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Colson Whitehead

Traduttore: P. Brusasco
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2013
Pagine: 312 p. , Brossura
  • EAN: 9788806213145
Il viaggio nella narrativa di Colson Whitehead ci porta a New York, nel distretto di Manhattan, non più vivace baricentro di vita cittadina ma scenario deserto di un passato ormai lontano: l'intera umanità è caduta vittima di una terribile epidemia, un morbo oscuro è dilagato per le strade, ha tramutato gli uomini in zombie e trasformato la civiltà in sciami di non-morti affamati e pericolosi. I superstiti alla tragedia sono pochissimi, come da copione, e vacillano a metà tra la più acuta disperazione e la volontà entusiastica di ricostruire la società. Tra i sopravvissuti c'è anche Mark Spitz, trent'anni, celibe, professione spazzino (che nel gergo post-apocalittico di Zona Uno sta per "killer indiscriminato di zombie"): Spitz è il tipico esemplare di uomo medio senza infamia e senza lode, un tipo comune mai primo né ultimo, che fa della propria ordinarietà la corazza più solida per approcciarsi alla vita. È figura taciturna e riservata, che nella sua mediocrità si mostra però esageratamente complessa: da qui la narrazione, che gli orbita attorno, si piega alla sua personalità e si mostra anch'essa multiforme e sfaccettata. La tela narrativa è dunque più intricata di quel che sembra a un primo sguardo, e l'apocalisse abbattutasi sulla terra diviene per Whitehead superficiale pretesto per una riflessione altra, più allegorica e poliedrica: l'umanità è sull'orlo dell'estinzione, ma la speranza di un nuovo inizio tiene in vita i sopravvissuti; la civiltà del futuro tuttavia, fondata a parole su ideali di libertà e autonomia, finisce per sottostare alle stesse logiche del passato e ad arrendersi ai medesimi meccanismi di classe. Il potere è nelle mani di pochi e i pochi sono, esattamente come prima del disastro, ricchi, avidi e corrotti. Il lettore si trova dunque avviluppato tra le maglie di un tessuto a doppio strato, che da un lato è critica sociale lucida e tagliente, espressa dai pensieri di Mark Spitz e dai dialoghi con i comprimari, e dall'altro è destrutturazione ragionata del genere horror nei suoi toni più ludici e fumettisti. La fine del mondo è argomento ormai più che inflazionato, ma in Zona Uno viene declinato in maniera dichiaratamente inedita. Laura Savarino