Collana: La memoria
Edizione: 6
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 26 aprile 1996
Pagine: 164 p.
  • EAN: 9788838912597
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Descrizione

Premio Scerbanenco 1996. Ritorna il comissario De Luca. Nell'atmosfera tesa del confronto tra DC e sinistre alla vigilia delle elezioni politiche del 1948, De Luca si trova a condurre un'inchiesta sull'uccisione di una ragazza in una casa di tolleranza. Un maggiorente democristiano, candidato al Parlamento, è stato inequivocabilmente visto entrare nella casa 'chiusa' proprio la notte del delitto, e il commissario dovrà svolgere le indagini resistendo alle opposte pressioni dei compagni di partito del sospettato, che si adoperano per insabbiare il caso, e dei suoi avversari politici, che vogliono un'incriminazione indipendentemente dalla consistenza degli indizi...

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    andreab

    15/06/2010 10:32:07

    In questo terzo e ultimo episodio della serie del commissario De Luca, Lucarelli raggiunge la maturità piena. I personaggi sono definiti, l'intreccio è di alto livello, la ricostruzione storica è piena e a tutto tondo. E' impressionante come l'Italia del '48, con le esiziali elezioni di aprile a fare da fil rouge, emerga prepotente a fare non solo da sfondo ma anche da autobiografia collettiva grazie a poche ma precise pennellate. Di Lucarelli colpisce la capacità di delineare e evocare trame, personaggi e epoche con romanzi brevi (o racconti lunghi), senza che nulla venga sacrificato. Sicuramente la "serie" di De Luca è tra le più riuscite e merita di essere letta dall'inizio, partendo da Carta Bianca (dove forse c'è ancora qualche difetto di gioventu', ma avevamo un Lucarelli agli esordi...) alla fine.

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    iudinik

    28/05/2008 17:08:27

    Terzo e ultimo atto delle vicende legate al commissario De Luca. Dalla "Carta bianca" fino ad arrivare a "Via delle oche", passando per un'"Estate torbida", è possibile assistere alla crescita e alla maturazione di un personaggio (De Luca) e di uno scrittore (Lucarelli). In questo libro la narrazione appare più netta e precisa rispetto ai primi due, con meno alti e bassi ad alterarne il ritmo. Il personaggio di De Luca resta, invece, sempre controverso: assetato di giustizia, ma al di fuori dal contesto socio-politico che lo circonda per sua espressa volontà. Il suo legame con la realtà resta Pugliese, altro personaggio chiave ai fini della narrazione, di cui si sente un pò la mancanza nell'"Estate torbida". In conclusione, un libro piacevole da leggere, come un pò tutti quelli scritti da Lucarelli ed ambientati nel periodo fascista, con perfette ricostruzione storico-sociali, tra cui vorrei ricordare e consigliare "L'isola dell'angelo caduto", che resta uno dei miei preferito.

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    Gianni

    12/11/2007 16:51:57

    A parte la ricostruzione storica un po' di parte (i democristiani qui sembrano continuatori dei fascisti mentre erano nemici) il giallo c'è, la suspense anche, seppur senza forzature, e soprattutto l'atmosfera rende.

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    Giuseppe Resta

    26/03/2007 21:42:46

    Una commovente foto virata seppia con un tormentatissimo e umano (finalmente) commissario. Molto italiano il tutto.

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    Sara

    04/10/2006 11:52:08

    Come sempre Carlo Lucarelli ha un modo di scrivere fresco, che non ti fa pesare per nulla le pagine, anzi.. E via delle Oche non è da meno, con i suoi risvolti tutti all'italiana. Io non ho letto gli altri due libri che parlano del commissario De Luca ma sicuramente li leggerò! La storia breve, semplice ma che da comunque un ritratto dell'Italia dopo la guerra, con le sue paure, i suoi bordelli e la sua polizia.. Da leggere veramente tutto d'un fiato.

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    Luca

    28/09/2006 15:56:52

    Il difetto principale di "Via delle Oche" è l'imprecisione della ricostruzione storica. L'amnistia ai fascisti la volle Togliatti per reclutarne un bel po'. I "comitati civici" non erano affatto covi di delinquenti che tramavano cose losche, ma un'organizzazione di cattolici impegnati a far propaganda contro l'astensionismo e contro il comunismo (ma prendevano in giro anche il fascismo). E meno male che i comunisti non vinsero, o qualcuno preferiva seriamente Baffone anche da noi? Lasciamo perdere le favolette in salsa emiliano-romagnola e cominciamo una buona volta a guardare la verità e la realtà. Mi dispiace per Lucarelli, del quale apprezzo il fatto che ambienti questi romanzi nel passato, ma la storia bisogna conoscerla bene, non basta "evocarla" sulla base delle conoscenze giornalistiche.

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    roberto cocchis

    30/08/2005 15:48:39

    Il migliore della trilogia di De Luca e, forse, il migliore in assoluto di Lucarelli. Preciso ed essenziale, costruito in maniera perfetta, potrebbe essere il soggetto di un ottimo film, se si trovasse un produttore abbastanza coraggioso per farlo (di questi tempi, è piuttosto difficile). Altre avventure di De Luca non sarebbero fuori posto, in avvenire.

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    mirella

    14/01/2005 14:06:59

    Un bel racconto,un'atmosfera particolare.Prosa leggera e scorrevole.Mi è piaciuta la descrizione delle espressioni e degli stati d'animo dei protagonisti.

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    sat

    14/10/2004 11:30:57

    Il terzo e il più bello della serie. Lo consiglierei a tutti. Dall’inizio alla fine il libro funziona. E le citazioni dei giornali dell’epoca con l’epopea bartaliana sono esaltanti.

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    EDOARDO

    04/09/2002 23:59:25

    Un breve romanzo che si legge tutto di un fiato. La trama gialla è secondaria rispetto alla ricostruzione di un'epoca e di un determinato momento della storia italiana in cui la sorte del paese, che oscillava tra comunisti e domocristiani, è stata salvata probabilmente dall'impresa di Bartali al Tour de France. Il contorno di questa vicenda è ciò che la rende più interessante anche per chi, come me, non ha vissuto in quegli anni.

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    Debora Rossi Astolfi

    11/04/2000 13:05:59

    Il romanzo e' la fotografia in bianco e nero di un'epoca.Il primo piano di un paese appena uscito da un conflitto che ne ha lacerato la coscenza. Sembra di vedere un film di Pietro Germi: vivo e struggente.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

LUCARELLI, CARLO, Via delle Oche

LUCARELLI, CARLO, L'estate torbida

LUCARELLI, CARLO, Carta bianca
scheda di De Federicis, L., L'Indice 1996, n.11

Di Carlo Lucarelli sono usciti in sei anni nove titoli. Brevi romanzi che raccontano misteri e trame delittuose. Alcuni sono estravaganti, come l'insolito "Guernica" (Minotauro, 1996), avventura nella Spagna del 1937; uno, sull'Italia degli anni trenta, è un Giallo Mondadori ormai introvabile, "Indagine non autorizzata" (1993, con intervista a cura di Lia Volpatti); tre formano la serie che ha per protagonista il commissario De Luca. Fra i narratori con ambizioni letterarie della sua generazione Lucarelli, nato a Parma nel 1960, è l'unico che abbia scelto di investire il proprio notevole talento nel genere codificato del romanzo poliziesco. E rispetto ai grandi autori italiani, da Gadda a Sciascia, che hanno utilizzato i meccanismi dell'inchiesta ma per far altro, Lucarelli si distingue perché dentro il genere vuole starci. Il suo è un poliziesco storico. Il periodo che lo interessa è quello del fascismo, specie alla fine, nel torbido passaggio dalla guerra civile alla ricostruzione. Di libro in libro, il commissario De Luca acquista uno sfondo e una carriera. Ha vinto il concorso nel 1928; è stato il più giovane commissario della polizia italiana, con tessera del Partito (è normale); e con tessera inoltre durante Salò, e nella squadra politica della Muti. In "Carta bianca", aprile 1945, nonostante il disastro degli ultimi giorni De Luca s'accanisce a scoprire l'assassino di un bell'uomo che piaceva a tutti (pugnalato al cuore e all'inguine). Ma infine scappa, verso il Nord, saltando in fretta su un'automobile. Qualche mese dopo, in "L'estate torbida", lo ritroviamo fuggiasco per i paesi della Romagna, sotto falso nome; ma è riconosciuto, costretto a indagare su un caso di strage; e in conclusione eccolo con le manette ai polsi spinto dai carabinieri. In "Via delle Oche", terzo episodio, è il 1948, a Bologna. Fra aprile e luglio - con le elezioni, l'attentato a Togliatti, e Bartali maglia gialla - De Luca, che è stato declassato a vice commissario della Buoncostume, seguendo la cattiva stella di investigatore per passione, e muovendosi da un bordello all'altro, scopre la pasticciata ragion di stato nascosta dietro tre delitti. Peggio per lui .Il libro termina lasciandolo seduto su un divanetto, mentre aspetta che il questore lo chiami per avviarlo a non si sa quale destino. La frase preferita (e la giustificazione) di De Luca è "Sono un poliziotto". Invece Lucarelli ha spiegato che lo attira quanto c'è di ambiguo nella figura del poliziotto, "strumento della verità" e "strumento del potere". Può dar fastidio, in Lucarelli, una certa propensione a uscire dalle vecchie mitologie per entrar subito nelle nuove, da cui viene il tipo del fascista innocente. A compenso, vale la sua capacità di creare un universo romanzesco, che coincide con il momento storico osservato però dal basso, là dove poliziotti e assassini stanno insieme, e più delle idee spiccano i corpi. Lucarelli è visivo (come tutti gli scrittori che frequentano anche fumetti e video) e selettivo. Costruisce mentalità e personaggi insistendo su due o tre particolari opportunamente ingranditi. Un vestito a fiori o una ciabatta, o l'occhiata, il gesto, stringersi nelle spalle, mordersi il labbro.