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Marco Archetti

Editore: Feltrinelli
Collana: I canguri
Anno edizione: 2005
Pagine: 199 p. , Brossura
  • EAN: 9788807701610

È una piacevole riconferma quella del ventinovenne Marco Archetti che, con il suo secondo romanzo Vent'anni che non dormo, bissa il successo della sua opera prima, Lola Motel (Meridiano Zero, 2004) – che era dedicato alla febbre di un soggiorno cubano – dopo un passaggio nella bella antologia giovanilistica Gli intemperanti, sempre edita dalla giovane casa editrice di progetto padovana. Sì, è vero, questi nuovi scrittori – non sono i nuovi cannnibali, ma solo rappresentativi del loro ombelico – hanno mandato in soffitta il romanzo di formazione e hanno imposto – non spontaneamente – una nuova linea di tendenza: quella del "precariato letterario". Ne deriva che il nuovo format è figlio di questo generazionale non avere punti di riferimento, né affettivi, né lavorativi.

Nella storia di Archetti questo si traduce nell'assoluta mancanza di una trama, che se c'è è data dal ritmo, quello sì, incalzante, della narrazione. Il protagonista – guarda un po', si chiama Marco – ha lasciato l'università ed è stato fagocitato dai tanti lavori precari e flessibili figli della riforma del centrosinistra – molto apprezzati anche dal centrodestra – che, pur entrando nelle statistiche dell'occupazione, hanno il solo merito di svuotarti la testa e il cuore; producendo nuovi poveri che hanno l'illusione di non esserlo. Marco lavora presso un autogrill e fa il guardiano dei bagni; poi – sognava solo organi genitali che si svuotavano dei loro fardelli liquidi-digestivi – decide di entrare in un ristorante e inizia ad avere preciso sentore degli odori che gli ruotano attorno. La sua vita sentimentale è inesistente: rompe con la vecchia ragazza e vive con un'altra, che però è tutta presa da amplessi generici e ripetuti e da ripensamenti nei suoi menage alimentari. Marco, approfittando dei desideri amorosi-ninfomani della sua amica, organizza una bella attività imprenditoriale, mentre ripensa ai suoi genitori che si sono separati, e, in un interessante esperimento di metaletteratura che screzia il testo, sogna i suoi nonni: qui la narrazione ricorda una descrizione consimile che fa John Fante nel suo La confraternita dell'uva (ora riproposto da Einaudi nella cura di Emanuele Trevi con la bella traduzione di Francesco Durante).

Cosa fa allora del romanzo di Archetti qualcosa che spicca dalla massa di nuovi narratori che raccontano cose consimili? Sicuramente la lingua, che è veloce, figlia di un occhio totale e autentico, e che non dimentica, nel ciarpame di una vita senza senso, esperimenti di poesia. C'è poi tanta vita minima ma vissuta e pensata, e il suono della storia alta (?) è solo un'accensione di televisione dove la comunicazione non tange la ricerca di un posto giusto dove vivere e sperimentare sentimenti autentici. Anche se il sistema ti vuole annullare nell'obbedienza senza tracciato mentale.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Vincenzo Aiello

Recensioni dei clienti

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    Emiliano

    02/07/2007 01.08.23

    L'intenzione e la buona volontà di scrivere un libro originale ci sono, peccato che non siano assolutamente espresse nell'opera. L'autore si lascia sfuggire di mano quasi subito la scrittura, che piomba nel caos disorganizzato, facendo perdere completamente la bussola a chi legge. Difficile da portare a termine.

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    luca

    11/01/2007 12.59.12

    bravissimo. il libro e' molto stratificato e interessante. le parti in corsivo sono di rara intensita'. e poi, vivaddio, si ride. un'anatomia sospesa del nostro paese, ma senza zavorre ideologiche. tutti quelli che fanno i bacchettoni qui, continuino a leggere le nefandezze cui sono abituati - da ammaniti in poi. archetti, per nostra fortuna, non e' per tutti. luca.

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    Marco

    17/07/2006 16.55.30

    Il libro parte veramente col botto, ( la descrizione dei nonni e della bettola in cui i genitori del protagonista si conoscono e' un pezzo di rara comicità letteraria), poi si ride molto meno, e lo si fa amaramente. Proseguendo pero' non si capisce bene dove Archetti voglia andare a parare, e, confuse tra virtuosisimi linguistici sempre azzeccati, l'autore inserisce alcune scene forse volutamente scandalose (ad esempio quando il protagonista fa sesso con il travestito), ma del tutto avulse dal contesto. L'autore mi sembra comunque da seguire, aspettiamo le prossime uscite....

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    ELE

    24/01/2006 08.48.33

    Ho trovato questo libro originale, scorrevole, divertentissimo.. finalmente qualcosa di nuovo!! L'uso del linguaggio è pazzesco, e la mescolanza di ricordi/vicende/sensazioni.. ogni tanto bisogna rileggere per capire, ma ne vale la pena! Alcune trovate sono geniali, ma è soprattutto lo stile che va premiato: bravo Archetti, continua così!!!!!

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    Ale

    05/08/2005 15.22.42

    Mamma mia che accanimento... io non l'ho trovato per niente brutto, anzi l'ho letto tutto di seguito in due giorni. Chi ama il grande romanzo ricco e strutturato magari può rimanere deluso, ma a me è piaciuta molto la freschezza dello stile e l'intelligenza dell'autore nel modo di esprimersi (la trama qualche tarlino ce l'ha, ma perdonabile ad inizio carriera...). In sintesi 4 punti per il romanzo, 1/2 per alzare la media e 1/2 perchè Archetti è stato mio compagno di scuola! Buone vacanze a tutti, leggete questo libro sotto l'ombrellone!

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    alice

    16/06/2005 23.30.20

    La frase più bella del libro è: “Chiara aveva un debole. Per chiunque.” E’ nel libro ed è anche sulla copertina. Oltre a questo mi trovo a seguire le disavventure di un giovanotto che non mi affascina e lascia che mi distragga continuamente. Dovrebbe farmi sorridere, ma non ce la fa. Leggo e leggo, ma ci trovo poco di interessante, a parte i giochi di parole che a volte mi volteggiano attorno come farfalle notturne fastidiose. Vado a prendere lo schiaccino.

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    ant

    26/05/2005 10.49.20

    Romanzo ammantato di quella tristezza fatta di: licenziamenti, prostitute, pensioni squallide, amici falsi, marijuana, genitori divisi. Da salvare qualche facezia(il gioco dei nomi, la nonna "castoro") poi non incide...

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    marco

    25/05/2005 10.29.48

    Prevedibile e confuso. Da non leggere!

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    marcello

    23/05/2005 12.28.45

    Questo libro è una vera noia! Si percepisce il tentativo da parte dell'autore di voler provare strade nuove, ma i risultati non portano a nulla. Infarcito di stilemi e trucchetti linguistici visti e rivisti, gira intorno alla storia senza mai coinvolgere.

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    gegè

    09/04/2005 17.14.32

    Storiella banale,stile confuso.Si legge e dimentica molto velocemente.

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    mario

    21/03/2005 12.01.44

    molto bello. un'ottima temperatura letteraria (giustamente osannato da repubblica). un autore molto interessante. lo sto regalando a tutti. ps e poi finalmente uno che non ci parla del suo ombelico. ma di suo nonno. di una guerra. delle guerre.

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    Silvia

    18/03/2005 17.37.32

    Originale lo stile di scrittura, anche se a volte risulta un po' pesante, molto di meno lo è la storia. In fondo di Ammaniti ne esite solo uno!! Niente di esaltante, lo leggi e te lo dimentichi.

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    guglielmo

    01/03/2005 11.52.46

    ma che dite? a me e' piaciuto moltissimo. non sono uno che di solito scrive commenti nei siti, ma quando ho letto questi, ho sentito un profondo disaccordo. il libro e' molto bello, mi pare, scritto veramente bene, e la storia commuove, fa riflettere, diverte. archetti non e' uno scrittore facile, forse dovremmo dire questo, e forse non tutti riescono a capirlo a fondo. e' un libro che restera'.

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    Gio

    22/02/2005 15.12.39

    Volevamo stupirvi con effetti speciali linguistici, ma non ci siamo riusciti un granché... in alcuni punti bisogna rileggere per capire la frase ad effetto, e a volte rileggendo non si capisce lo stesso. E anche l'operazione di coinvolgere il lettore attraverso gli odori non è molto riuscita. Insomma, sembra tutta un'operazione per abbellire una storia banale: mica facile essere Proust.

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    Simo

    21/02/2005 19.34.04

    Il libro parte male, descrivendo in maniera confusionaria una storia che stenta ad attirare l'attenzione del lettore. La situazione migliora leggermente verso metà libro per poi incagliarsi goffamente in un finale tutt'altro che brillante. Mediocre

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    Marco

    19/02/2005 11.15.01

    Storia direi carina, ma il libro è scritto parecchio male, confusionario...

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