La voce inascoltata della realtà

René Girard

Curatore: G. Fornari
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 18 ottobre 2006
Pagine: 271 p., Brossura
  • EAN: 9788845921124
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Descrizione
"Il titolo intende riferirsi alla voce che per tutta la vita mi sono sforzato di ascoltare e trascrivere" spiega René Girard. E quella voce - rimasta sempre coperta dal "nostro coro unanime" e dalle "mode tiranniche" dell'antropologia - è l'urlo del capro espiatorio, vittima del "linciaggio fondatore". La "realtà" sarebbe dunque quella svelata da una teoria di poderosa forza ermeneutica, che si erge come un monolito sulla cultura degli ultimi decenni e pervade l'intera opera di Girard: "una teoria che non capisco se sia stato io a creare o se non mi abbia piuttosto creato lei: la teoria denominata mimetica". E ispirati dalla teoria mimetica sono anche gli scritti raccolti in questo volume, in cui il pensiero di Girard si addensa e al tempo stesso si espande con eccezionale vigore in quei territori catacombali dove è impossibile distinguere tra filosofia, antropologia, letteratura e religione.

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    Davide Zizza

    09/01/2007 19:21:47

    La bellezza che ha al suo interno l'intera opera girardiana è costituita da una verità le cui prove non possono essere in nessun caso contraddette, visto che non vi è contraddizione in essa. La rivelazione di una nuova spiritualità e di una nuova religione quale è il Cristianesimo porta alla luce un fatto importate: il Cristianesimo non è la religione naturale delle civiltà arcaiche, non è una fede o una religione che condanna - la fede cristiana è la testimonianza dell'amore divino di cui Girard si fa apologeta, contro ogni religiosità primitiva che ancora persiste nella nostra modernità e contro ogni tentativo di trovare forzatamente e forzosamente un 'capro espiatorio'. Affascinante.

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La fortuna editoriale e di ricezione critica che ha accompagnato recentemente, sia in Francia che in Italia, l'opera di René Girard – uno degli ultimi rappresentanti (seppur per molti versi eterodosso rispetto ai suoi colleghi) di una generazione intellettuale francese che ha segnato il pensiero novecentesco e che, purtroppo, sta pian piano scomparendo – ha portato alla pubblicazione di numerose raccolte di saggi occasionali prodotti negli anni dall'autore (di Avignone, da mezzo secolo residente negli Stati Uniti) e che convergono, assieme alle sue opere principali, nella costruzione di un'opera di pensiero e di critica che rimarrà come uno dei contributi filosofici e intellettuali più significativi del ventesimo secolo. Anche La voce inascoltata della realtà, testo raccolto e pubblicato in Francia da Grasset, va incontro a questo rinnovato interesse, fornendo ai lettori continentali alcune riflessioni di notevole spessore, soprattutto perché elaborate nel periodo in cui Girard si è prodotto nel maggior sforzo teorico della sua lunga carriera.
Si tratta infatti di una raccolta di nove saggi il cui nucleo principale è costituito dall'unico libro di Girard in lingua inglese non ancora disponibile in Francia: "To double business bound". Essays on Literature, Mimesis and Anthropology, pubblicato nel 1978 dalla Johns Hopkins University Press, e che costituiva una raccolta di contributi critici, apparsi in rivista, in cui Girard riproponeva alcuni dei temi che stava elaborando dopo la pubblicazione del suo capolavoro, La violenza e il sacro (1972; Adelphi, 1980), e prima della sua opera più sistematicamente rappresentativa, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo (1978; Adelphi, 1983), non mancando comunque di riprendere quel suo interesse per la letteratura moderna che aveva contraddistinto la sua prima opera: Menzogna romantica e verità romanzesca (1961; Bompiani, 1965). Appropriata è stata in questo senso la scelta da parte del curatore italiano, Giuseppe Fornari, di fare riferimento agli originali inglesi – pur preservando l'ordine e l'impostazione del testo edito da Grasset –, anche per rimediare ai problemi di una non sempre felice traduzione dell'edizione francese.
Il titolo fa riferimento a quello che è stato un po' il motore inesausto della teoresi girardiana: un interesse ossessivo per la referenzialità di miti e testi, anche romanzeschi, e una resistenza attiva e coerente contro la deriva post-strutturalista e post-moderna verso una possibile de-realizzazione "mitica" del nostro contatto concreto con la realtà fenomenica e con la realtà storica. Quello stesso realismo che Erich Auerbach vedeva come matrice epistemica e rappresentativa della cultura giudaico-cristiana rispetto a quella greca.
I due primi saggi della raccolta, Violenza e rappresentazione nel testo mitico e Differenziazione e reciprocità in Lévi Strauss e nella critica contemporanea, sono debitori della polemica contro il padre dell'antropologia strutturale, polemica che aveva già contraddistinto uno dei capitoli finali di La violenza e il sacro (e che, a distanza d'anni, non si è spenta, come testimonia il recente La pietra dello scandalo, Adelphi, 2001), dove Girard rimprovera a Claude Lévi Strauss – alle prese con un'ossessione esplicativa a carattere forzatamente differenziale – di non comprendere tutti quei processi di indifferenziazione che il racconto mitico racchiude. Girard in questa direzione reagisce allo strutturalismo nel modo più spettacolare: applicando la feroce carica riduzionistica della sua teoria mimetica e del principio vittimario. Isolando pochissimi elementi sequenziali ricorrenti nei miti (crisi di indifferenziazione, segni vittimari dell'eroe, espulsione dello stesso, ritorno e/o costituzione dell'ordine socio-culturale), Girard formula una proposta teorica che riesce a leggere non solo i prodotti simbolici delle culture orali, ma anche il resistere di istanze mitiche nelle culture moderne.
Il nucleo più originale di questa raccolta è però costituito dai due saggi dedicati a Nietzsche, che estende l'acuta, inesorabile e demistificatoria vis polemica di Girard a un altro dei totem speculativi del Novecento (riprendendo per altro quanto già discusso in Il caso Nietzsche. La ribellione fallita dell'Anticristo, Marietti, 2002, libro scritto assieme a Giuseppe Fornari), dove i numerosissimi cultori italiani del pensiero nietzchiano non tarderanno a trovare ben poco ortodossa la forma di sociologismo biografico proposta da Girard che, del resto, proprio in Nietzsche acquista evidentemente una valenza filosoficamente strutturale per il legame forte tra pensiero e investimento personale nella propria teoresi. Il dramma rivalitario con Wagner, che trasforma Nietzsche in un vinto, in un superuomo del "sottosuolo", totalmente risentito nei confronti della propria sconfitta esistenziale, è a un tempo morale, personale e intellettuale.
Interessanti sono anche i due saggi di antropologia letteraria che chiudono il libro: La peste nella letteratura e il mito – dove Girard ripercorre un tema (da Boccaccio a Thomas Mann) sotto il quale ritiene si nasconda una profonda verità antropologica, fatta di terrore indifferenziante e di purghe sacrificali – e Un pericoloso equilibrio, acuto saggio sul comico che, oltre a spiegarne l'ambivalenza "tragica", in quanto "unica forma socialmente accettabile di katarsis" – ed esplicitando, al contrario, gli aspetti parodistici della tragedia, quando il "destino" diventa coazione o legge psicologica –, rende anche giustizia di una forma mentis e di una cifra di scrittura molto congeniali a Girard, che non ha solo la "tragedia" nelle sue attente e poco convenzionali corde critiche, ma anche il motto di spirito, la battuta sagace, il gesto parodico.
  Pierpaolo Antonello