La via crudele. Due donne in viaggio dall'Europa a Kabul

Ella Maillart

Traduttore: S. Vacca
Editore: EDT
Collana: Aquiloni
Anno edizione: 2005
Pagine: XIII-229 p., Brossura
  • EAN: 9788870638479
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    Barbara

    13/06/2015 15:23:38

    Dell'epoca in cui viaggio era comunque ancora sinonimo di avventura e dove fette di mondo si offrivano a sguardi ancora vergini, in cui il concetto di "turismo" era ancora lontano, dopotutto. A me è piaciuto molto, invece, e non l'ho trovato affatto noioso. Tutt'altro. Trovo affascinante leggere come si muovevano i viaggiatori degli anni '30, come si rapportavano alla diversità, cosa coglievano i loro sguardi. E' soprattutto un documento di ciò che quei luoghi erano allora. Inoltre, una testimonianza interessantissima e indiretta sull'esistenza in se già molto particolare di Annemarie Shwarzenbach, non meno "personaggio" (ma molto meno "solare") della stessa Maillart.

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    Maunakea

    28/08/2007 19:10:07

    La noiosità di questo libro è difficilmente superabile, fortuna che non è molto lungo, io adoro i libri di viaggio, ma il libro (1947) non è scritto con l'intento di raccontare dei luoghi ma con l'intento di parlare a degli eruditi, dimostrando la propria cultura e l'esser meritevole di poter venir considerata una etnografa. Citazioni di puro sofggio di erudizione che un ettore normale non conosce, appensantiscono la narrazione, paragoni con luoghi mai visi dal lettore e considerati scontati, sorvola su tutte quei particolari che ad un lettore moderno possono interessare, i problemi dell'ustione alla mano, dopo l'avvenimento mai più considerata, le decisioni di percorso, le notti, i problemi reali incotrati, sorvola con leggerezza su tutto forse considerandolo troppo prosaico ed invece è quello che noi vorremmo leggere. A farla breve un libro molto datato, speravo molto in una descrizione ben fatta dei Budda di Bamyan, visto che ormai dobbiamo accontentarci di quella, ma non ho trovato nemmeno questa. Un libro inutile, non so perchè ho comprato anche un altro libro della stessa autrice, ma posporrò la lettura a molto più avanti.

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    Maunakea

    28/08/2007 19:09:57

    La noiosità di questo libro è difficilmente superabile, fortuna che non è molto lungo, io adoro i libri di viaggio, ma il libro (1947) non è scritto con l'intento di raccontare dei luoghi ma con l'intento di parlare a degli eruditi, dimostrando la propria cultura e l'esser meritevole di poter venir considerata una etnografa. Citazioni di puro sofggio di erudizione che un ettore normale non conosce, appensantiscono la narrazione, paragoni con luoghi mai visi dal lettore e considerati scontati, sorvola su tutte quei particolari che ad un lettore moderno possono interessare, i problemi dell'ustione alla mano, dopo l'avvenimento mai più considerata, le decisioni di percorso, le notti, i problemi reali incotrati, sorvola con leggerezza su tutto forse considerandolo troppo prosaico ed invece è quello che noi vorremmo leggere. A farla breve un libro molto datato, speravo molto in una descrizione ben fatta dei Budda di Bamyan, visto che ormai dobbiamo accontentarci di quella, ma non ho trovato nemmeno questa. Un libro inutile, non so perchè ho comprato anche un altro libro della stessa autrice, ma posporrò la lettura a molto più avanti.

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    Anna M.

    28/09/2006 21:15:50

    A tratti molto noioso. In taluni punti il viaggio diventa marginale. per una migliore anca una cartina che ne indichi il percorso.

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    Marco Vasta

    18/04/2004 16:02:34

    Nel giugno del 1939 due giovani donne abbandonano l'Europa sull'orlo della guerra e le amate montagne della Svizzera per partire a bordo di una Ford V 8 verso il Sol Levante. Il loro itinerario si dipana lungo l'Italia, la Jugoslavia, la Bulgaria, la Turchia, l'Iran e l'Afghanistan attraverso città sante, montagne e deserti grandiosi, popoli e paesi ricchi d'incanto e di storia millenaria. Ma accanto a quello geografico le due donne seguono anche un secondo percorso, avventurandosi nel segreto della propria anima alla ricerca di nuove consapevolezze e nuovi equilibri. Un cammino parallelo segnato dal contrasto fra due diverse personalità: accanto all'autrice, prototipo di donna forte e liberata, viaggia infatti, nascosta sotto lo pseudonimo di Christina, una creatura eterea e fragile, Annemarie Schwrzenbach. Anche lei scrittrice, grande amica della famiglia Mann, moglie di un diplomatico ma insofferente alla vita di rappresentanza, hippy ante litteram, morfinomane, turbata più dalle donne che dagli uomini, Christina tenta con la sua compagna la strada più difficile: quella che potrebbe distoglierla dall'autodistruttività delle proprie scelte esistenziali, dalla propria "via crudele".

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