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Eugen Herrigel

Traduttore: G. Bemporad
Editore: Adelphi
Edizione: 36
Anno edizione: 1975
Pagine: 106 p. , Brossura

4 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Filosofia popolare

  • EAN: 9788845901775

Recensioni dei clienti

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    Tiktaalik

    20/05/2015 13.31.33

    Al momento del commiato il maestro Awa Kenzo dona un arco ad Herrigel, raccomandandogli di distruggerlo una volta diventatone padrone. Perché il fine conta non il mezzo. Quando incontri Buddha uccidilo! Lo zen e qualsiasi cosa tu faccia nella vita anzi...lo zen e la tua vita. Herrigel esprime in poche pagine ciò che lui ha sperimentato in anni. Quando rinuncerai a qualcosa, quello sarà il momento che l'otterrai. A me ricorda un po' il passo di Matteo "chi avrà trovato la sua vita, la perderà, e chi avrà perduto la sua vita, la troverà", a riprova forse della trasversatilità di certi concetti. Mi è piaciuta pure la chiusa del professore tedesco: per chi pratica lo zen, la perfetta libertà diviene profondissima necessità. E qui siamo forse a Spinoza?

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    disposablehero

    22/05/2013 07.42.46

    Un libro di modeste pretese che però raggiunge il suo scopo: quello di offrire all'attenzione del curioso o del neofita concetti zen "predigeriti". La non-mente, il non-attaccamento, la freccia che si scocca da sola... il lettore motivato saprà approfondire altrove.

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    Riccardo

    05/03/2010 09.29.01

    Il Kyudo o lo si pratica o non lo si pratica. Se lo si pratica lo si capisce al dieci o al venti per cento al massimo. Se non lo si pratica non si capisce neanche di che si parla. L'autore racconta una sua esperienza. Ben raccontata, ben contestualizzata, ma forse l'ambizione era quella di far capire al lettore l'influenza dello Zen sul Kyudo e sulle arti marziali nipponiche in generale. Se è così, non è riuscito nell'intento, ma sarebbe stato impossibile riuscirci in cento pagine. Se invece lo si prende come una bella storia di vita, allora il libretto è molto ben riuscito. Va da sé che non è certo il raccontino di Herringel che può svelare al lettore i misteri della filosofia Zen e neanche fare da manualetto introduttivo. E' altrettanto ovvio che leggendolo non si capirà nulla di quello che è l'arceria giapponese, ma se lo si prende per quello che è, un volumetto da leggere in un'ora, allora vale la pena comprarlo.

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    K-ENZO

    19/03/2008 14.48.57

    Fantastico : un libro essenziale che tutti gli arcieri (zen e non) dovrebbero leggere. Consigliato senza riserve. Utile anche a chi voglia gettare uno sguardo rivelatore sulla cultura giapponese in genere attraverso una prospettiva particolare.

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    Marco Bellocchio

    08/01/2008 16.09.28

    Penso che il lavoro di Herrigel sia stato semplicemente fenomenale. Riuscire,a suo tempo ed alla sua età, a diventare nuovamente un "alievo" non è cosa per tutti. Soprattutto quando si è allievi di un maestro che ci insegna un'arte non solo a noi sconosciuta, ma anche quasi incomprensibile. Il libro è accattivante proprio perchè si passa da uno stile prettamente soggettivo, dove lui imprime fortemente il suo modo di vedere (e non vedere) le cose - le sue difficoltà nel comprendere come ci si distacca da se stessi e come un'azione può avvenire involontariamente anche se siamo noi stessi a compierla - ad uno stile oggettivo che mette il lettore in una linea parallela, confrontando quello che lui descrive, con le proprie esperienze, che seppur non sono le stesse, hanno sicuramente qualcosa che le accomuna ad esse. Bellissima, inoltre, la citazione sul maestro di spada e la guardia del corpo dello Shogun, la quale può essere presa come esempio di vita, IMHO. Infine, desidero esprimere i miei più vivi complimenti alla traduttrice del libro,G. Bemporad: i traduttori, molte volte ignorano l'importanza dello scegliere un termine piuttosto che un altro, vista l'abbondanza del lessico italiano, che seppur contiene molti termini che a prima vista possono avere il medesimo significato, in un testo così delicato e profondo come vuole essere quello contenuto ne "Lo Zen e il tiro con l'arco", è di fondamentale importanza sceglierli in maniera "chirurgica", che evochino nel modo più dirompente possibile quello che lo scrittore originale "sentiva" quando scriveva.E questo la Bemporad lo ha fatto divinamente. Molte traduzioni di libri esteri hanno contribuito a rendere alcuni testi davvero pessimi, solo perchè non c'è stata proprio questa "accoglienza" da parte della lingua italiana. Belle inoltre le citazioni sul rapporto Maestro-Allievo, sulla "Creazione" e sull'importanza della respirazione e dello spirito. Davvero un bel leggere.

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    sandro landonio

    14/04/2007 14.37.59

    L’avvicinarsi allo Zen per un occidentale non è facile. Il libro propone la cronistoria reale di un avvicinamento da parte di un professore di filosofia tedesco affascinato dall’Oriente. L’autore sceglie d’imparare una di quelle arti che rispecchiano la filosofia Zen, ma l’azione è soprattutto propedeutica alla riflessione interiore. La trama è molto semplice e descrive la crescita, per una durata di diversi anni, che accompagna le lezioni di tiro con l’arco. L’avvicinarsi prudente al nuovo argomento è descritto inizialmente in modo schematico: la respirazione, imparare la giusta attesa, la concentrazione, la ripetizione. Ma tutto questo non basta e si è lontani dal raggiungere l’obiettivo, perché si usano gli strumenti della propria cultura. Centrare il bersaglio non è niente se non si è arrivati al distacco da se stessi prima di scoccare la freccia, non ci sono regole da comprendere ed imparare, ma sensazioni da vivere. Solo l’esperienza diretta costruita con la perdita graduale della cultura precedente, porterà l’allievo all’ esecuzione del tiro con l’arco senza la comprensione di perché sia perfetto, ma con la semplice constatazione del risultato.

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    ALDE

    18/12/2006 18.56.01

    è molto interessante dal punto di vista di un primo approccio che può avere il lettore con lo zen, soprattutto se questo lettore si trova negli stessi panni di Eugen. Però scarnifica troppo la profonda arte e filosofia samurai, la mente estranea svaluta e rischia di ridicolarizzare la Grande Dottrina. Non male, ma ogni genere di libro dovrebbe appartenere alla propria cultura, solo essa riesce a risaltare anche le più sottili venature che il lettore vuole percepire.

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    Nazario

    18/10/2004 16.04.30

    Lo Zen è stata definita la religione dei Samurai. La pratica dello Zen conduceva il guerriero ad ottenere quello stato di inconsapevolezza essenziale all'efficacia nel combattimento. Alla base dell'educazione Zen c’è la continua coscienza del proprio essere, unita alla ricerca di armonia ed efficienza. Ma accostarsi dal di fuori, agli scritti mistici dello Zen è difficile, soprattutto per un occidentale, estraneo al mondo e alla delicatezza gestuale nipponica. La sola via praticabile, è vivere di persona le esperienze dell’insegnamento. Ma non basta. Occorre un Maestro che ci accompagni nel viaggio. Con questo illuminate libercolo, Eugen Herrigel ci racconta, con semplicità e rigore, il suo personalissimo approccio alle conoscenze della dottrina. Naturalmente, Arco e Freccia sono pretesto per qualcosa che potrebbe accadere anche senza di essi. Infatti, ogni attività umana, d’arte o di mestiere, ha un risvolto di perfezione da raggiungere. Solo rinunciando alle distorsioni dell'Ego ed ai filtri che assorbiamo inconsciamente dall'ambiente, potremmo arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza. Il successo è un processo che si compone di molte movenze: consapevolezza, pazienza, concentrazione, equilibrio interiore, duro esercizio. Ma c’è qualcosa che trascende l’abilità tecnica: la capacità di accordare il nostro spirito, all’armonia della natura delle cose che ci circondano. Essere un tutt’uno con esse è la chiave della vittoria e della felicità. La scheggia di divino che è dentro di noi, deve diventare la vera guida del nostro essere. Ma non si matura da soli. Per questo dobbiamo ascoltare la voce dei maestri. Solo la presenza di un Saggio può liberarci dalle catene dell’IO e farci risvegliare a nuova vita.

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    Enzo

    15/09/2004 10.45.20

    Un interessante libro che tocca argomenti filosofici senza essere pesante, che magistralmente riesce a spiegare concetti orientali con un linguaggio occidentale, senza per questo sminuirli nel loro intrinseco e profondo significato. Un libro che ti lascia qualcosa ... la voglia di scoprirti.

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    Giovanni

    31/05/2004 15.09.02

    Libro delizioso. Herrigel, che conosce benissimo ciò di cui parla (il Buddismo Ch'an, o Zen che dir si voglia), riesce nell'impresa di condensare in cento pagine scarse l'essenza di quell'"arte senz'arte" che è lo Zen. E questo, senza mai risultare pesante o prolisso.

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    Warrel

    19/02/2004 15.17.33

    Mah, interssante punto di vista sullo zen visto (e sperimentato) da un occidentale. Troppo breve per affrontare lìargomento in maniera esaustiva, troppo lungo per insinuare dubbi e curiosità. Insomma, carino senz'anima

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