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Giuseppe Ungaretti

Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 2000
Pagine:
  • EAN: 9788804480952

recensioni di Coletti, V. L'Indice del 2000, n. 11

Questo nuovo volume della vita d'un uomo raccoglie prose in parte già edite dall'autore, sia in rivista o in giornale che in successive raccolte, come gli articoli di viaggio a suo tempo radunati in Il povero nella città o Il deserto e dopo, mentre, delle lezioni universitarie, quelle tenute in Brasile erano già state, dalla stessa curatrice di questo "Meridiano", unite in volume nel 1984 (per altro sulla base di un progetto che Ungaretti stesso aveva avviato con Mario Diacono).
Per la verità, tutta la sezione del libro occupata da lezioni e conferenze meglio sarebbe convenuta al precedente "Meridiano" di Saggi e interventi, uscito tanti anni fa, e la sua pubblicazione qui, insieme alla sezione dei viaggi e memorie, è giustificabile per via critica solo con qualche virtuosistico collegamento metaforico non sempre persuasivo. Paola Montefoschi mette insieme infatti prose di viaggio e lezioni sotto l'etichetta del proverbiale "nomadismo" del grande poeta, che conviene però alle due cose in misura e ragioni molto differenti. Dirò subito che delle lezioni e conferenze grande interesse destano quelle inedite, spesso allo stato di appunti (come l'ottima correlazione a una tesi su Campana).Tra l'altro consentono di pensare con meno apprensione agli studenti di Ungaretti, del cui profitto ad alcune lezioni ci sarebbe da dubitare se il professore gliele avesse davvero propinate nella forma (rivista per la stampa) in cui oggi le leggiamo. Per altro, al critico e docente Ungaretti non si può che chiedere di parlare soprattutto del poeta e dell'intellettuale omonimo, e nella sua ottica si debbono valutare azzardi critici come quelli legati a un uso a dir poco disinvolto di certe categorie storiografiche (Origini, Umanesimo, Romanticismo).Del resto, su basamenti pericolanti Ungaretti costruisce poi aggregati di folgorante intelligenza (ancorché spesso discutibili), come quello che legge il Romanticismo come un "ritorno alla natura", "alle origini", o la bella definizione per cui "l'Umanesimo [doveva] dare carattere antico a una giovane lingua" e il Romanticismo "ridare giovinezza ad una lingua già vecchia", o la acuta intuizione del ruolo e dell'importanza di Giambattista Vico.
Non c'è dubbio però che sia la prima parte del libro, quella delle prose di viaggio, la più interessante.Carlo Ossola ha già da tempo dimostrato il fitto commercio che queste prose hanno intrattenuto con le poesie di Ungaretti, e qui Paola Montefoschi amplia la documentazione del rapporto tra i due generi di scrittura, allegando i casi di poesia che nasce dalla prosa a seguito di un lavoro sui testi giornalistici che, almeno per un certo periodo, non è stato meno intenso e radicale di quello proverbialmente attuato da Ungaretti sui versi. L'apparato di note rende conto, oltre che di molti dati biobibliografici, anche di questa variantistica in prosa, che viene a confermare e ad accrescere l'immagine di Ungaretti scrittore perennemente inquieto (non direi invece insoddisfatto).Alcune prose "di viaggio", e le prime tre in particolare, hanno spesso un andamento da petit poème en prose e così, mentre ribadiscono la "reversibilità" dei due registri della scrittura ungarettiana, attestano anche la sensibilità dell'autore, negli anni venti-trenta, per una tipologia letteraria (la prosa poetica appunto) allora molto fortunata e per altro mai assente dal suo repertorio.
Ma soprattutto queste prose del "nomade" (non a caso di recente molto frequentate dalla critica, ad esempio nel bel volume di Alexandra Zingone, Deserto emblema) ripropongono la centralità di quei nuclei tematici (deserto, luce, acqua ecc.) intorno ai quali Ungaretti ha sempre elaborato la sua poesia. Inoltre, nella loro stessa fattura e organizzazione di memorie e resoconti di viaggio, certificano il ruolo fondatore di queste due forme e topoi per l'intera opera dello scrittore. Il viaggio, immagine biografica del nomadismo esistenziale e culturale dell'autore, è infatti motivo ricorrente e generatore della grande poesia di Ungaretti, e spesso si fa perlustrazione di un passato perduto, di un'innocenza sepolta, tentativo di ovviare alle "eclissi della memoria" che è l'estremo compito, secondo il poeta, della lirica moderna: "il viaggio del nomade" - scrive Paola Montefoschi -  si costituisce come un vero e proprio inseguimento di fantasmi", fantasmi di grandi perduti e di città scomparse, ricerca di rovine e di illusioni d'eternità.Ma questi viaggi nascono anche da urgenze ideologiche (oltre che pratiche) più immediate, sia da quelle, oggi meno confessabili, dell'ingenuo nazionalista che cerca ovunque i segni dell'antica ed eterna grandezza d'Italia, sia da quelle, più inquiete e inquietanti, dell'intellettuale europeo che sente e soprattutto teme il declino del mondo occidentale e della sua civiltà, che osserva costernato l'"Europa spossata" e ne vede "la storia come una piaga viva".
Questo nuovo "Meridiano" prosegue utilmente nella registrazione accurata e sempre più completa delle tante parti che hanno fatto la "vita d'un uomo".Ci sono però ancora passaggi cruciali in attesa di una sistemazione e di una presentazione adeguata: penso soprattutto alle traduzioni poetiche, l'altro, davvero importante (forse, dopo le poesie originali, il più importante), capitolo della biografia intellettuale di Ungaretti.