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Harald Weinrich

Traduttore: M. Lipparini
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1989
Pagine: 298 p.
  • EAN: 9788815020741

scheda di Bazzanella, C., L'Indice 1990, n. 8

"I linguisti non vengono letti" (p. 19). L'affermazione di Weinrich, in genere valida relativamente al vasto pubblico, può forse essere smentita proprio in questo caso, dato l'interesse degli argomenti trattati e l'eleganza dello scrivere (sulla cui importanza l'autore stesso richiama l'attenzione nel saggio "Linguaggio e scienza"). D'altra parte anche un precedente testo dello stesso linguista, "Tempus. La funzione dei tempi nel testo" (Il Mulino, 1978), aveva raggiunto un'ampia diffusione non solo tra gli specialisti. In "Vie della cultura linguistica", che si compone di diciassette saggi, in parte precedentemente pubblicati e parzialmente modificati rispetto all'edizione tedesca, si affrontano molteplici aspetti e problemi della passata, presente e futura (auspicata tale) cultura linguistica in Europa. Le analisi storico-teoriche, dotte e puntuali senza mai diventare pedanti, ben argomentate (almeno nei limiti imposti dalla formula "breve saggio"), riguardano: le norme linguistiche; il linguaggio dei giornali (contro il "principio del convoglio", l'adattamento cioè alle capacità del destinatario meno informato); il rapporto tra sistema, "discorso" e didattica (e il problema della complessità del mondo) il "monte dell'informazione" ("della scienza è una questione d'onore l'aver letto tutto, ma è una questione di intelligenza il non leggere tutto" p. 44); la chiarezza o non chiarezza del pensiero scientifico; la "politica per un dizionario" (si propone un dizionario "interdisciplinare" che risolva il rapporto tra lingua standard e i diversi linguaggi tecnici, redatto in uno stile "prevalentemente pragmatico-narrativo"); la "Crusca fruttifera" (fondata in Germania nel 1617, sul modello di quella italiana); Vaugelas e la dottrina del corretto uso linguistico nel classicismo francese; la "clarté" del francese (da mito a 'ethos'); la coscienza linguistica spagnola nel "siglo de oro" e, infine, alcuni aneddoti linguistici su Carlo V. Il panorama europeo derivante da questo puzzle storico-linguistico è vario e affascinante; anche se, in alcuni casi, i rimandi alla realtà contemporanea avrebbero potuto espandersi. Le ricche proposte glottodidattiche, inquadrate sullo sfondo teorico e a esso correlate, sono decisamente stimolanti, anche se non tutte possono essere condivise 'tout court', vengono trattati il concetto di "xenità", i rapporti ("fantasiosi") con la letteratura, la rilevanza o meno dell'uso quotidiano della lingua, per arrivare a una "competenza interrogativa", di cui viene messo in rilievo il valore ermeneutico.