l'ho finito per partecipare all'incontro del gruppo di lettura altrimenti dopo 20-30 pagine sarebbe stato messo in un cantuccio e lì abbandonato secula secolorum... Mentre lo leggevo ho cercato anche delle attenuanti (la traduzione dal giapponese, l'editor incompetente, io) ma alla fine non sono riuscito a dargliene nessuna il lungo elenco di frasi ripetute con soggetto plurale (come parlerebbe un mago Otelma qualsiasi) le ho trovate indigeribili... l'unico pregio veramente tale è quello di svelare un contesto storico che non conoscevo quale è stata la deportazione dei giapponesi residenti in america in seguito a Pearl Harbor, ma lo stile lascia alquanto a desiderare... Nella mia visione dell'inferno (una stanza illuminata da una luce fioca insufficiente per leggere comodamente, con una libreria composta da: Moby dick, che tu sia per me il coltello, la mia africa, il dono) questo libro ha il suo posto speciale come fonte di supplizio.

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    Elena68

    14/03/2012 21.55.17

    Una pagina di storia sconosciuta. Un romanzo corale, bellissimo, con un punto di vista insolito. Ottima scoperta, quest'autrice, grazie alla casa editrice per avercela fatta conoscere.

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    jane

    05/03/2012 11.34.40

    Corale e poetico. Mille storie tutte diverse e tutte uguali, fatte di speranze e delusioni, dolore e sopportazione, piene di dignità e silenzio.

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    strummercave

    20/02/2012 12.32.46

    Avevo atteso con curiosità l'uscita di questo libro, di cui ho letto diverse ottime critiche. Mi sono trovato tra le mani un volumetto composto da decine di paragrafi, ciascuno di poche righe farcite di punteggiatura, senza dialoghi e senza protagonisti. Ero pronto ad un romanzo "corale", con un'unica voce a raccontare la storia drammatica di queste donne giapponesi che nel periodo tra le due guerre mondiali si sono trasferite negli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore, ma alla fine sono rimasto piuttosto deluso dal risultato finale. E' stato come entrare in un cinema e, invece di veder proiettato un film, mi fossi ritrovato ad osservare una serie di diapositive. Un occasione mancata.

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