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J. M. Coetzee

Traduttore: G. Bona
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2000
  • EAN: 9788806155476
Usato su Libraccio.it € 7,80



Coetzee, J. M., Vergogna, Einaudi , 2000
Coetzee, J. M., Aspettando i barbari, Einaudi , 2000
recensioni di Splendore, P. L'Indice del 2000, n. 11


Continua senza tregua il confronto tra bianchi e neri nel Sudafrica del post-apartheid. La vicenda di David Lurie e di sua figlia Lucy nel nuovo romanzo di Coetzee, Vergogna, scava all'interno dello stato di sospensione, dell'ansia, dell'angoscia di sopravvivenza dei bianchi nel paese. David, docente al Politecnico di Cape Town, due divorzi alle spalle e frequentazione abituale di prostitute, ha una breve relazione con una studentessa coloured, Melanie, che subito dopo lo denuncia per molestia sessuale. Costretto ad ammettere la sua colpa di fronte a una commissione disciplinare dell'università, David non riesce tuttavia a esprimere pubblicamente alcuna forma di pentimento, se non l'ammissione di essersi lasciato sedurre dai "diritti del desiderio". Di fronte a tanta ostentazione di vanità e di indifferenza, i giudici lo costringono a dimettersi dall'università. Questo l'avvio del romanzo.
È inevitabile leggere Vergogna, come del resto tutta la nuova narrativa del Sudafrica, da Un'arma in casa di Nadine Gordimer (Feltrinelli, 1998) al più recente The Rights of Desire (2000) di André Brink (non ancora tradotto in italiano) alla luce del lavoro della Truth and Reconciliation Commission (Trc). Il romanzo di Coetzee sembra muovere proprio dalla difficoltà del processo di riconciliazione, sia per quanto riguarda i rapporti interrazziali, che per i rapporti tra i sessi e quelli tra le generazioni, indicando altrove - in un ritrovato senso di dignità umana e di rispetto per l'altro - la possibilità di ricominciare. L'espiazione della colpa e la successiva "rigenerazione" di David avverranno lontano dalla città, nel corso di una visita alla figlia che vive in una piccola fattoria nella provincia orientale del Capo. Lucy, trentenne e single, "una colona di frontiera della nuova razza", si guadagna da vivere con una pensione per cani e un banchetto di fiori e verdura al mercato. C'è un uomo che l'aiuta nei campi e con i cani, Petrus, un nero diventato, grazie a un sussidio statale, proprietario del terreno confinante. Il rapporto tra David e sua figlia non è del tutto sereno, mossi come sono da principi e impulsi del tutto diversi, ma David, che ha optato per una forma di esilio volontario da tutto ciò che finora ha contato per lui, si adatta alla nuova precaria esistenza aiutando l'amica di sua figlia Bev Shaw, animalista convinta, nella sua clinica veterinaria, e anche lavorando per Petrus nella costruzione della sua casa.
Il tranquillo ritiro rurale, in cui David programma di scrivere un'opera sul periodo italiano di Byron e la sua storia d'amore con Teresa Guiccioli, sarà drammaticamente spezzato quando tre giovani neri entrano in casa, rubano tutto quello che possono, cospargono David di benzina dandogli fuoco, stuprano Lucy, tagliano i fili del telefono e ammazzano tutti i cani. David sopravvive e intende denunciare il fatto ma Lucy glielo impedisce. Sospettando la connivenza di Petrus, David ritiene che la figlia non possa sentirsi in alcun modo al sicuro in quel luogo isolato e la incita a lasciare la fattoria, ma Lucy è ottusamente irremovibile. Vuole mantenere la sua terra e preferisce vedere nella violenza subita il prezzo da pagare, l'inevitabile riparazione nei confronti dei neri per la lunga storia di torti subiti. Dopo una breve visita a Cape Town, dove sente di non avere più una sua collocazione, David torna dalla figlia aspettando con lei la nascita del figlio della violenza e continuando il lavoro alla clinica degli animali. Ha imparato dalla goffa Bev Shaw ad aiutare i cani a morire senza sofferenza, con il conforto di un gesto d'amore. Ora è lui l'uomo dei cani. Quanto a Petrus, in qualche modo il nuovo soggetto sociale del post-apartheid, Coetzee sembra andare vicino questa volta a dargli una voce, ma non al punto da raccontarne la storia: questa resta un mistero, un buco nero al centro della narrazione. L'inglese - "una lingua stanca, friabile, rosa all'interno dalle termiti" - non è il mezzo adatto a raccontarla, bisognerà farlo in tempi diversi, in una lingua diversa.
A questo romanzo, forse il più immediatamente accessibile di Coetzee, perché così strettamente legato alla situazione attuale del Sudafrica, è stato assegnato il Booker Prize, premio che già Coetzee aveva vinto nel 1983 per Vita e morte di Michael K. La tenuta narrativa di Vergogna è straordinaria, il racconto è incalzante dalla prima all'ultima pagina. La prosa scarna
e asciutta, che sembra limitarsi a registrare i fatti dall'esterno, senza emozioni e senza giudizi, disegna con agghiacciante precisione le tensioni irrisolte tra bianchi e neri e il pericolo costante di una situazione che, al di là di ogni possibile ottimismo riconciliatorio, viene vista come minacciosa in particolare dai bianchi. L'unica riparazione possibile sembra essere la redistribuzione di tutto ciò che è in possesso dei bianchi, un pezzo di terra, un'automobile, un paio di scarpe; anche le donne diventano una possibile merce di scambio. Eppure questo romanzo non è il grido d'allarme di un bianco per la perdita dei suoi privilegi, né la richiesta di solidarietà con un bianco per la sua disgrazia (Disgrace è il titolo originale del romanzo, un titolo più sottile e complesso di quello italiano). Arrogante, compiaciuto, "né cattivo né buono; né freddo né appassionato", David Lurie non è il portavoce dell'autore e non raccoglie, se non negli ultimi capitoli, le simpatie e il rispetto del lettore. Il viaggio di David - dalla città alla campagna - da una condizione di chiuso egoismo e di incomprensione della realtà a una visione più lucida, diventa un percorso di illuminazione e di riparazione insieme. La sua esperienza di vita, la sua "disgrazia" si trasforma via via nella ricerca forse inconsapevole di qualcosa per cui valga la pena vivere, al di là della bellezza e della poesia, qualcosa che abbia al centro la sofferenza degli uomini e degli animali. È questo che alla fine riscatta David, lui che non ha capito Melanie, che non capisce quello che gli chiede la commissione d'inchiesta, che non riesce a entrare nelle ragioni di sua figlia e condividere il suo bisogno di legarsi alla terra e al figlio che nascerà, che non riesce a coinvolgersi nemmeno dalla propria disgrazia. In contemporanea Einaudi pubblica, nella nuova, limpida traduzione di Maria Baiocchi, Aspettando i barbari, forse l'opera più famosa di Coetzee, già uscita in sordina in Italia nel 1983 per le edizioni Rizzoli. Colpisce, leggendoli di seguito, il forte senso di continuità tra i romanzi di Coetzee, la forza metaforica di una singola storia iscritta nell'arido universo del Sudafrica, quella di un uomo quasi casualmente trascinato alla devianza perché rifiuta di appartenere a un mondo dominato dalla violenza e dalla barbarie. Stanziato in uno sperduto avamposto di frontiera, il magistrato di Aspettando i barbari crede di potersi estraniare da ciò che lo circonda, ma pur prendendo le distanze dal Colonnello Joll che tortura inermi nomadi e pescatori - i non meglio identificati "barbari" - con la cieca presunzione di chi crede di cercare in questo modo la "verità", è, in quanto rappresentante dell'Impero, lui stesso complice dell'ottusità del potere. Ed è quasi per riparare a tanta violenza che si prenderà cura di una giovane mendicante barbara resa cieca dalle torture e infine la ricondurrà al villaggio nelle montagne tra la sua gente. Ma per il suo gesto il magistrato dovrà subire l'umiliazione del carcere e la tortura.
La "caduta in disgrazia" del magistrato e quella di David Lurie hanno molto in comune: diventati "vittime" loro malgrado ambedue si collocano fuori dalle regole sociali del consorzio umano. E c'è un chiaro parallelismo nel loro passaggio dal torpore iniziale al riconoscimento dell'umanità del diverso. Ma sono cambiati i tempi della Storia, e se il prezzo da pagare per il magistrato di Aspettando i barbari per avere accettato un'altra verità sono l'ignominia e la follia, per il protagonista di Vergogna la conoscenza del dolore sarà di per sé una forma di riparazione.



Coetzee, J. M., Vergogna, Einaudi , 2000
Coetzee, J. M., Aspettando i barbari, Einaudi , 2000
recensioni di Prasannarajan, S. L'Indice del 2000, n. 11

Si prova profondo sgomento, ma anche un certo senso di sollievo, quando si arriva all'ultima riga della nuova opera di J.M. Coetzee, Vergogna, un romanzo sulla verità e la riconciliazione scritto dal più sofisticato conoscitore di anime di tutto il Sudafrica, il Dostoevskij di Città del Capo.
C'è una sorta di suggestiva cupezza nel suo modo di scrivere, da Aspettando i barbari a Life and Times of Michael K (1983) a Foe (1986) a Il maestro di Pietroburgo (1994), da eletto redentore delle regioni oscure. Anche Vergogna è un libro cupo, che persegue con furia l'idea di redenzione, un romanzo sospeso tra violenza e riconciliazione.
"Io descrivo perversioni della verità. Scelgo strade tortuose e conduco bambini in luoghi oscuri. Seguo il danzare della penna". Sono parole dell'immaginario Dostoevskij di Il maestro di Pietroburgo, e valgono anche per Coetzee stesso. Vergogna descrive alla perfezione la perversione della verità del nuovo Sudafrica, ma definirlo un romanzo politico sarebbe una semplificazione eccessiva. Per Coetzee, viaggiatore nelle regioni oscure, il politico non è che un accessorio dell'esistenziale. La verità in questo romanzo non è assoluta, e il processo di riconciliazione che vi è tracciato non ha molto a che fare con il consueto percorso di colpa e pentimento. In questa storia di due violenze sessuali e del silenzioso e autorigenerante procedere della riconciliazione, la condizione di vittima non è monopolio di alcuna razza, e il processo di guarigione non segue il copione scritto dalla Storia.
Nadine Gordimer, il cui immaginario è fortemente determinato dal colore della sua pelle e dal periodo storico in cui vive, ha scritto: "Lo scrittore bianco deve decidere se rimanere fedele all'ordine sociale dei bianchi ormai in declino (anche come dissidente, se non procede oltre questa posizione, rientra seppur da scettico in quest'ordine) o se schierarsi senza remore per l'ordine che sta lottando per prendere vita. E dichiararsi favorevole a quest'ultimo è solo l'inizio.Se questo vale per tutti i bianchi, vale ancora di più per uno scrittore. Lo scrittore deve trovare il modo per riconciliare l'inconciliabile dentro di sé, e per costruire un rapporto con la cultura di una comunità dai parametri completamente nuovi, che non è razziale ma che nasce da un impianto razziale, e che è guidata dai neri".
Gordimer, probabilmente la scrittrice bianca più nota del Sudafrica, rappresenta lo stereotipo del redentore sudafricano: il suo è lo stile favorito da questo paese senza giustizia che traduce la scorrettezza della storia nel linguaggio della correttezza sociale.
La dissidente privilegiata, la scrittrice bianca che ha lottato contro l'apartheid, è riuscita anche a vincere il Premio Nobel per la letteratura, dato che l'impegno sociale, o forse la correttezza politica, sono qualità letterarie consone all'estetica dell'Accademia Svedese. La storia sudafricana, un racconto a base di colpa e odio, di resistenza e pentimento, è il canovaccio ideale per qualunque sociologo capace di scrivere romanzi, come Nadine Gordimer. Romanzi in cui l'essere bianchi è un fatto più politico che esistenziale, romanzi deformati da nobili intenti.
Coetzee è invece un romanziere sudafricano bianco che si rifiuta di essere un ingegnere sociale, ed è uno scrittore che si rifiuta di offrire scelte limpide, in bianco e nero.
Coetzee è più dostoevskijano che didattico, e Vergogna rappresenta il perdono ritrovato in un paese di desolazione.

© "Biblio", traduzione dall'inglese di Monica Di Biagio.

Recensioni dei clienti

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    LaRighe

    13/10/2014 14.32.46

    E' meraviglioso. La piccola vita di poche persone è la metafora di uno Stato ferito qual è il Sudafrica. Scrittura essenziale e scarna, semplice e meravigliosa. Coetzee è un vero Maestro.

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    donato

    14/10/2013 16.26.03

    Bello, anche se inquietante. Difficile da accettare. Ad onor del vero, Melanie non è 'coloured' (come riportato nella scheda dell'Indice): non è lì il conflitto. Scrittura esperta. Sprazzi da maestro.

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    umberto

    28/01/2012 18.18.00

    Bel libro, pieno (e ricco) di tensione umana

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    Valeria

    12/05/2011 16.52.34

    "Vergogna" è un bel libro, pochi fronzoli, descrizioni mirate ed efficaci. Si percepisce il dualismo fra un Sudafrica moderno dove vigono convenzioni occidentali e l'africa più selvaggia. Entrambe ingiuste e insidiose che costringono l'uomo a destreggiarsi tra mille difficoltà. E' un libro che seduce senza voler essere seduttivo.

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    Andrea

    03/11/2008 14.20.41

    Questo romanzo di Coetzee è ottimo. Ben bilanciato, è composto da un mix di elementi narrativi sapientemente dosati. Lo scontro generazionale e sociale, la componente etico-morale, le immobili variazioni del pensiero del protagonista...

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    Giuliopez

    16/07/2007 17.04.50

    Capisco perchè abbia vinto il premio Nobel! Coetzee è uno scrittore di razza, vero, asciutto che arriva al cuore delle storie e dei sentimenti che vuole narrare. E' un libro che rimarrà nel mio cuore a lungo e che ho molto apprezzato anche per un viaggio fatto in Sudafrica due estati fa... Assolutamente da leggere!

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    Alessia

    29/06/2005 12.55.32

    E' un libro che bisognerebbe far leggere nelle scuole, obbligatoriamente: aiuta a non dimenticare che cosa sia l'uomo e di cosa possa essere capace. Con i tempi che corrono, sono davvero cose da tenere a mente.

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    Lorenzo Pederzolli

    18/03/2004 20.19.15

    Ho letto questo libro perchè attirato dal fatto che Coetzee con esso abbia vinto il premio Nobel 2003. Devo ammettere che esso merita tutti i riconoscimenti possibili. L'autore rappresenta nel testo una realta cruda ma realmente esistente, lontana e quasi impensabile per noi Europei. Consiglio questo libro a chi crede che i nostri piccoli problemi di ogni giorno siano insormontabili.

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    ivan

    26/10/2003 10.50.57

    oserei definirlo un capolavoro della letteratura contemporanea. Permane il senso di tristezza che accompagna le altre opere dello scritore ma il libro è, senza dubbio, un capolavoro. per chi ama la lettura non può mancare nella biblioteca

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    Francesco

    20/04/2002 13.40.22

    Ho molti dubbi rispetto alle grandi qualita' di questo libro e alla sua rappresentazione dell'odierno Sudafrica. Indubbiamente la scrittura e' rapida e accattivante, ma con lo scorrere delle pagine viene in evidenza (e non credo proprio che fosse questa l'intenzione dell'autore) la pochezza del protagonista, l'inconsistenza della giustificazione esistenziale che da' alla sua colpa, la sostanziale imbecillita' di sua figlia, l'insopportabile petulanza della sua ex moglie, e la controparte nera non si presenta affatto meglio. Persino in un romanzo nichilista qualcuno dovrebbe salvarsi, almeno a livello intellettuale, senno' e' solo il racconto di un folle pieno di urla e furore (ma nel libro di Coetzee non c'e' neppure questo strepito).

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    Andrea Malaguti

    22/05/2001 01.02.13

    Un romanzo di tensione narrativa e psicologica eccezionale, senza pulp o splatter, che sa rendere la storia di un uomo che rasenta la miseria morale e capisce come uscirne senza mai perdere la dignita'

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