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Volti dell'ateismo. Mancuso, Augias, Odifreddi. Alla ricerca della ragione perduta - Vincenzo Vitale - copertina

Volti dell'ateismo. Mancuso, Augias, Odifreddi. Alla ricerca della ragione perduta

Vincenzo Vitale

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Editore: SugarCo
Collana: Argomenti
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 30 agosto 2010
Pagine: 174 p., Brossura
  • EAN: 9788871985992
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Volti dell'ateismo. Mancuso, Augias, Odifreddi. Alla ricerca...

Vincenzo Vitale

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Gaia la libraia

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L'ateismo di oggi non sembra aver molto in comune con quello, tragico, dei grandi pensatori atei dell'Ottocento (si pensi per tutti a Nietzsche) o dello stesso Novecento (si pensi per tutti a Camus), ben consapevoli che la "morte di Dio" avrebbe comportato una terribile rivoluzione e per di più dagli esiti incerti e comunque inquietanti nel modo di vivere e di pensare dell'umanità. Le forme dell'ateismo odierno sembrano invece poter essere ben rappresentate dal pensiero di personaggi quali Vito Mancuso, Corrado Augias o Piergiorgio Odifreddi, i quali ritengono, sia pure con accenti diversi, che in fondo rinunciare al Dio personale e creatore di tutte le cose come instancabilmente proposto dalla Chiesa, costante destinataria dei loro corrosivi attacchi sia necessario o per lo meno opportuno. Un ateismo, dunque, ingenuo e del tutto incapace di autofondarsi, a volte perfino patetico nel vano tentativo di costruirsi delle ragioni che invece gli sfuggono senza neppure che i suoi alfieri se ne rendano conto.
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    Mario Rossi

    14/09/2011 11:33:14

    Sarò più radicale degli altri recensori e io non farò sconti. Questo libro non mi è piaciuto per niente. Tanto per iniziare il tono autoritario dell'autore è davvero irritante: pretende di dare lezioni a tutti. E poi qualcuno spieghi all'autore di questo libro che Mancuso è un credente, un teologo molto apprezzato e non un 'eretico'. Ma secondo la 'logica' dell'autore non c'è verità al di fuori della Chiesa Cattolica, no purtroppo non è una barzelletta, ma il filo conduttore di tutto il libro, ovviamente con queste premesse non è possibile intavolare nessun discorso serio. In risposta mi vengono solo in mente le belle parole di Luigi Tosti (collega dell'autore): «La prova inconfutabile dell'inesistenza di Dio è l'esistenza della Chiesa Cattolica». Poi è la volta di Augias (un signore vero), purtroppo anche lui preso a pesci in faccia con delle argomentazioni talmente deboli che non vale la pena neppure di ripetere, e che dire poi dell'attacco, a dir poco inconsistente, a Odifreddi (radicale certo, ma intellettualmente onesto)? Ma non è proprio Gesù che ha detto: «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?».

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    Giovanni Cerbai

    21/07/2011 18:59:43

    ibro che recentemente mi ha preso il cuore e l'intelletto si intitola "Volti dell'ateismo" e sottotitolo "Mancuso, Augias e Odifreddi, alla ricerca della ragione perduta". Come è intuibile, il nostro si occupa di esaminare con rigore e senza alterigia alcuna, gli ultimi scritti dei tre moschettieri (così mi viene di chiamarli) e, pianin pianino, adagio con brio li smonta pezzo per pezzo, asserzione per asserzione, basandosi solo sul magistero e gli scritti ufficiali della Chiesa. Naturalmente i tre non sono da mettere sullo stesso piano. C'é, tra loro, chi si improvvisa conoscitore del cattolicesimo. C'è chi si impanca a vero e proprio teologo. Insomma, per tutti i (dis)gusti. Il loro minimo comun denominatore è che tutti e tre prendono nei confronti della religione che professiamo e delle sue verità acquisite delle vere e proprie sonore cantonate. Quando per ignoranza vera e propria, quando per malizia e calcolo commerciale. Sarà il Signore, che tutto conosce, a valutare le loro reali intenzioni. Il libro, comunque, è godibilissimo.

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    Angela Puglia

    19/07/2011 12:24:10

    Ottimo libro e ben scritto. Alla portata anche di chi teologo non è (cioè quasi tutti noi). Merita una ampia diffusione. Per quanta le obiezioni dei lettori che gli assegnano un voto da stroncatura, sentito chi se ne intende più di me, posso dire: 1) Galileo. Più che altro bisogna ricordare - cosa che non è stato fatto nel libro perchè ovviamente non era possibile approfondire tutti gli aspetti - come la epistemologia contemporanea ( per es. Thomas Kuhn) giudichi più rispettoso dello statuto della Scienza moderna l'atteggiamento di Bellarmino che quello di Galileo: il primo insisteva infatti affinchè la tesi eliocentrica venisse proposta come una mera ipotesi, ancora bisognosa di verifica sperimentale ( cosa avvenuta decenni dopo Galileo ), mentre il secondo si ostinava a dichiararla la verità assoluta "prima" di quella verifica . Un serio scienziato contemporaneo non potrebbe mai giustificare, dal punto di vista metodologioco, la pretesa di Galileo. E' certo un paradossso, anche fastidioso per chi accetti a-criticamente l'unico Galileo oggi conosciuto dal grande pubblico, che è quello pevenutoci da Brecht: ma è un paradosso di cui bisogna prendere "laicamente" atto. 2) Rapporto teologia-filosofia. Le affermazioni critiche del Martufi non sorprendono, perchè sono la tipica espressione di chi intenda svalutare la ragione nei confronti della fede, nell'ottica di una reciproca, tendenziale incomunicabilità. Il fatto è che il Logos - come ci ha insegnato tutta la nostra tradizione occidentale e come non si stanca di ripetere Benedetto XVI - è una via di accesso privilegiata per la costruzione della fede : prova ne sia che la teologia medievale si è tutta costruita sulle solide impalcature concettuali della metafisica aristotelica . Del resto, basta conoscere un pizzico di storia per ricordare come già nei primi decenni del cristianesimo, i cristiani ( San Paolo in testa ) optarono per la razionalità di una fede motivata e compresa ( segue)

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    emanuela

    10/02/2011 15:30:29

    Il libro rispetta pienamente l'intento dell?autore di farsi defensor fidei, nel solco dell'Apologetica protocristiana. Meno pienamente raggiunto sembra invece l'obiettivo di smontare con argomentazioni "laiche" e razionali le tesi degli avversari, primo fra tutti Mancuso, il più pericoloso degli eretici - soprattutto per il tono a tratti irridente, alla Odifreddi appunto, con cui si riferisce ad essi, e che, al di là di tutto, risulta davvero fastidioso per il lettore. Vitale discute e affronta nel dettaglio la critica ad argomenti specifici, in modo sicuramente colto ed erudito, ma non sempre rigoroso, soprattutto quando liquida un po? troppo sbrigativamente temi di grande peso, come per es. quello dell'onnipotenza/bontà infinita di Dio, o quello della disputa galileiana, ridotta ad un problema di incomprensione paradossale tra la Curia e lo scienziato. Quello che manca invece è la discussione sul cuore del problema, sul senso profondo, che muove il pensiero critico degli avversari, che è l'istanza di razionalità, libera dal principio d'autorità, della conoscenza umana, compresa quella religiosa e teologica. La deludente impressione finale infatti è che, indipendentemente dalle specifiche argomentazioni più o meno convincenti, ogni affermazione che semplicemente contraddica il Magistero della Chiesa, in quanto tale, non solo sia in se stessa privo di verità, ma sia un attacco anticlericale, ordito da una società senza Dio e senza morale. Ne risulta un orizzonte teologico e discorsivo all'insegna della più assoluto rigore dottrinario, evidenziato dall'iniziale Placet ecclesiastico - che è davvero pletorico, nel senso che nessun lettore può dubitare dell'ortodossia delle argomentazioni di Vitale - quanto però asfittico e chiuso in se stesso, con buona pace del dialogo tra Ragione e Fede, e di ogni spirito evangelico. Una lettura, non appassionante, che "difende", e non "converte".

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    Gabriele Martufi

    10/01/2011 16:14:11

    Nessuno è mai riuscito a decifrare l'enigma dell'esistenza, ma a quanto pare, l'Autore di questo libro e la Chiesa cattolica, sarebbero gli unici depositari della Verità Assoluta: "E pensate che a gente come voi [...] Dio abbia confidato un segreto, e a me no? Suvvia, che importa? Credetelo pure! Omar Khayyam". Solo la prefazione di Socci, meriterebbe una recensione a sé, ma lasciamo perdere che è meglio. Intanto vorrei mettere in luce un errore grossolano, per la verità molto comune nel dibattito religioso, che consiste nell'identificare, e quindi confondere (in buona o cattiva fede), la metafisica con la religione (e per lo più con l'idea ingenua e primitiva di Dio): "Teologia e filosofia sono come due piatti di una bilancia. Quanto più si abbassa l'uno, tanto più si alza l'altro. Quanto più nel nostro tempo cresce la miscredenza, tanto più grande diventa il bisogno di filosofia, di metafisica; e allora devono venire da me. Arthur Schopenhauer". Tutto il libro è farcito da un irritante dogmatismo clericale, e non potrebbe essere diversamente, chi infatti parte dal presupposto dogmatico che Dio esiste "necessariamente" e, peggio ancora, che la Chiesa cattolica è la «paladina della ragione umana», è di conseguenza costretto a svendere la ragione con "argomentazioni" che anche un bambino rifiuterebbe, altro che «alla ricerca della ragione perduta»! L'Autore attacca pesantemente, e a sproposito, Mancuso, Augias e Odifreddi, definendoli rispettivamente come «non teologo», «non intellettuale» e «non scienziato», forse un po' di umiltà non avrebbe guastato. Esilarante il capitolo "Bontà di Dio contro onnipotenza?" una vera "chicca" della ragione. Non mancano neppure gli strafalcioni, Jacopo Riccati, che fu di certo un ottimo fisico-matematico, viene tuttavia citato come colui che «elaborò la teoria matematica [...] del calcolo differenziale» Newton e Leibniz si staranno rivoltando nella tomba! In sintesi: "O si pensa o si crede. Arthur Schopenhauer"

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