Traduttore: M. Astrologo
Editore: Laterza
Anno edizione: 2005
Pagine: 172 p., Brossura
  • EAN: 9788842072751

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    Cristiano Cant

    12/09/2017 05:46:14

    Una volta la fabbrica inseriva senza importanti curricula scolastici; le braccia, la tuta, un importante predisposizione pratica, una volontà e un senso del dovere ben definiti, oltre ad affiancamenti di livello, permettevano di costruire una precisa identità operaia dentro una realtà industriale, il cammino delle gerarchie nel quadro più ampio di un mondo lavorativo nazionale. Ed erano anch'esse in massima parte persone mal viste, scarti scansati sulle strade di ogni carriera. I cartelli contro i meridionali negli edifici del Nord erano coltelli conficcati nell'anima. E tuttavia oggi, ed è appena passato un settantennio, la fotografia è anche peggiore: laureati senza grossi appigli, arrivati da studi comunque alti, dignitosi, costretti a cuffiette degradanti per qualche centinaio di euro che non solo non danno alcuna prospettiva, ma montano pian piano una coscienza di classe tragicamente più raffinata rispetto a ieri. C'è consapevolezza, c'è un limite toccato con vivida concretezza, un realismo urtante nei rapporti di forza misurato con cultura ben più precisa, un'umanistica assai più delicata, quindi frustrata e derisa come nient'altro. Il libro tocca questo e altri nervi di questo mondo ormai gemello di una povera fossa dove redditi e prospettive sono voci del tutto declassate, un mondo che aumenta i suoi abitanti e che svela con infernale prontezza le differenze fra illustri e nullità, fra periferia e centro, fra catarro e respiro. Bauman è un maestro di scrittura, sa coniugare bellezza e dramma con mano di sapiente, dosando quella pietà e quel rispetto che solo in un'autentica vastità sensibile possono trovare luce nitidissima, sincera. Quando la sociologia scava nel sentimento della vita e sa uscirne con pagine come queste, il senso della scienza e dei sui algidi assiomi vola via per dare volto al dolore dell'umano, alle febbri e alle lotte che bollono nello sterno, a una politica ormai serva del Moloch economico. Un disastro morale senza ritorno.

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