La via della schiavitù - Friedrich A. von Hayek - copertina

La via della schiavitù

Friedrich A. von Hayek

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Traduttore: D. Antiseri, R. De Mucci
Editore: Rubbettino
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 13 aprile 2011
Pagine: 293 p., Brossura
  • EAN: 9788849830842

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La via della schiavitù

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Qual è la lezione che questo libro destina al mondo occidentale dell'epoca e al tempo stesso - per l'attualità delle sue intuizioni - concede in eredità ai contemporanei? Semplicemente che non può esservi alcun compromesso tra la libertà e i diritti "sociali" degli individui. Il fascismo, il socialismo, il nazismo, il comunismo, totalitarismi che, secondo Hayek, conducono alla via della schiavitù, sembrerebbero ormai appartenere ai residui del "secolo breve". Questi regimi dispotici non hanno saputo adattarsi alle sfide della modernità, e quindi hanno dovuto soccombere sotto il peso delle loro nefandezze etiche e inefficienze economiche. Mentre il sistema democratico, insieme al mercato, si sono rivelate le soluzioni più idonee, seppure in sé imperfette, per il mantenimento e il miglioramento degli equilibri politici e per il progresso morale e materiale della società civile. Emerge, però, la delusione dell'autore nei confronti del destino storico della democrazia. La radice delle sue distorsioni originarie sta proprio nell'opposizione dei popoli all'idea di libertà, che si manifesta nell'anelito masochista alla schiavitù. Il problema sollevato da Hayek - perché emergono i peggiori ovvero, per contro, soccombono i migliori - costituisce uno dei maggiori crucci per i cittadini del nostro tempo, la causa della loro delusione e del loro distacco dalle istituzioni politiche. Prefazione di Raffaele De Mucci.
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    guido.a.

    11/05/2020 13:41:57

    Libro essenziale per ogni Occidentale

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    Edoardo

    17/01/2020 11:44:06

    La cosa che più colpisce dello straordinario saggio di F. Hayek, scritto alla fine degli anni '40 in Inghilterra, dove era andato in esilio, è l'affermazione che qualunque forma di socialismo, democratico e no, conduce alla schiavitù dell'individuo, e questo a prescindere delle buone e cattive intenzioni di chi lo promuove a livello politico. Una volta che il meccanismo, infernale in ultima istanza, è partito, non si arresta più ed inutili sono le parole di chi non pensava in assoluta buonafede di aprire la strada a una forma di dittatura, dura o meno che sia. Intervenire in economia per 'raddrizare' a colpi di decreti le storture del mercato porta prima o poi al disastro economico e a un indebitamento insostenibile. Hayek passa quasi per uno dei responsabili della povertà, ma è esattamente il contrario. Dicono in Sudamerica che i comunisti amano così tanto i poveri che li moltiplicano. Da dittature come Cuba, il Venezuela o la Corea del Nord (come ieri dall'est europeo) si va via in ogni modo. Non sono luoghi dove si emigra, ma da dove si fugge, perchè non rispettano i tre principi liberali che hanno fondato il mondo moderno: vita, libertà, proprietà. Agli inizi della rivoluzione francese non si gridava Liberté, égalité, fraternité' ma 'Liberté, égalitè, proprieté'. Il capitalismo ha cambiato in meglio il mondo, mentre il comunismo è fallito ed ha portato solo morte e regresso economico e civile, conditi con un profluvio inarrestabile di chiacchiere, di menzogne. Le politiche keynesiane sono fallite alla lunga, come previsto da Hayek, inascoltato. Quando ciò è apparso chiaro, Hayek ha ricevuto il premio Nobel dell'economia, nel 1974. Due o tre anni dopo, i keynesiani social-democratici svedesi perdevano il potere dopo 44 anni di governo. Cominciava la fine dello stato-papà fondato su una tassazione forsennata e una redistribuzione a esclusivo piacimento del partito, che tratta gli uni come figli amati e gli altri come figliastri da raddrizzare a mazzate.

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    Francesco Giacomantonio

    04/02/2019 10:52:14

    Interessante studio di Hayek che delinea, sotto molti aspetti, le conseguenze problematiche legate a forme di pianificazione politico-economica. Indubbiamente una lettura attenta nell’interpretare i nodi al riguardo nella vicenda del XX secolo( il libro venne scritto negli anni Quaranta) e da contestualizzare rispetto alle situazioni del XXI secolo.

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    Federico Merlotti

    16/08/2017 19:40:07

    Saggio molto interessante ed attuale benché scritto oltre 70 anni fa. Assolutamente da leggere.

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    MAURIZIO ZANGANI

    19/07/2017 11:43:46

    Benchè le minacce esterne e interne del fascismo debbano esser prese sul serio, sarebbe un grave errore e un grave pericolo non rendersi conto che nella nostra società ci troviamo di fronte allo stesso fenomeno che ha favorito ovunque il sorgere del fascismo: l'irrilevanza e e l'impotenza dell'individuo. Quest'affermazione è in contrasto con la convinzione tradizionale secondo cui la democrazia moderna, liberando l'individuo da tutte le costrizioni esterne, ha realizzato il vero individualismo. Il diritto di esprimere i nostri pensieri, tuttavia, ha significato solo se siamo capaci di avere pensieri propri. Erich Fromm, Fuga dalla libertà. 1941

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    Paolo Deghenghi

    29/05/2016 21:43:40

    Di estrema e allarmante attualità è il messaggio che questo testo serba ancora intatto a così tanti anni dalla prima pubblicazione. Ora, che il tentativo di dissolvere dallo spirito civile le fondamenta liberali della democrazia pare giungere di nuovo a buon esito, come già accadde nei periodi prebellici; come accade ora con la fantomatica tentazione di legislazioni d'emergenza costruite ad hoc contro il nuovo nemico rappresentato dal terrorismo; come già perpetrarono le famigerate ideologie del "secolo breve" scannandosi tra loro per imporre al mondo allucinanti utopie. Perché in democrazia la concezione liberale è primitiva rispetto ad ogni altra istanza, ne informa lo spirito e le leggi. E chi nega questo bastione insormontabile o si affida alla menzogna oppure nasconde intenzioni che con la democrazia non hanno nulla a che fare. Spirito liberale: sintagma che un percorso culturale a senso unico ha inteso cancellare dalla memoria collettiva, come se si trattasse di un sofisma anacronistico. Quello spirito che attinge ai diritti inalienabili dell'individuo, che continuamente gliene rammenta i doveri, la libera scelta e l'assunzione responsabile degli effetti che ogni scelta comporta. Un severo monito contro la seduzione di una impossibile ricerca dell'uguaglianza sociale in tempi di incertezza assoluta, ottenuta a spese di ogni spazio di libertà che ci è concesso e che non è dato alienare seguendo l'orribile canto di sirena di fantomatici uomini forti o di onniscienti apparati burocratici. Il Grande Fratello è tanto più forte quanto più grandi diventano le nostre debolezze.

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    Arnaldo Maiorani

    14/04/2013 19:16:30

    A detta di molti, Margaret Thatcher è stato il primo ministro che ha seminato più divisioni e devastazioni nella storia moderna. Nelle piazze dell'inghilterra del XXI secolo si festeggia, in questi giorni, la morte di un leader politico indiscusso, che a suo modo, ha creduto e operato per il liberalismo liberista. La lady di ferro ha più volte dichiarato che a ispirare le sue idee e le sue decisioni fu proprio Friedrich A. von Hayek. Hayek al capitolo 8 , "chi pianifica per gli altri?" riporta un passo di Lord Acton: "la più bella occasione mai data agli uomini venne buttata via poiché la passione per l'eguaglianza rese vana la speranza della libertà". Parole intense, quelle di Lord Acton, così come quelle di Hayek; parole che mettono a nudo questioni irrisolte e sempre più pressanti. Le parole e gli scritti non vanno necessariamente condivisi, ma vanno sicuramente letti e fatti propri. Per imparare non e mai troppo tardi, forse.

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