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Judith Goodstein

Traduttore: C. Scaramuzzi
Editore: Zanichelli
Collana: Saggi
Anno edizione: 2009
Pagine:
  • EAN: 9788808065995
La storica americana della scienza Judith Goodstein ha potuto disporre di un vastissimo materiale (specie epistolari familiari e di matematici italiani e stranieri) per tracciare questa esauriente biografia di Volterra, principale protagonista della matematica italiana nel primo ventennio del Novecento. Ripercorriamo così le sue vicende personali e di studioso mese dopo mese, ne conosciamo i progetti di studio, i viaggi, i contrasti accademici. Dal materiale raccolto ci è dato cogliere, per esempio, il legame affettuosamente premuroso che lega Volterra alla madre, cui scrive quasi ogni giorno una lettera; possiamo così ripercorrere con precisione le sue giornate, gli incontri, i giudizi espressi su di lui da amici e studiosi.
Nato ad Ancona il 3 maggio 1860, il matematico rimane senza padre a due anni, e la madre Angelica Almagià deve ricorrere all'aiuto della sua famiglia. Laureato in fisica all'Università di Pisa nel 1882, l'anno seguente è professore di meccanica razionale in quella università; nel 1892 passa all'Università di Torino e dal 1900 occupa per un trentennio la cattedra di fisica matematica nell'ateneo di Roma. In alcuni capitoli la studiosa americana ci descrive le strategie, gli accordi e i "trucchi" che Volterra pone in atto per raggiungere la cattedra, prima, e le diverse sedi, poi. È una descrizione gustosa e a tratti ironica nei confronti del mondo accademico, i suoi riti e le sue regole in cui spesso Volterra appare impacciato e perciò esposto a qualche gaffe.
La studiosa si sofferma sulla polemica che Volterra ebbe a Torino con Giuseppe Peano, nata da un classico problema della meccanica razionale: l'oscillazione dell'asse di rotazione terrestre, di cui Volterra fornì una spiegazione diversa da quella di Peano. L'aspra controversia durò a lungo e a varie riprese; Volterra sotto il pungolo del suo "provocatore" diede nel 1898 la versione definitiva della sua teoria matematica per spiegare l'oscillazione terrestre, che risultò quella vincente. Un rilievo particolare è dato al fidanzamento con la cugina Virginia Almagià e poi alla vita di coppia, alla nascita dei figli e alla loro educazione, affidata sostanzialmente alla madre, anche perchè Volterra era solito viaggiare molto spesso in vari paesi d'Europa per conferenze, congressi, incontri. Un altro aspetto di Volterra è la sua instancabile attività volta a promuovere la scienza in Italia, a riformare lo studio della matematica, alla fondazione di istituzioni, come la Società italiana per il progresso delle scienze (1906) di cui fu il primo presidente. Alla vigilia della Grande guerra, Volterra è interventista e si arruola nel Corpo militare degli ingegneri, dove contribuisce a risolvere alcuni importanti problemi tecnici. Alla fine del conflitto riprende l'attività tesa a favorire lo sviluppo della scienza italiana; nel 1922 in parlamento (era stato nominato nel 1905 senatore del Regno), si schiera contro il fascismo, rifiutandosi nel 1931 di prestare il giuramento di fedeltà richiesto dal regime; ragion per cui è costretto a lasciare l'università. Muore a Roma l'11 ottobre 1940.
E il Volterra matematico? I contributi scientifici fanno da sfondo alla biografia; l'autrice riesce a darci un'idea della loro originalità e importanza senza soffermarsi sugli aspetti tecnici (a ciò è dedicato il saggio di Edmund Whittaker posto in appendice). La valutazione complessiva è chiara e condivisibile: Volterra "sviluppò un nuovo e potente linguaggio matematico nonché alcune teorie che influenzarono campi disparati, dalla fisica alla matematica applicata, dalla biologia all'economia". È stato uno degli inventori di una nuova branca della matematica: l'analisi funzionale, e ancora oggi si parla degli "operatori" Volterra e dei "nuclei" Volterra.
Un'idea direttrice del suo pensiero è che la fisica matematica rappresenta "una grande parte dei fatti naturali conosciuti, li connette insieme e ha un'utilità pratica fuori di discussione". L'originalità di Volterra risiede nell'aver compreso che occorreva una matematica che consentisse la sua utilizzazione nei più vari campi del sapere e dell'operare. Un caso per tutti: il discorso inaugurale dell'anno accademico dell'università di Roma nel 1901, Sui tentativi di applicazione delle matematiche alle scienze biologiche e sociali. Questo testo appare ancora oggi di sconcertante attualità, avendo esercitato un'efficace influenza negli studi di biologia e di economia, allora fortemente matematizzate. Volterra riprenderà questo tipo di indagine, sollecitato dalle pionieristiche ricerche sperimentali dello zoologo Umberto D'Ancona, elaborando un modello matematico capace di spiegare i rapporti fra predatori e prede (squali e pesce azzurro); tanto che negli attuali testi di ecologia teorica sono ancora presenti le equazioni Volterra-Lotka.
Mario Quaranta

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    Andrea Frova e Mariapiera Marenzana

    07/02/2010 20.34.44

    Libro elegante, basato in parte su lettere private inedite e su documenti, interviste e contatti personali dell'autrice con membri della famiglia di Volterra, avuti durante i suoi frequenti soggiorni in Italia, racconta la vita unica e straordinaria di una persona eccezionale in un paese e in un'epoca caratterizzati da drammatici eventi. Judith Goodstein traccia con grande rigore un ritratto a tutto tondo dell'uomo, sia nella sua vita privata che pubblica. E attorno a lui dipinge un vivido quadro dei forti e talora soffocanti legami all'interno della famiglia dello scienziato; della altissima qualità del gruppo di matematici che interagirono con lui; dei variegati e intricati rapporti nella comunità accademica italiana; delle drammatiche condizioni degli intellettuali in un paese che stava gradualmente sprofondando da una fresca democrazia nella volgarità del regime fascista. Non mancano nel libro anche gustosi squarci sulle comunità scientifiche all'estero, in Europa come nel Nord e nel Sud America. Sarebbe arduo riferire i punti salienti della vicenda, tanti sono i fatti, le idee le emozioni, le sorprese che il lettore incontrerà lungo questo splendido viaggio nella storia. Il libro sarà di interesse non solo per gli scienziati, ma anche per gli storici e altre persone di cultura: può essere letto come un romanzo, dove l'attenzione ai dettagli più significativi e a episodi poco noti convoglia un'immagine realistica della vita italiana in quegli anni - e della comunità ebraica in particolare - meglio di molti saggi storici di stampo accademico. Un pregevole lavoro, per eleganza, stile, visione in profondità. Il lettore trarrà l'impressione che l'autrice sia stata testimone diretta degli avvenimenti narrati. Andrea Frova e Mariapiera Marenzana Roma, 7/2/10

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