Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 290 p., Brossura
  • EAN: 9788806191771
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    Andrea

    31/10/2008 13:06:09

    Avevo gradito tre uomini paradossali. Ma questo è stato una delusione. Quasi un romanzo senza senso, idea piccola e tirata troppo per le lunghe. Non consiglio.

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    factory

    22/09/2008 23:59:08

    è una operazione diversa rispetto ai due precedenti, la trilogia perde l'omogeneità, ma dopo le prime perplessità il lavoro sulla lingua funziona. Funziona è tutte le voci convergono. Questo libro non va lasciato sul comodino e letto a capoversi prima di addormentarsi, va letto di filato quando si riesce ad avere un po' di tempo sano. Bella l'idea del parroco che si rifiuta di dire messa. Bella la descrizione della provicia arricchita di nani da giardino.

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    Simone Sarasso

    22/09/2008 10:55:15

    Terzo volume della saga iniziata con Tre uomini paradossali nel 2004 e proseguita col magistrale Scirocco nel 2005. Tornano i protagonisti dei romanzi precedenti: Andrea, Lara e Cristiano. Coi loro tic, le loro nevrosi, le loro psicologie da capogiro. La visione del cieco è un pugno nello stomaco al qualunquismo del Bel Paese. De Michele ambienta una storia cruda (così simile alle vicende di Cogne e del piccolo Tommy di Parma) in un piccolo (e riconoscibile quanto basta) paesino di montagna, dove un male atroce e banale esplode e devasta, conficcando le radici negli aspetti più beceri della società benpensante e benestante. C’è di tutto in mezzo ai Suv e alle villette coi rottweiller di guardia: cocaina, scambi di coppia, violenza domestica, inciuci, malapolitica, corruzione, facce da culo e persino un po’ di noia. Andrea, in montagna, ci si rintana per curarsi l’asma (eredità del G8 di Genova) e finisce per scivolare (controvoglia) nel torbido del crimine efferato, insensato, sovresposto dalla tv nazionale. Una bambina barbaramente uccisa stravolge il quieto vivere del borgo, lascia suppurare il male. Intreccio magistrale, non c’è che dire, ma il vero punto di forza del romanzo è la lingua. Seguendo le idiosincrasie del parlato, con un linguaggio a mezza via tra neorealismo, documentario e docu-fiction, De Michele si conferma il maestro dell’iperrealismo. Nessuno, in Italia, va così a fondo.

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    michele

    11/09/2008 00:17:40

    Dall'entusiasmo per la lettura di Tre uomini paradossali sono sprofondato nello scoramento per questo libro inutile. Raffazzonato, pretenzioso, banale, sembra scritto da un'altra persona. Speriamo sia stato un appannamento temporaneo

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    Claudio

    03/09/2008 14:03:26

    Troppo severi i giudizi dei precedenti lettori. Il racconto descrive molto bene l'ormai dilagante disumanità della nostra società e in particolar modo della nostra provincia, in apparenza tanto per bene in realtà inaccogliente e per certi versi peggio delle nostre città, l'intollerabile peso della televisione nel fare opinione e la conferma di quante perversità è capace di generare l'unico dio che ci è rimasto, il denaro. Libro non facile da leggere per gli esperimenti linguistici in esso contenuti (non si fa mai uso del verbo essere). De Michele reinserisce i personaggi dei precedente suoi racconti e riprende il fortunato Scirocco, facendo dei flash back e continuando a sostenere la responsabilità della destra fascista nella strage di Bologna, un vero e proprio falso storico.

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    Paola

    29/07/2008 07:33:50

    A parte qualche raro sprazzo, il libro è piuttosto noioso e poco riuscito, molto lontano dal precedente "Scirocco". I protagonisti sono piuttosto sbiaditi; gli altri personaggi sono un banale e scontato compendio di vizi di annoiata borghesia italica. Il finale è scontato e assurdo e condanna un po' tutto il romanzo. La quarta di copertina promette e non mantiene nulla. Occasione decisamente mancata, peccato!

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    Nicola81

    22/07/2008 18:59:18

    De Michele non si è certo ripetuto ai livelli di SCIROCCO. Stavolta, partendo da un delitto che ricorda quello di Cogne (sia nelle modalità che nell’impatto mediatico) vorrebbe costruire una sorta di metafora dell’Italia moderna, ma in realtà non va oltre la parodia. Le tematiche di fondo sono le stesse del precedente romanzo, ma è tutto molto buttato lì, lo stile narrativo è quasi sempre pesante, i personaggi non hanno spessore (a parte, forse, Olga) e il finale è troppo tirato via. Peccato perché alcuni pagine godibili ci sono e la trama di suo non sarebbe neppure male. Scommettiamo che un altro autore ne avrebbe tirato fuori un libro decisamente migliore?

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