Una vita violenta - Pier Paolo Pasolini - copertina

Una vita violenta

Pier Paolo Pasolini

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Editore: Garzanti
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 24 novembre 2005
Pagine: 362 p., Brossura
  • EAN: 9788811683292
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Il romanzo racconta la vera storia della vita breve, vissuta con passione, di Tommaso Puzilli, un giovane sottoproletario dei sobborghi romani. I piccoli furti, i rapporti con omosessuali, i vagabondaggi notturni, fino alla tragedia finale: il ritratto di un gruppo che vive al di fuori di ogni ordinamento sociale che lo possa condizionare. Pubblicato per la prima volta nel 1959, questo libro venne giudicato dalla critica uno dei romanzi più importanti del dopoguerra. Lungi dal servire effetti coloriti e pittoreschi, il gergo fu utilizzato qui da Pasolini per dare una rappresentazione "lucida e spietata, delle persone e degli atti, dell'ambiente e delle fatalità" (Carlo Emilio Gadda) delle borgate romane.
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    barbara

    03/04/2015 11:59:45

    Ho faticato un pò all'inizio, probabilmente a causa del dialetto romanesco. Mentre proseguivo nella lettura invece ho apprezzato sempre più il realismo che traspariva proprio grazie ai dialoghi in "lingua autoctona" per così dire. Mi ha lasciato una profonda amarezza, una sorta di malinconia per le vicende del protagonista che, alla fine, riesce a redimersi ma a caro prezzo.Esilaranti alcuni episodi che vedono coinvolti i compagni di ventura di Tommaso, al limite del grottesco talvolta. Ma in fondo Pasolini ha toccato con mano propria certe realtà decadenti, fatiscenti, degradanti...e ce le ha restituite innalzandole a poesia. Incredibile talento dell'autore. Lo consiglio a chi ha sete di conoscenza del mondo che ci circonda, con tutte le sue bellezze e tutte le sue miserie.

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    generapaolo

    28/08/2012 11:07:17

    essendo cresciuto proprio nella via di Pietralata penso che Pierpaolo Pasolini ha saputo raccontare - usando un dialetto che non gli apparteneva - esistenze prima ignorate come nemmeno un romano avrebbe saputo fare. Quest'uomo aveva una sensibilità nel recepire e una facilità nel riportare straordinarie. Pur essendo il seguito di RAGAZZI DI VITA lo reputo più bello (capita raramente che un atto secondo sia anche meglio del primo). Dipendesse da me si parlerebbe più di Pasolini e meno di Fellini.

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    FRANCESCO

    29/08/2008 22:40:23

    L'EPICA DI TOMMASO PUZZILLI.LA STORIA DI UNA SOFFERENZA E DI UNA EPOPEA DI STENTI MAI NASCOSTI,SOTTO IL CIELO PLUMBEO DI PIETRALATA E SULLO SFONDO INQUIETANTE DI TANTA POVERTA' ,MISERIA, EMARGINAZIONE.TANTO PIU' VEEMENTE RISPETTO AI RAGAZZI DI VITA, POICHE'QUI SUBENTRA L'ARROGANZA ,QUI CI VIENE SBATTUTO IN FACCIA LO STRAFOTTENTE BULLO POVERO DI PERIFERIA CHE VUOLE IMPORRE SE STESSO,IL RAGAZZO DI STRADA SI FA IMPERIOSO ,PREPOTENTE ,A VOLTE PERICOLOSO,ED ECCO CHE OSCILLA DAI GIARDINETTI DELL'ESEDRA E DAI CINEMA PER RIMORCHIARE UOMINI AI BAR DI PERIFERIA PER INGANNARE IL TEMPO,NON SI FA SCRUPOLI.USA ANCHE ARMI PER ESTORCERE QUELLO CHE SECONDO LUI GLI E' DOVUTO,NEANCHE I COMPARI DEL GRUPPO SI TIRANO INDIETRO:QUI NON CI TROVIAMO PIU' DAVANTI A "PISCHELLI POCO PRATICHI",MA LA GALLERIA DEI TIPI SI ARRICCHISCE DI INQUIETANTI PRESENZE ,LA "SCAUSA",IL "ZARAFFA",LA "SCAIA", SEMBRANO DRAMMATICAMENTE "SCAFATI":CHE SIA UN PROTOTIPO SOCIALE DEL BRANCO CHE GHERMISCE E SFOGA LA SUA RABBIA CONTRO IL RESTO DEL MONDO? MA LA MISERIA RENDE DEBOLI E PERSEGUITABILI QUESTI ERRABONDI,LE RETATE DELLA POLIZIA SONO DEVASTANTI,NEPPURE PASOLINI SI SENTE DI CONDANNARE GLI AGENTI SENZA SCRUPOLI,IN DEFINITIVA FANNO PURE IL LORO LAVORO,PERCHE' CRITICARLI?..LA MALATTIA DI TOMMASO,SPADA DI DAMOCLE CHE NE CONDIZIONA L'INCEDERE QUOTIDIANO,L'ENTUSIASTICA NOVITA' DI UN ALLOGGIO ASSEGNATO MIRACOLOSAMENTE CHE SERVE A FAR TOGLIERE DALLA BARACCA LA SUA DISGRAZIATA FAMIGLIA FALCIDIATA DA LUTTI...E' UN'EPICA METROPOLITANA ROVESCIATA,SI DESCRIVONO E SI INNALZANO I POVERI ,LA RIVOLTA DELLO SPALLANZANI E'DRAMMATICA COME LE INCURSIONI NEFASTE DELLA FORZA PUBBLICA.E QUEL TORNARE IN PERIFERIA, LI' A PIETRALATA,DOVE E' NATO E DOVE TROVA LA VIBRAZIONE DEL COLPO DEFINITIVO, FATALE , SULLE SUE MACERIE CORPORALI, SMUNTE .TOMMASO SI CONGEDA, EMACIATO DA LAVORI STRESSANTI, STREMATO DA PATIMENTI,STENTI ,SFINIMENTI CONTINUI.TROVA LA MORTE ,VINTO DALLA SFORTUNA,MA SALVA UNA VITA,UN UNICO GRANDE GESTO CHE VALE FORSE A NOBILITARGLI UN'INTERA SCIAGURATA ESISTENZA.

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    Piero

    18/06/2007 09:09:51

    Come lascia giustamente intendere la citazione di Gadda, riportata sulla copertina della edizione Garzanti, si tratta di uno dei capolavori assoluti della nostra letteratura del 900. La sua lettura dovrebbe essere resa obbligatoria negli ultimi anni delle nostre scuole superiori. E' giunto il momento di affrancare la figura di Pasolini dagli aspetti tragici della sua fine. La commiserazione non restituisce al suo genio intellettuale totale quella importanza e quella posizione che invece le spettano all'interno della nostra cultura. Il romanzo esprime innanzitutto la potenza e il rigore filologico che l'intellettuale era in grado di esprimere. E' un romanzo che registra con fedelta' assoluta, quasi fotografica, un'epoca, una lingua, una citta', una fase della nostra storia comune e le consegna intatte, rigorose, pure alle visioni e alle interpretazioni successive. Ma "una vita violenta" e' anche un romanzo di cupo realismo coniugato a commoventi e inarrivabili immagini liriche che si susseguono con regolarita' e abbracciano con affetto il lettore. Chi vuole conoscere la storia recente del nostro paese deve passare necessariamente per Pasolini e attraverso questo romanzo.

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    matteo casali

    15/02/2007 13:24:45

    Non ricordo se durante il secolo appena trascorso,almeno per quanto riguarda la storia culturale italiana, vi sia stato un uomo capace come Pasolini di arrivare a punti così alti in discipline intellettuali tanto lontane come forma quanto vicine come contenuti.Poesia, teatro, cinema, letteratura, giornalismo: un universo umanistico infinito che lo ha visto eccellere sopra tutti ante e post mortem. Per questo libro, il parallelo immediato in grado di dare una spiegazione ai misebili fatti raccontati, è quello sociologico positivistico di essere tutti il prodotto dell'ambiente in cui siamo cresciuti.Il luogo prima dell'uomo. Ed eccolo il luogo dove una dozzina di ragazzi romani nasce, si "forma", trascorre le giornate, in una periferia cittadina colma di detriti e baracche, sentieri e non strade, ancora stordita e abbandonata, a distanza di anni, dal conflitto mondiale.Il bar, le chiacchiere, l'ideazione e l'immediata attuazione di piccole azioni criminali per rastrellare pochi soldi da spendere subito in balera o al cinema con la "mina" di passaggio. In questa zona grigia, nell'inerzia di un giorno uguale all'altro, si delinea la figura di Tommaso, ragazzo indolente e passivo, figlio di una genìa scaduta prima ancora di nascere, che, grazie all'amore per una ragazza, spingerà se stesso a scegliere qualcosa di diverso, di alternativo al trascorrere delle giornate finora perpetrato. Uno spiraglio di luce, di proto-moralità sembra disegnare una nuova vita al protagonista. Trova lavoro presso un verduraio, dedica rozzamente affetto e riguardo alla sua fidanzata, progetta insieme a lei una vita in comune fino a che, in un'alluvione che colpisce inesorabilmente la sua terra, decide di aiutare i vigili del fuoco nel salvataggio di una donna rimasta intrappolata nella propria baracca.Riuscirà nell'impresa, salverà la donna ed insieme riscatterà la propria vita, per poco tempo però. Le sue già instabili condizioni di salute non riusciranno a superare quest'ultimo sforzo. La palingenesi è avvenuta comunque.

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    Stan

    03/02/2007 22:09:26

    Uno dei libri più belli che siano mai stati scritti. Io sono cresciuto in Campania molti anni dopo quelli descritti nel libro, ma posso dire che il mio mondo era davvero molto simile a quello raccontato. Avete presente quando si dice che i grandi libri ti arricchiscono e ti rendono una persona diversa? Una vita violenta è un grande libro.

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    Gianluca

    24/11/2006 20:02:50

    Ogni commento è superfluo nonchè ripetitivo, voglio solo aggiungere che per uno come me che ho vissuto in quella zona di Roma, anche se in tempi decisamente più recenti, Pasolini mi ha fatto respirare quell'aria polverosa e miserevole che mi ha veramente lasciato di stucco.

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    sasso

    17/12/2005 20:29:08

    Capolavoro della letteratura italiana del novecento, da leggere per riflettere e per divertirsi. Pasolini sembra descrivere coloro che lo uccisero nel 1975. E lo fa con grande partecipazione umana per un'umanità inevitabilmente destinata alla violenza e alla sconfitta. Da leggere assolutamente.

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    Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza segue il padre, ufficiale di fanteria, nei suoi spostamenti, trasferendosi continuamente da una città all’altra del Nord Italia. Nel 1942 a causa della guerra si rifugia nel paese materno, Casarsa in Friuli. Sin da giovane, inizia a scrivere poesie, alternando testi in italiano e in friulano. Nel 1942 esce il suo primo libro Poesie a Casarsa. Nel corso della sua vita l’attività poetica costituirà una costante e porterà alla pubblicazione di alcuni dei più importanti testi della letteratura italiana del Novecento. Nel 1950 Pasolini è costretto a lasciare il Friuli e si trasferisce a Roma. Nel 1955 esordisce nella narrativa con Ragazzi di vita. Parallelamente,... Approfondisci
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