Editore: Passigli
Collana: Le occasioni
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 aprile 2011
Pagine: 205 p., Brossura
  • EAN: 9788836812714
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Descrizione
Pochi libri possono celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia meglio del "Viaggio elettorale" di Francesco De Sanctis, arricchito da un'ampia introduzione del grande storico Denis Mack Smith, perché, per citare lo stesso Mack Smith, "De Sanctis si occupò della realtà politica e sociale non meno che di letteratura, e la sua penetrante diagnosi degli anni attorno al 1870 è, ancor oggi, di notevole interesse e utilità pratica". Tornato nelle sue terre d'origine dopo più di quarant'anni, in occasione delle elezioni del 1875, De Sanctis stilò questo straordinario, puntuale documento sulle condizioni di vita della società meridionale dell'epoca, il mondo dei proprietari terrieri, dei borghesi 'galantuomini', delle masse contadine, delle alleanze e degli intrighi di un periodo della politica italiana noto appunto come il periodo del 'trasformismo'. Mack Smith dunque analizza la figura del grande critico letterario mettendone in rilievo la straordinaria modernità, l'attualità della sua visione politica e, soprattutto, mostrando come al fondo della sua insoddisfazione politica fossero problemi che, oggi come allora, sono ben lontani dall'essere risolti. Insomma, una storia italiana che è molto più attuale di quanto indichi il calendario.

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    luciano

    02/01/2019 11:43:22

    Il libro racconta il viaggio elettorale che l'autore fece nel 1875 nelle zone dell'Irpinia, per la sua elezione di deputato del regno. Durante questa campagna elettorale si reca a Morra, suo paese natale; dei suoi abitanti esprime questo giudizio: "In Morra c'è vanità, non c'è orgoglio, e molto è dato all'apparire, poco all'essere". La vittoria elettorale, però, non lo soddisfa: "Nel primo ballottaggio avevo avuto in più settantasette voti. Ora erano novantasette...solo venti in più. Io dunque mi sentivo umiliato, dove mi promettevo l'unanimità". Poi si reca ad Avellino, dove non è bene accolto; scoraggiato scrive: "Scendere dall'alto e mescolarti nel basso tra gente che non ti sa comprendere, e volge in male i tuoi più puri intendimenti, ma chi ti ci ha tirato? Farsi predicatore di concordia dove le passioni sono così indiavolate, ma non è mattezza?". Poi riprende coraggio e manda un telegramma al Sindaco di Lacedonia: "Eccomi vostro deputato. Ricordatevi che la mia bandiera si chiama concordia. Ignoro vinti e vincitori. Tutti miei concittadini". Altri tempi, altri politici!

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