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Editore: Mondadori
Anno edizione: 1995
Formato: Tascabile
Pagine: 392 p.
  • EAN: 9788804399971
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Recensioni dei clienti

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    Mike

    17/01/2011 15.55.48

    Un unico,lungo testamento di un ex tenente del dipartimento di polizia di L.A. La vita di Dave Klein, un personaggio che si può amare, odiare, ma che resta nell'anima.La sua lotta disperata, travolto da un meccanismo di cui è sempre stato infimo ingranaggio. Braccato dal crimine e dalla legge non cadrà prima di regolare i conti. Non si arrenderà prima di trascinare tutti con sè. Scritto in una prima persona nuda e cruda, profondo pur nel suo essere stilisticamente essenziale. Questo romanzo è il degno successore di L.A confidential, il libro che più ho amato in assoluto. Ellroy annulla le descrizioni, elimina i verbi piantandoci in faccia il cuore nero di "quella" Los Angeles.Indelebile, come le cicatrici sul volto di Klein.Indimenticabile.

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    Guido

    06/05/2009 15.01.34

    Illegibile. Non so cos'altro dire: illegibile. Eppure American Tabloid mi era piaciuto molto. Peccato.

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    alberto

    30/03/2008 16.27.23

    ho fatto fatica a finirlo e l'ho trovato molto difficile da leggere e spesso poco comprensibile. una gran delusione.

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    NeroPioggia

    30/08/2007 12.46.04

    Mi ha davvero stupito l'ultimo capitolo della quadrilogia. Dirò anche un'eresia: forse mi è anche piaciuto di più di LA Confidential. La trama qui è più lineare, per carità, la confusione e l'ammaso di personaggi in LA Conf. era voluta e rende merito alle qualità di narrazione di Ellroy. Però in White Jazz si riesce di più a stare attenti alle sfumature dei personaggi. Concordo con chi ha scritto che il personaggio più riuscito e di cui ci si innamora di più sia Smith...non riesco a smettere di aggiungere "Ragazzo!" ad ogni frase che dico.

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    Bak 87

    02/06/2006 20.03.38

    Degna conclusione, sincopata e onirica, di un ciclo leggendario. Meno rutilante e ambizioso dei precedenti, ma comunque di tutt'altra categoria rispetto alla corrente narrativa poliziesca. Ps. Come volevasi dimostrare: il vero protagonista ed (anti)eroe, nonché burattinaio della quadrilogia è il supremo, ineguagliabile "vilain" Dudley Smith. Cinicamente, Ellroy parteggia smaccatamente per lui...

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    Bruce

    27/04/2006 13.24.25

    Poliziesco con ambientazione noir; i personaggi alonati di carboncino si muovono lungo una trama disinvolta e accattivante. Buon esempio di scrittura dal ritmo pulsato (Cool Jazz)

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    lorenzo

    06/09/2005 00.02.23

    come l'nizio della quadrilogia(dalia nera) la storia centrale si avvinghia, nel momento risolutore della storia, attorno ad un'altra famiglia tanto perversa quanto colpevole. attorno al nodo centrale, dave klein, si mostra freddo, calcolatore, ma soprattutto intento a parare se stesso. lo sfondo della los angeles del '53 è maniacale, perfetta secondo tutti gli angoli di visione. avendo letto tutta la tetralogia di los angeles (ho ultimato pochi giorni fa il grande nulla) non saprei scegliere quale dei quattro racconti sia il più bello. ho deciso allora di giudicare la quadrilogia come unica opera, un'opera che ci descrive uno spaccato decennale di quegli anni. quest'opera dovrebbe entrare nelle scuole, non per cio' che racconta ma per l'immenso talento dell'autore.

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    Albys

    17/07/2005 21.36.03

    Personalmente ritengo che abbia anche esagerato sulla cattiveria, perchè alla fine della questione TUTTO, MA PROPRIO TUTTO il malaffare del mondo - prostitute, droga, pornografia, traffici d'armi, alcool, gioco d'azzardo, furti, stupri, omicidi su commissione - era gestito da poliziotti. (...) Mi pare davvero eccessivo: si era a Los Angeles, non a Roma! :-)) Comunque, alla fine del gioco e della musica c'è il solito impeccabile riassunto della vicenda. Ellroy qui si dimostra sempre quel Grande che è, e soddisfa. Poi piazza due ultime pagine da brivido. E tira giù la saracinesca. Lasciandoci sotto qualche testa - non sia mai che passi per mammoletta... - e un cuore che, meraviglia, gronda nostalgia. Come un jazz sincopato da una nota che non va. Una nota dal nome Redenzione. VOTO 3,5/5. ------- Addio, Grande Saga di Los Angeles. Esperienza fenomenale per ogni lettore che si rispetti. Questa quadrilogia troverà, alla morte di Ellroy, un posto stabile fra i classici del '900.

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    ceia

    20/03/2005 21.20.15

    Scritto in una prima persona incisiva, nei panni di un uomo corrotto, un uomo che ha ucciso a sangue freddo, un uomo che ha ingannato, derubato.Solita ambientazione in una Los Angeles cupa e meschina, dove la polizia e i criminali si scambiano i ruoli con una naturalezza sconcertante che impaurisce ed affascina.Solita e ingannevole sensazione di “fare il tifo” per un criminale, di stare dalla parte sbagliata… Solita consapevolezza nel riconoscere che non c’è una parte giusta o sbagliata dalla quale stare. Solita narrazione da allucinato, pazzo, maniaco sessuale, in un turbinio di nomi e omicidi quasi fossero punteggiatura. Volendo guardare alla quadrilogia di L.A. nel suo insieme, si nota una sorta di passaggio obbligato verso la tenebra senza possibilià di redenzione, un’ossessione di fondo che inizia con la Dalia Nera e non si esaurisce mai. Perché i personaggi Ellroyani sono tutti al limite, sono tutti marci, e l’autore non ha paura di metterli a nudo, di mostrare quello che sono davvero.Ad ogni libro letto la situazione generale si logora.Lo stesso stile di scrittura diventa sempre più tagliente e perverso. Per quanto riguarda la componente poliziesca dei romanzi, e quindi il caso da risolvere e la sua soluzione, si potrebbe criticare qualche coincidenza al limite dell’assurdo, qualche svolta non troppo credibile. Difetti irrisori se paragonati ad un'unica grande trama, così imponente, sviluppata in quattro libri: un unico grande romanzo.Un romanzo che piange la corruzione e che insieme la esalta, un romanzo che regala personaggi indimenticabili nella loro complessità, nel loro sembrare veri e nello stesso tempo forzati e ossessionati e idealizzati. White Jazz è indimenticabile per quell’atmosfera di inganno che si respira. Per la passione di Dave nel cercare di salvare la sua vita e quella delle due donne che ama. White Jazz è indimenticabile per le ultime righe, perché la giustizia non esiste, il classico lieto fine nemmeno, ma Ellroy sa essere struggente e colpire dentro, dove sei più vulnerabile.

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    Fabio

    21/05/2004 13.56.10

    Non si poteva pensare a una conclusione migliore per la tetralogia di L.A.: scrittura telegrafica, humor nero come la pece e grande incedere narrativo. Forse il suo romanzo migliore.

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    DarthMIc

    03/05/2004 09.38.41

    Difficile, tanto. Un intreccio di nomi, posti, intrighi, vendette. tutto visto attraverso gli occhi di un poliziotto corrotto. una volta che lo stile della narazione non rappresenta più un ostacolo il racconto diventa molto coinvolgente, l'inizio è veramente tosto però. Bello, ma difficile.

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    paolo

    15/11/2001 10.33.19

    il mio primo libro di ellroy, tanti anni fa. uno schok, tremendo, illeggibile, le prime 20 pagine sono un pugno negli occhi. schizzato, in prima persona, un nuovo modo di scrivere, anfetaminico. poi, quandi si pigliano le misure diventa una droga, impossibile fermarsi, impossibile non leggerlo in un colpo solo. ciao paolo-milano

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