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La vita che vorrei di Giuseppe Piccioni - DVD
La vita che vorrei di Giuseppe Piccioni - DVD - 2
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Descrizione

Stefano è un attore affermato sempre controllato nei sentimenti e nei modi. Sta per iniziare le riprese di un film in costume, una storia d'amore ambientata nell'ottocento, in cui la protagonista femminile dovrebbe essere interpretata dalla sua amica Chiara, una brava attrice. Invece il giorno del provino con il regista, al posto di Chiara, Stefano trova una sconosciuta: Laura, una ragazza intensa, spontanea, quasi senza esperienza. Stefano prova un misto di diffidenza e attrazione per lei e per quel suo modo di confondere realtà e finzione, vita e rappresentazione. Quello che Stefano e Laura non riescono a dirsi nella vita può essere detto sullo schermo, attraverso la storia d'amore che stanno interpretando, in un affascinante e rischioso gioco di risonanze e di intrecci tra vita vera e recitazione.
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Dettagli

2004
DVD
8032807003726

Informazioni aggiuntive

01 - Home Entertainment, 2005
Terminal Video
125 min
Italiano (DTS 5.1)
Italiano per non udenti; Inglese
2,35:1 Wide Screen
PAL Area2
video musicale: "Amandoti" di Gianna Nannini; scene inedite in lingua originale; dietro le quinte (making of); foto; commenti tecnici: commento del regista; provini

Valutazioni e recensioni

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Teresa
Recensioni: 4/5

E' inutile, nei film italiani spesso si respira un'aria particolare, oserei dire tutta nostra, intendendo con questa espressione un'italianità nel senso buono del termine; caratteristica che si manifesta in un sottile afflato di passione, di delicatezza ma anche di impetuosa attenzione ai sentimenti più profondi dell'uomo. Rispetto alla standardizzazione che sempre più connota le produzioni d'oltreoceano, mi piace sempre notare come registi della nostra penisola si diano ad un tipo di cinema lontano dai facili cliché. Certo, talvolta i risultati sono un po' pretenziosi e si rischia di mettere in piedi pellicole capite poco, ma il pregio è trovarsi di fronte a storie scevre da una prevedibilità e da una banalità tediose ed inutili. Il film di Piccioni non è un capolavoro, è bene dirlo, è originale a suo modo per aver imbastito una tormentata storia d'amore in un contesto poco battuto dal cinema, coglie nel segno a larghi tratti e qualche volta si lascia un po' prendere la mano da sè stesso, disperdendosi nelle sue pur buone idee. Il merito di Piccioni, da un lato, è di aver dimostrato anche di amare il cinema; volentieri il regista marchigiano riprende sezioni di provini, letture, "papere" sul set, situazioni di backstage, mostrando a noi profani la realtà di un mondo del quale vediamo solitamente il risultato finale.

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Raffaele
Recensioni: 5/5

Un film che non lascia indifferenti, una storia d' amore moderna in un mondo di professionisti dove l' interesse e la convenienza prevale sui sentimenti autentici. La protagonista incanta tutti con la sua semplicita, il coraggio di essere se stessa comunque, e le sue scelte coraggiose. Il protagonista grazie a lei si sveglia dal letargo e ricomincia ad entrare in linea con la propria anima artistica sacrificata sull' altare del successo.

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carlo alberto anzuini
Recensioni: 5/5

Ho visto solo ora il film. Un film davvero gradevole, in cui le mie simpatie vanno di certo al personaggio di Laura, una donna tormentata, ma positiva, che vive pienamente le sue emozioni e non si maschera nel ruolo, dal quale appare distaccata e presente a se stessa; Lo Cascio è bravissimo, ma non mette mai se stesso in discussione, come fa invece Laura: lui non azzarda, non rischia, è rinchiuso e proiettato nel nel suo lavoro, ma non ha un buon rapporto con se stesso; si è costruito una scorza coriacea, pieno di difese e incapace di abbandonarsi, se non nella finzione del set. Nella scena seduti a casa di lui Laura gli chiede se recita o è se stesso e lui le risponde che recitare è qc. di "razionale", come a voler dire che anche in scena da parte di lui non c'è partecipazione emotiva, il controllo e la compassatezza lo rendono impenetrabile, con un Io scarrucolato che non ha un'identità. Il litigio con Laura in automobile evidenzia appunto la natura fragile di lui, malfidato, insicuro, vanitoso, direi finanche arrogante e invidioso di lei, non solo come promettente attrice, ma soprattutto perché LIBERA E INGESTIBILE, non controllabile; lui vorrebbe averla sempre accanto come un narcisista, che non comunica veramente con l'altra, non vuole essere partecipe di un'intima comunione a due e imposta il rapporto, se tale può chiamarsi, con una tacita e latente paratia di esclusione, con rigidità, in cui o Laura si adegua a lui e alla sua depressione di uomo straniero a se stesso, oppure non le rimane che essere cacciata, o si ingloba, si adatta oppure viene respinta. Laura mi sembra troppo arrendevole, pur nella sua dolcezza e disponibilità, poiché proprio mettendosi in discussione sul suo futuro lavorativo, dimostra di non avere interesse né per ruoli né per maschere, è una donna che ha rispetto di se stessa, laddove lui, pur nell'apparente sicurezza di attore affermato, dimostra più volte di essere un uomo che si disprezza, che non si vuole bene e recita per cercare di essere un altro da sé, ma forse neanche lo sa.

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Recensioni

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Luigi Lo Cascio è un attore italiano, nato a Palermo il 20 ottobre 1967. Si diploma all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 1992 e sin da subito comincia la sua carriera teatrale. Vince due volte il premio UBU come miglior attore protagonista con Nella tana di Kafka (che ha anche riscritto e diretto) e Il silenzio dei comunisti, diretto da Luca Ronconi. Nel 2000 veste i panni di Peppino Impastato nel film I cento passi, con cui vince un David di Donatello. La sua carriera prosegue con Luce dei miei occhi (Coppa Volpi alla 58° Mostra del Cinema di Venezia), La meglio gioventù, Buongiorno, notte. Nel 2012 il suo esordio alla regia, con La città ideale, che presenta alla 69° Mostra del Cinema di Venezia. Ha pubblicato La caccia. Nella tana...

Sandra Ceccarelli

1967, Milano

"Attrice italiana. Esordisce con una piccola parte in Segreti segreti (1984) di G. Bertolucci, ma il primo ruolo importante è quello della ex tossicodipendente Martina in Tre storie (1998) di P. Gay e R. San Pietro, per il quale riceve una menzione al Festival di Annecy. Nel 1999 interpreta Il denaro e Guarda il cielo - Stella, Sonia, Silvia, nel 2001 Il mestiere delle armi di E. Olmi, che le vale il Sacher d’oro come miglior attrice non protagonista. Luce dei miei occhi (2001) di G. Piccioni, in cui è una giovane madre depressa proprietaria di un negozio di surgelati, consacra la coppia Ceccarelli-Lo Cascio (entrambi migliori attori protagonisti alla Mostra di Venezia) che recitano insieme anche in Il più bel giorno della mia vita (2002) di C. Comencini e in La vita che vorrei (2004) di G.?Piccioni....

Galatea Ranzi

1967, Roma

Attrice italiana. Interprete di solida formazione teatrale, studia alla Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e appena ventenne debutta sul palcoscenico nella Mirra di Vittorio Alfieri per la regia di L. Ronconi, con il quale continua a lavorare in molti allestimenti successivi. Il suo esordio al cinema è del 1993, con Fiorile dei fratelli Taviani, cui seguono Va’ dove ti porta il cuore (1996) di C. Comencini, Appassionate (1999) di T. De Bernardi, Un viaggio chiamato amore (2002) di M. Placido, Pontormo - Un amore eretico (2003) di G. Fago, Caterina va in città (2003) di P. Virzì, La vita che vorrei (2004) di G. Piccioni. Ma è soprattutto Acqua e sale (2001) di T. Villaverde, presentato a vari festival internazionali compreso quello di Venezia, nel quale ricopre il ruolo della protagonista...

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