Il verbo degli uccelli

Farid ad-din Attar

Curatore: C. Saccone
Editore: SE
Anno edizione: 2007
Pagine: 239 p., Brossura
  • EAN: 9788867231065
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    MD

    15/03/2017 09:04:39

    Immaginare quello stormo di migliaia di uccelli, è come ascoltare un rombo uguale, migliaia e migliaia di aironi, falchi, pappagalli, oche, pavoni, usignoli... stormi e stormi tutti in volo migratorio con sincrono battere d’ali, nessuno a tentare la traversata da solo. Un mareggiare di penne che muovono verso la purezza del cielo infuocato in un’unica direzione. E la luminaria sospesa in quel firmamento era lo stesso Simurgh, la stessa meta tanto ambita. Non è sbagliato dire che ogni singolo uccello, ogni granello di polvere del grande e complessivo stormo, ogni suo atomo—termine che il poeta persiano amava per mettere in contrasto la singolarità e pochezza che egli con ‘atomo’ voleva rappresentare con la pienezza dell’infinito tutto—deve, prima di alzarsi in cielo, decidere di rinunciare alle sue abitudini, come dice l’oca a stare sull’acqua e continuare a mantenere il piumaggio candido. La decisione maturata dal cuore di ognuno determina la scelta di partire; ma verso dove? Non è forse un azzardo neanche poi tanto velato, desiderare tanto una cosa che non si sa dove sia, e influenzarsi in questo desiderio uno con l’altro, come le foglie che si legano una all’altra per un filo di vento? Ma l’upupa aveva fatto capire e vedere loro la presenza di quel luogo, oltre le sette valli. E tutti ne erano stati tanto irraggiati, da voler girare il mondo per trovarlo—benché temessero di non possedere la forza fisica e morale per perseguire una tale meta. Tutti, però, ambivano almeno sognarla, e per metà sensatamente. L’upupa fa loro comprendere, con brevi apologhi, che chi ha per una volta avuto udienza da Salomone, sfiorato dalla Sapienza, non può più farne a meno, benché il cammino sia lungo e cosparso di abissi sconosciuti: per partecipare della bellezza del Simurgh, si deve puntare diritto verso l’ignoto: la montagna di Qāf. Si procede nello stupore, in un’aspettativa sospesa, come abbassandosi e risollevandosi in volo, ma nulla è meglio di quell’assoluta perfezione.

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