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Andrea Bocelli

Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2013
Pagine: 143 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804633495


Un album di ricordi e di aneddoti in cui Bocelli racconta l'uomo e l'artista Pavarotti. Un inno alla vita e alla musica. Un libro pieno di calore e di riconoscenza.

Una voce d’oro zecchino, una voce morbida eppure volitiva, riconoscibile come una firma, una voce come una melagrana appena spaccata, che sembra sangue e sa di zucchero.
E’ questo uno dei passaggi del libro che Andrea Bocelli dedica con riconoscenza a Luciano Pavarotti , e all’amicizia che li ha legati per tanti anni.
Dalla prima pagina all’ultima, si può notare che la parola amicizia ha, infatti, un peso preponderante che fa da filo conduttore fra i vari momenti vissuti insieme sia per lavoro, sia per il piacere di passare qualche ora insieme per riposo e svago.
“Mio amico, credo lo sia stato davvero. Anche se a dirlo sento tuttora qualcosa che stona", dice Bocelli, "perché esserlo di un gigante, contempla implicitamente (non senza presunzione) che la propria statura sia comunque adeguata all’interlocutore. Cosa che non credo.”
Un’amicizia appassionata e spassionata e, da parte di Bocelli, rispettosissima, fino al punto che non è mai arrivato a dare del tu al grande tenore, anche se tante volte era stato sollecitato a farlo. Fondamentale in questo rapporto è l’onesta intellettuale, a cui entrambi hanno tenuto fede, e che ha contribuito a saldare e rinnovare di continuo un rapporto profondo, anche se non privo comunque di “scintille” come le definisce Bocelli, le differenze di opinioni sulle quale con il maestro ha dovuto, alcune volte, confrontarsi.
Ma anche ciò è da considerare un valore aggiunto per la costruzione e la tenuta proprio delle più intense amicizie.
Un libro con il quale Bocelli ritorna a ripercorre le tracce di una passione per la lirica che nella sua famiglia qualcuno in particolare coltivava, e che evidentemente ha colpito la sua immaginazione. Il primo incontro fondamentale sarà con la voce di Beniamino Gigli, che lo incanterà.
Via, via si interesserà anche di Enrico Caruso, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Ferruccio Tagliavini, Franco Corelli. A sei anni ricorda, che era già in grado di riconoscere tutte le loro voci.
Più tardi, adolescente, sentirà e leggerà, sempre più spesso il nome e i successi di Pavarotti.
Il primo disco che comprerà, sarà uno dei più famosi e cioè l’incisione di Bohéme che il tenore ha interpretato con Mirella Freni, sotto la direzione di Herbert von Karajan.
Un ascolto che lo impressiona e lo emoziona perché percepisce che le interpretazioni del grande tenore sono diverse rispetto a quanto era abituato a sentire. “Era un altro mondo, dice Bocelli un altro tipo di lettura, non saprei dire se più o meno efficace, ma più vicina alla realtà contemporanea.”
Andrea è sempre stato attratto dal bel canto, anche perché lui stesso ha una voce promettente: ed è incoraggiato dal consenso del suo uditorio personale e cioè famiglia ed amici, che si sono sempre espressi con un plauso unanime a queste sue notevoli capacità.
Si rende presto conto però di come non sia facile entrare e farsi notare nel mondo dello spettacolo. Decide dunque di seguire il consiglio di suo padre e cioè di continuare il lavoro intrapreso dopo essersi laureato in Giurisprudenza.
Ma evidentemente quella di Bocelli è una strada già tracciata dal destino: vive da sempre, come un sogno la possibilità di conoscere personalmente Pavarotti. Dice infatti: “Prima che le nostre vite si incrociassero era per me un personaggio mitico, una stella che presumibilmente viveva lontano, magari negli Stati Uniti. Ad avvicinarlo non ci pensavo neppure: io ragazzo di campagna … “.
Ma ecco giungere invece, il concretizzarsi delle sue speranze e cioè la sua apparizione alla seconda edizione del “Pavarotti & Friends” dove lo stesso Pavarotti lo presenterà al pubblico come “un grandissimo tenore”, un giudizio importantissimo durante una manifestazione internazionale di altrettanta estrema importanza: una autentica promozione sul campo.
Bocelli, con la febbre altissima, provocata dalla tensione per un momento così fondamentale della sua vita, e preoccupato di non delude le aspettative del pubblico, supererà brillantemente la prova esibendosi con il famoso Miserere.
E il racconto continua a snodarsi in una serie di ricordi, di incontri, di esperienze che Bocelli racconta con commozione ed affetto ed una riconoscenza infinita per un grande amico, ma soprattutto un grande maestro di vita, che portano Andrea a riconsiderare con molta spontaneità e soprattutto con molta umiltà, come “le predizioni di Luciano sul mio conto, si sono avverate a una a una. Ancora oggi però, ogni volta che qualcuno mi paragona a lui, ogni volta che s’accampa un passaggio di testimone, idealmente divento rosso per la vergogna. Nessuno, e io men che meno, può uguagliare il re dei tenori.”

A cura di Wuz.it