Recensioni I viaggi di Gulliver

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    02/07/2017 21:04:15

    Non smetterà mai di valere per Swift la meravigliosa frase che gli dedicò Kierkegaard: "L'inglese Swift in gioventù costruì un manicomio dove egli stesso da vecchio fu ricoverato. E si racconta che spesso si guardava nello specchio ripetendo: «Povero vecchio mio!». Incisione che meriterebbe il bronzo tanto rispecchia il giusto approdo delle sue nausee, del suo carattere, del suo sarcasmo. Egli vide se stesso e l'epilogo di ogni uomo in questo libro, vide la confusione e la grettezza del vivere nell'odio, le presunzioni del primeggiare, l'ottusità del potere, la regalità dell'idiozia. Mentre narra di una battaglia sul diverso modo di rompere le uova (meraviglioso!) fra due nazioni Egli sta descrivendo una Francia e un'Inghilterra in lotta per motivi religiosi. I tasti dell'Utopia lavorati ad arte toccheranno poi eventi strabilianti e in fondo inutili, una successione di maghi cialtroneschi, gigantoni inetti, cavalli dalla morale facile. L'esito sarà l'autoreclusione. Ma dove sta la grandezza del libro? Nello smontare pagina per pagina l'atroce seriosità della vita attraverso gli arti della favola colta, i mille perditempo oziosi nei quali si perdono i reami che Egli finisce per trovarsi di fronte. E' la farsa che abita gli uomini, miseri accattoni del sentire che vivono le leggi della forza, dell'accumulo, di un rispetto e un amore ormai identici a piante secche nei tanti terreni a cui apre l'esperienza. Se il solo denaro è il timone e la dottrina di tutto, è chiaro che il nero è bianco e viceversa, a seconda di chi comanda. Niente allora supererà il finale della storia, e cioè - maestosa e amara verità - il disgusto per la razza umana, questa povera argilla arrogante che passa la vita a sfregiarsi fra scontri e insanie. E forse chi legge fa la stessa cosa, riconosce un primato all'arte, a cieli e ad astri di altissima fantasia contro la pusillanime parabola di grandezze totalmente vuote. Saggi cavalli ne sapranno sempre di più dei poveri ronzini chiamati uomini.

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