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2011
1 gennaio 2011
150 p., Brossura
9788862941860

Voce della critica

  È ormai banale constatare come la letteratura francese non occupi più nell'editoria italiana il posto d'onore di un tempo. Questo vale anche per gli autori Minuit, abitualmente considerati in Francia come il non plus ultra della letteratura di oggi, mentre spesso in Italia è loro riservata una lunga e penosa migrazione di editore in editore, a volte accompagnata dalla stampella di un cofinanziamento francese. Il caso di Toussaint è tra i più vistosi, dal momento che i suoi ultimi tre libri (intendo gli ultimi tre propriamente narrativi, perché ce ne sono stati altri due in mezzo: 80 pagine sui luoghi dove abitualmente scrive e 12 – dodici: cose possibili solo in Francia – su Zinedine Zidane e la finale di Berlino) compongono una serie unitaria dedicata agli stessi due protagonisti. Ebbene, questi tre romanzi sono usciti in Italia da tre editori diversi, nell'ordine: Fare l'amore da Nottetempo (2003), Fuggire da Fandango (2006) e ora La verità su Marie da Barbès, la casa editrice che più di ogni altra negli ultimi anni si è assunta l'onere e l'onore di presentare agli italiani scrittori francesi da noi poco considerati anche quando ormai canonizzati in Francia. A parte il predominio delle letterature in inglese, ci sono alcune ragioni oggettive per questa difficoltà di ricezione. Una è senz'altro la difficoltà di rendere in traduzione gli stili più diffusi in Francia, e in particolare la combinazione di astrazione, ironia, esattezza lessicale e manierismo tipica dei cosiddetti Impassibles (etichetta sotto cui erano stati arruolati sia Echenoz sia Toussaint). Non è affatto facile riambientare nella sintassi italiana, molto meno leggera e scattante, le frasi brevi e lo slittamento brusco di tempi verbali di Echenoz, le lunghe lasse e l'ironia più velata di Toussaint. Ebbene, nel caso di questo La verità su Marie l'impressione è che la sfida sia stata pienamente vinta dalle traduttrici Federica e Lorenza Di Lella. Però c'è anche un altro problema, che non riguarda le difficoltà di resa. Intendo il sospetto di frivolezza formalistica che grava su questi autori, persino su Echenoz. Nel caso di Toussaint questo sospetto è anche più pesante, dal momento che l'impressione è che lo scrittore belga, dopo il bell'esordio con La Salle de bain, si sia sempre più indirizzato verso una frivolezza non solo formalistica, ma anche commerciale. Continua a essere bravo, bisogna precisare, continua a essere ironico e intelligente, continua a possedere il segreto di una scrittura non solo consapevole ma anche sottilmente erotica. Toussaint, insomma, continua a essere uno scrittore dai prodigiosi ferri del mestiere, ma non sarà che è diventato, e da tempo, uno scrittore non troppo necessario? L'interrogativo vale per tutta la trilogia, a partire dal primo libro, quando abbiamo incontrato il narratore e Marie a Tokyo alle prese con l'ineluttabilità di una separazione incombente, talmente incombente che al lettore non era dato nemmeno sapere quali fossero i motivi concreti delle tensioni tra i due, invece riassunti e imprigionati nella fialetta di acido muriatico custodita dal narratore, premessa per sviluppi violenti o simbolici ovviamente mai imboccati. Nella Verità su Marie le cose non sono cambiate troppo. Le vicende del narratore e di Marie sembrano anzi essere diventate una "serie", un meccanismo generativo di libri leggerini che possono essere letti solo da appassionati di Toussaint e che lui, volendo, potrebbe anche produrre a grande velocità. Dentro, in effetti, c'è abbastanza poco. La storia della coppia che cerca di lasciarsi e al terzo libro non c'è ancora riuscita occupa la scena, ma si basa sulle fondamenta esili di una psicologia di cartapesta: Marie è affascinante né più né meno di quanto lo è tutta la lunga serie di donne irrequiete della tradizione letteraria (è un essere così di vento che non riesce nemmeno a chiudere non dico le finestre, ma nemmeno i libri); i rapporti del narratore e di Marie sono sviscerati con l'illusoria profondità della posta del cuore (un esempio: "Fu solo un breve momento di tenerezza, ma mi bastò a capire che forse non eravamo mai stati così uniti come ora che eravamo separati"). Rispetto ad altri libri di Toussaint, la novità di La verità su Marie sembra essere il recupero del romanzesco, specialmente quello di Echenoz (la scena centrale del trasporto di un cavallo da corsa si ispira forse a un episodio delle Biondone di Echenoz, solo che là non era lunga cinquanta pagine), ma anche quello di Javier Marías (l'incipit con la morte dell'amante durante la notte passata insieme può evocare Domani nella battaglia pensa a me). Solo che queste premesse romanzesche non portano a vaste costruzioni illusionistiche come quelle di Echenoz, ma muoiono nello spazio di una pagina. Come la fiala di acido muriatico in mano al narratore in Fare l'amore, così la pistola in tasca all'amante moribondo di Marie è messa in rilievo per alludere a sviluppi sanguigni e per dare un brivido al lettore, ma si risolve nella sua semplice presenza, e poche pagine dopo questo dettaglio così apparentemente significativo non verrà mai più ripreso. L'impalcatura su cui il romanzo si regge è fatta invece di materiali differenti: una serie di sfondi lussuosi e cartolineschi (la notte parigina; la partenza del cavallo dal Giappone; un'estate all'isola d'Elba al termine della quale – per una congiunzione di desiderio, afa, pericolo e notte mediterranea – i due protagonisti faranno di nuovo l'amore); un numero ridotto di scene memorabili che coincidono con sfoggi di lessico settoriale (i medici che tentano di rianimare l'amante di Marie; il trasporto del purosangue; la flora dell'Elba); una ricca ragnatela di simmetrie. Bisogna precisare che queste simmetrie a volte colpiscono nel segno (il purosangue spaventato nella notte giapponese e i cavalli spaventati dal fuoco sull'isola d'Elba), altre invece suonano troppo argute e gratuite. Oltre che su una psicologia di seconda mano, i rapporti tra il narratore e Marie si sviluppano infatti a partire da una ricerca esasperata e manierista di simmetrie, fin dall'incipit del romanzo, dove il narratore, "ripensando alle ore cupe di quella notte torrida", si rende conto che lui e Marie avevano "fatto l'amore nello stesso momento", "ma non insieme". In seguito, dopo aver risposto alla richiesta di aiuto di Marie, dopo essersi recato da lei e dopo essersi a lei riavvicinato, il narratore è folgorato da una nuova simmetria, sottolineata con la grancassa: "mi venne in mente di colpo, all'improvviso, con un certo senso di panico e di vertigine, che era la seconda volta, quella notte, che introducevo un dito nel corpo di una donna". Tenderei a escludere che queste scoperte possano dare panico e vertigine al lettore. La domanda semmai è se, e quanto, non finiscano per irritarlo. Paolo Zanotti

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Conosci l'autore

Jean Philippe Toussaint

1957, Bruxelles

Jean-Philippe Toussaint, nato a Bruxelles nel 1957, è scrittore belga di lingua francese.Tra le sue opere: La televisione (Einaudi 2001), Fare l'amore (Nottetempo 2003), Fuggire (Fandango 2007) e La verità su Marie (Barbés 2011).

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