La violetta del Prater

Christopher Isherwood

Traduttore: G. Monicelli
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 16 febbraio 2011
Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788845925627
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Descrizione
Il cinema ha un suo modo di affrontare i tempi più difficili, che da sempre consiste nel proporre agli spettatori i più facili fra i soggetti possibili. Così nella Londra degli ultimi anni Trenta, mentre tutti si preparano all'inevitabile, un volitivo produttore, Chatsworth, ritiene sia il momento giusto per mettere in cantiere un'operetta vagamente mitteleuropea, di quelle che vanno parecchio anche a Hollywood nello stesso periodo. Chatsworth è altresì sicuro che "La violetta del Prater" sbancherà il botteghino, ma a due condizioni: che a dirigerlo sia il più talentuoso e paranoide fra i registi immigrati disponibili, Friedrich Bergmann, e che a scriverlo sia il giovane sceneggiatore più brillante su piazza - Christopher Isherwood. Quanto segue è semplicemente la storia veridica (come il suo doppio narrativo, Isherwood prima della guerra aveva effettivamente lavorato alla Gaumont) e non resistibile (a volte, si sa, i making of sono cinema allo stato puro) di come un film nasce e si trasforma, e soprattutto di come a ogni giorno di lavorazione rischia, nei modi spesso più folli e sgangherati, la catastrofe. Per John Boorman, questo piccolo gioiello semidocumentario era il più bel libro in circolazione sul rapporto fra il cinema immaginario e quello reale; per qualsiasi lettore, sarà quantomeno un'appassionante parafrasi della lapidaria definizione che Bergmann, in un momento di franchezza, largisce a Christopher: "Sa che cos'è un film? Semplice è una macchina infernale."

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    jane

    23/11/2011 14:31:05

    "la violetta del Prater" è il titolo di un film musicale che un produttore vorrebbe realizzare negli studi di Londra nel 1933/4 con un regista austriaco bizzarro per non dire pazzoide, uno sceneggiatore che è il doppio di Isherwood stesso e deve cercare di dare una sistemata ad una storia evanescente con personaggi improbabili(una fioraia e un principe in incognito).Il mondo del cinema visto da dentro con le sue nevrosi e assurdità è un quadro divertito e divertente, i dialoghi leggeri sono tanto leggeri da essere inconsistenti come ha sottolineato G.Manganelli nella postfazione.Il contrasto fra futilità del film e follia hitleriana di cui il regista prevede le nefandezze accentua il senso di irrealtà.

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