A Milano nasce l'Italia. Le Cinque Giornate che hanno cambiato la nostra storia

Alfio Caruso

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 15/03/2018
Pagine: 256 p., Rilegato
  • EAN: 9788830450493

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«Chiediamo offrendo pace e fratellanza, ma non temendo la guerra».

Con questa offerta di risoluzione, che è al contempo dichiarazione di intenti, i milanesi mettono per iscritto le loro richieste al governo asburgico. È il 18 marzo 1848, data di inizio degli scontri noti come le “Cinque giornate di Milano”.

Un evento storico che Alfio Caruso, giornalista e scrittore, racconta esaminandolo nei particolari e mettendo in luce una vicenda che ha cambiato le sorti della penisola intera. Da Maria Luisa d’Austria al feldmaresciallo Radetzky, lo storico offre una panoramica completa non soltanto dei fatti, ma anche e soprattutto dei protagonisti, servendosi di aneddoti non solo utili a risvegliare la curiosità, ma anche a fornire un quadro più dettagliato della vicenda.

Con uno stile capace di mantenere sempre viva l’attenzione, senza che la concretezza e l’accuratezza storiche passino in secondo piano, Alfio Caruso racconta i fatti servendosi del linguaggio e usando la toponomastica tipica del tempo, comprese alcune forme dialettali. Oltre alle figure celebri, il focus dell’autore è posto su quei protagonisti dimenticati, o mai menzionati, che hanno fatto la storia tanto quanto i loro contemporanei più noti, comprese le donne e i bambini: le prime, che ben prima dello scoppio della rivolta avevano iniziato a fabbricare cartucce; i secondi, che si muovevano agilmente tra le barricate, per portare messaggi e rifornimenti.

La prima parte del libro si concentra sul crescente malcontento della popolazione. Prima di giungere allo scontro aperto, i cittadini fecero ricorso a molti espedienti, come le spillette che riportavano il provocatorio grido “Viva l’Italia”, o la diffusione della moda tra le signore di accostare bianco e giallo, in omaggio allo Stato della Chiesa e a Pio IX. Per non citare la rinuncia al tabacco dei patrioti, messa in atto sulla scorta dell’esempio degli indipendentisti americani che non volevano pagare caro il loro tè. Gli sberleffi nei confronti dei soldati asburgici fecero aumentare non poco la tensione e spesso sfociarono in attacchi e risse.

Difficili da ignorare furono anche le rimostranze provenienti dal mondo dello spettacolo e della cultura, le quali fomentarono un desiderio di rinnovamento che trovava la sua forza proprio nella diffusione capillare in tutti gli strati sociali. Gli insorti non avevano divise, ognuno si presentò a combattere con gli abiti che gli sembrarono più consoni, unici segni tangibili dell’appartenenza allo stesso schieramento erano coccarde e fasce tricolori. Scrive lo stesso Radetzky, messo di fronte alla tenacia e alla compattezza dei rivoltosi: “Il carattere di questo popolo mi sembra cambiato come per il tocco d’una bacchetta magica: il fanatismo ha pervaso ogni età, ogni ceto, ogni sesso…”.

Proseguendo tra aneddoti ed esempi, si arriva al termine di questo interessante saggio con una idea ben chiara: i moti di Milano diventarono per tutta l’Italia l’esempio per una rivoluzione all’insegna dell’egualitarismo tra tutte le classi: il popolo, la borghesia e la nobiltà. Una sollevazione eroica, contro un nemico più forte, numeroso e meglio equipaggiato, che farà da sprone a molte altre città d’Italia.

Ciò che in questo libro viene messo in luce è il fattore che si è rivelato maggiormente determinante per l’esito della vicenda: ossia quella rara ed esemplare capacità di mettere da parte gli odi e le differenze che spesso intaccano la coesione sociale in tempo di pace, nel tentativo collettivo di raggiungere un risultato di vitale importanza per il bene comune.

Recensione di Elisa Valcamonica