2666. La parte dei delitti-La parte di Arcimboldi

Roberto Bolaño

Traduttore: I. Carmignani
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2008
Pagine: 672 p., Brossura
  • EAN: 9788845923135
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 20,40

€ 24,00

Risparmi € 3,60 (15%)

Venduto e spedito da IBS

20 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    M pAOL

    28/09/2010 18:19:46

    Non perdonerò mai a Bolano lo stillicidio di efferati delitti che mi ha costretto a leggere. Se non fosse che, in questa costrizione a guardare l'orrore ineluttabile, senza la possibilità di distogliere lo sguardo, vi sia la rapprese4ntazione di una delle infinite condizioni umane di cui 2666 è costituito: così il lettore, inconsapevolmente, diventa parte della narrazione egli stesso. Chi entra in un labirinto diventa parte dello stesso.

  • User Icon

    Massimiliano

    25/08/2009 00:26:34

    2666, bellissimo libro che diventerà un classico, meglio ancora una ispirazione per gli scrittori del futuro. Un libro traboccante molte storie ("d'amore", "di guerra", "noir"? le categorie consuete non bastano più, si rovesciano le une nelle altre, si sfaldano, si trasmutano), storie - ciascuna a suo modo - magiche, e magicamente incompiute "proprio come quella linea interrotta che i vasai messicani lasciano nei loro disegni, per impedire che lo spirito ne divenga prigioniero" (Marguerite Yourcenar) Una gigantesca fantasmagoria pervasa di amore per la letteratura ma paradossalmente più realistica di ogni preteso realismo; un immenso sogno che spesso diventa incubo senza per questo perdere la sua poesia - perchè così è la vita (la vita vista e vissuta senza la miopia delle meschinità umane), la vita ricchissima e che si perde nel vuoto e che non ha alcun rimedio, la vita stupefacente, la vita misteriosa dolorosa eccitante...

  • User Icon

    Faustino

    08/06/2009 11:15:17

    "Un'oasi d'orrore in un deserto di noia", questa citazione di Baudelaire all'inizio del libro rappresenta perfettamente questo romanzo: un'oasi di orrore (la parte dei delitti) in un deserto di noia (le altre quattro parti).

  • User Icon

    philip roth

    02/06/2009 16:06:43

    Raccontare la trama è quasi impossibile. Vi sono due centri: lo scrittore Benno von Arcimboldi e la città di Santa Teresa. Il primo, scomparso da anni, è l'oggetto della ricerca di quattro critici letterari; il secondo è una città messicana in cui ogni giorno da anni vengono violentate e uccise giovani donne (accade a Ciudad Juàrez). Divisa in cinque movimenti, la storia avanza e torna su se stessa, si riavvolge come un film in cui il secondo tempo precede il primo. Eppure tutto, o quasi, sembra comprensibile.La scrittura di Bolaño è una strana mescolanza di fantasia e realismo; non il romanzesco favoloso di Márquez, quanto piuttosto il fantasioso di Borges, sposato al realismo distorcente di Kafka e alla costruzione impossibile di Perec. Scrittore improntato a una profonda tristezza, possiede una straordinaria capacità d'introspezione degli umani, e al tempo stesso manovra la macchina narrativa con immaginazione imprevedibile. Dal Messico dei narcotrafficanti alla Germania hitleriana, Bolaño ci fa intravedere un mondo terribile e meraviglioso dove tutto è già stato deciso dal caso eppure tutto sembra ancora possibile.

  • User Icon

    carlo ferri

    23/04/2009 18:29:52

    L'impressione è quella di trovarsi,come Reiter ,sott'acqua :leggendo 2666 è palpabile il senso di urgenza e allo stesso tempo di definitivo con il quale Bolano ci sommerge.Una seconda lettura,immediata,si rende necessaria:non tanto per comprendere la reale storia di Arcimboldi e/o scoprire il vero assassino di tutte le donne messicane uccise negli anni 90 a Santa Teresa,quanto per continuare l'immersione ad occhi aperti,voracemente aperti,nelle affascinanti storie che Bolano ci elargisce.Nessuna parola nel libro è una parola in più o in meno. L'autore sembra non abbia freni ed è facile immaginarlo scrivere questo libro insonne ed affaticato e comunque impossibilitato a fermarsi. Il libro ha proprio la forza dell'acqua,di una corrente,di una cascata,prorompente e algida. Bolano vuole travolgerci con la stessa violenza che ha travolto lui stesso. Correte a comprarlo.

  • User Icon

    antonella

    26/03/2009 15:59:51

    Erano anni che non leggevo un romanzo così travolgente. Io, che detesto i thriller e i serial killer, io, che mi addormento tutte le sere anche leggendo le pagine di un brevissimo racconto sono arrivata alla fine di questi immani tomi, caleidoscopici racconti nel racconto, senza mai cedere alla noia, e non mi capitava veramente da tanto. In bolano sono incappata per caso, e ho scoperto un grandissimo, ahimè troppo tardi compreso, interprete della letteratura del '900. Sarà difficile iniziare un altro libro che mi sembri all'altezza di 2666.

  • User Icon

    Luca Ormelli

    18/03/2009 11:44:31

    "Un'oasi d'orrore in un deserto di noia". Baudelaire, ad esergo, a testimonio. Bolaño strappa il Sommo Poeta degli abissi al suo Viaggio e, novello veggente, scrive all'umanità TUTTA una sua personale lettera, o meglio un epicedio (cfr. pag.604 del II volume). Questo romanzo monumentale, come ben sottolineato dal risvolto di copertina, deve considerarsi il culmine e la summa del morente scrittore cileno, di cui "lo stile era strano, la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte." (cfr. pag.665 del volume II). E' un romanzo 2666 che contiene mill'altri romanzi, in cui l'autore si diverte e diverte a giocare da vero istrione della penna con mille e più registri [il divertissement accademico della Parte dei Critici, il dotto pamphlet della Parte di Amalfitano, il minimalismo della più debole Parte di Fate (Fato, si direbbe o forse Fede/Faith?), il terrificante resoconto, quasi una necroscopia tanto lugubre quanto estenuante nel suo ragionierismo funebre della Parte dei Delitti, il bildungsroman seppure sui generis della conclusiva Parte di Arcimboldi]; un "iper" romanzo che è un tributo alla letteratura da devoto officiante, che con andatura sorniona e avvolgente conduce con mano ferma per oltre mille e cento pagine in un gorgo di violenza, efferatezza, squarci lirico/onirici da vangelo apocrifo il proprio lettore ad una conclusione, che come la vita, è perituro rinvio, dilazione ad Altro-da-Sé. Chi giungesse al termine dell'Opera (da intendersi alchemicamente, come transustanziazione, come metamorfosi ed il riferimento a Kafka è tutto fuorché fortuito), chi dovesse giungervi si (ri)troverà alterato, preda di sempiterno delirio, quasi avesse contratto una malattia (cfr. pag.669) perché è proprio della "gente sana rifuggire il contatto con la gente malata. Questa regola si applica a quasi tutti (...egli...) però non temeva i sani e nemmeno i malati (...perché...) i malati del resto sono sempre più interessanti dei sani." (cfr. pag.392)

  • User Icon

    Fabio Palma

    17/03/2009 15:11:36

    Certamente un libro che non si dimentica, e che consiglio senza se e senza ma. Ho avuto l'impressione che l'autore avesse in mente un seguito, e che abbia troppo indugiato nella parte dei delitti, in plurime descrizioni notevoli per incisività e particolari ma forse un pelo stancanti nel suo complesso. La sensazione è che con un centinaio di pagine in meno sarebbe stato lo stesso libro!

  • User Icon

    gianluca guidomei

    02/03/2009 11:15:54

    Roberto Bolano ci ha regalato una straordinaria esperienza di lettura. Sì, perchè 2666 è soprattutto questo: essendo un' opera divisa in cinque parti, lunga e a tratti faticosa, densa e ingarbugliata non necessariamente permette al lettore di farsi un' idea chiara della storia o delle storie che raccoglie. Ha la forza di un fiume impetuoso che a volte straripa, soprattutto nella descrizione delle emozioni dei personaggi, che sono tanti, tutti importanti, tutti degni di un ruolo da protagonista, ma infine tutti funzionali al perno dell' opera che è il misterioso scrittore Benno von Arcimboldi. Una prova di altissima metaletteratura, una matrioska di romanzi che solo un grande scrittore poteva riuscire a costruire.

  • User Icon

    Arturo

    22/01/2009 18:28:17

    Sicuramente uno dei pochi scrittori contemporanei che rimarranno nella storia della letteratura. Ancora non si riesce a comprendere l'importanza della sua opera, com'è naturale che sia. Molti dei suoi colleghi che adesso vengono esaltati (vedi alcuni vecchi scrittori nord americani) saranno prima (giustamente, anche se un po' impietosamente) derisi e poi dimenticati. Bolano no. La sua potenza di visione, la musicalità della sua prosa e la forza del pensiero che sta dietro alle sue storie non ha nulla da invidiare ai classici del passato. Comunque, consiglierei di iniziare la lettura di questo autore da "I Detective selvaggi" o, se spaventano le 800 pagine dei Detective, da "La pista di ghiaccio".

  • User Icon

    gianni

    20/01/2009 15:45:56

    Libro bellissimo, forse il libro più bello che mi sia mai capitato di leggere. Premetto che scrivo questa mia recensione dopo aver letto tutti e due i volumi che costituiscono il romanzo completo. E’la prima opera che leggo dell’autore cileno, mi ci sono accostato per caso, grazie alle recensioni di IBS, provenendo dalla lettura di autori nord americani contemporanei. Questo volume riporta le prime tre parti del romanzo (le conclusive due parti sono pubblicate nel secondo volume). La forza del libro è costituita dalla notevole qualità della scrittura di Bolano. La scrittura è ipnotica ed inebriante, non riuscivo a smettere di leggere (sempre almeno fino alle 2 di notte). La trama del romanzo è inizialmente labile, appena accennata, anche se poi subisce un crescendo man mano che la narrazione procede. Le varie parti del romanzo sono abbastanza indipendenti l’una dall’altra anche se vi è comunque un filo conduttore costituito dalla figura sfuggente di Benno von Arcimboldi. La struttura del romanzo mi ha ricordato molto i film di Alejandro Gonzalez Inarritu, regista messicano autore di “21 Grammi – Il peso dell’anima” ed il più recente “Babel”. Cioè il libro presenta dei quadri, delle storie, come i pezzi di un puzzle, e poi tutto va al suo posto e si chiarisce solo alla fine del romanzo. Il primo volume costituisce la parte sicuramente più scorrevole e di facile lettura del romanzo. Si comincia a tratteggiare poi l’argomento che costituirà il perno centrale della quarta parte, la parte dei delitti, pubblicata nel secondo volume. Ecco che il romanzo entra nel campo della denuncia sociale, dilungandosi non poco, volutamente, per creare un senso di disagio e di repulsione nel leggere l’infinita serie di delitti di donne che avvengono nella cittadina di Santa Teresa (alias Ciudad Juarez) nel deserto di Sonora, nel nord del Messico. Nella quinta ed ultima parte, poi, si viene a comporre il quadro d’insieme. Sicuramente un capolavoro.

  • User Icon

    MASSIMO MAZZA

    07/01/2009 23:55:37

    Nel commento al "primo" 2666 avevo scritto che mi sentivo già virtualmente in fila in libreria per acquistare il "secondo" 2666 perchè la curiosità di conoscere la sorte di Arcimboldi e del killer delle donne di Santa Teresa si stava facendo particolarmente insistente. Ora, terminato il mastodontico "secondo" 2666, devo dire che ad una promettente "Parte dei delitti" che si chiude alla maniera di Bolano lasciando il lettore con il classico pugno di mosche, segue una deludente "Parte di Arcimboldi". Sì, deludente, perchè se la rievocazione storica che accompagna la vita di Hans Reiter, alias Arcimboldi, è accurata e avvincente, il prosieguo della vita di Reiter nel secondo dopoguerra è stiracchiato,addirittura noioso in alcune digressioni. A parte alcune "trovate" come quella del generale romeno Entrescu e del suo assistente Popescu e il gran finale che svela l'identità del serial killer Klaus Haas, figlio di Lotte Reiter e dunque nipote di Hans Reiter-Arcimboldi, nella seconda parte del libro l'autore delude indulgendo al sesso esplicito oppure dilungandosi in trame che impegnano il lettore lasciandolo poi con più di un punto interrogativo: esperienze vissute? Incubi? Visioni? Chi sono e cosa rappresentano gli "scrittori scomparsi"? Alla fine il voto non è alto, ma neppure basso, perchè va a premiare la forte denuncia contro lo sfruttamento delle donne in Messico che Bolano fa nella "Parte dei delitti". Sfruttamento che sfocia nella degenerazione degli "snuff movies", violenta e squallida espressione del machismo più abietto.

  • User Icon

    Michele

    30/11/2008 19:04:24

    La vita si trasforma in letteratura e la letteratura in vita; nessuna delle due ha una soluzione, perchè nè l'una nè l'altra hanno una qualche fine, o meglio, non si intravede una fine. E noi, umani, rimaniamo sempre affascinati dall'una come dall'altra e non ne comprendiamo la ragione. Un grande capolavoro di un grande scrittore.

  • User Icon

    Marco Steffan

    20/11/2008 20:21:03

    Roberto Bolaño, poeta dell'assurdo e della solitudine.

Vedi tutte le 14 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione