Viaggio con l'amico-Nove cantatine partigiane

Francesco Berti Arnoaldi

Collana: La memoria
Edizione: 4
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 19 novembre 1990
Pagine: 133 p., Brossura
  • EAN: 9788838906541
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Descrizione

Nell'ultimo suo libro, di profondità inquietante e inquietante interrogare, Primo Levi avvertiva che la memoria dell'offesa - memoria fragile e necessaria: del fascismo e del nazismo, ma delle offese di ogni totalitarismo - ha due nemici sottili: l'imprecisione e la vergogna del ricordare, e quella zona grigia in cui il tempo trascorso comincia a diradare le testimonianze dirette, senza attenuare le passioni vive e i meccanismi vari del rigetto. Questo volume è un atto della memoria che sopravvive contro i nemici che indicava Levi. È la storia di un cattolico democratico e antifascista attivo, Giuliano Benassi, dagli anni del liceo alla fucilazione in un campo di concentramento della Sassonia. Una testimonianza: ma con una forza di precisione - vincendo la nostalgia, ripercorrendo i luoghi dimenticati della gioia e quelli sepolti dell'orrore, rileggendo lettere, risentendo voci - che fa della testimonianza un'inchiesta, e di una cronaca il ritratto morale di una di quelle amicizie cui la morte toglie soltanto il logorarsi della vecchiaia. In appendice a questa nuova edizione, le "Cantatine partigiane" pubblicate per la prima volta nel 1965.

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    Grazia

    01/05/2014 15:45:53

    Per quel che racconta, per come lo racconta, l'ho letto con le lacrime agli occhi.

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    Mara Marantonio

    29/03/2008 13:04:48

    Libro breve, ma intensissimo, da riprendere spesso per consentirgli di parlarti e interrogarti. Francesco è Francesco Berti Arnoaldi, illustre avvocato e uomo di cultura: un bel signore, di alto sentire, la parlata evocativa. Giuliano è Giuliano Benassi, compagno di scuola al Ginnasio Liceo Galvani, amico inseparabile, fervente cattolico, partigiano della prima ora in “Giustizia e Libertà”, arrestato, torturato, deportato in Germania e poi ucciso dopo un tentativo di fuga non riuscito il 27 aprile. La morte dell’amico è, per Francesco, realtà impossibile da accettare; egli gli ritorna alla mente spesso, appagando solo per poco il vuoto della sua assenza. Dopo 44 anni, alla luce della testimonianza rilasciata nel 1947 da Ugo Bigardi, che aveva condiviso con Giuliano tutto il periodo di detenzione, fino all’ultimo istante, Francesco intraprende da solo il viaggio della deportazione: da Bolzano a Flossenburg, poi a Porschdorf, dove questi lavorò in una cava di pietra, infine a Oelsen, in Sassonia, dove sarà assassinato. Luoghi suggestivi, ma teatro di tragedie. Francesco ci ha fatto un grande regalo, impreziosito da componimenti poetici, risalenti ad anni diversi, “Le nove cantatine partigiane”, tra le quali, di straziante bellezza, è “Il Repubblichino”, in dialetto, e dalle riflessioni finali di Alessandro Galante Garrone. L’Autore aveva compreso e fatta sua la grandezza morale dell’amico, la fede religiosa vissuta come “raccoglimento interiore che si conclude nell’azione”, l’ottimismo e lo spirito ironico, anche nei momenti più bui, che traspare dalla lettere scritte al fratello. La fede cristiana, nutrita da prove difficili, conservata fino all’ultimo. Nell’autunno del 2005 il Comune di Bologna ha intitolato a Giuliano lo spazio antistante l’ex Chiesa di S. Lucia, ora Aula Magna dell’Università, la celebre “Piazzetta”, ove hanno giocato a pallone generazioni di ragazzi, proprio a fianco del Liceo-Ginnasio “Luigi Galvani”.

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